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Riforma Pa, domani incontro con i sindacati sul nuovo testo unico per il pubblico impiego. Aziende partecipate, il taglio della Madia è rimandato a luglio

Potrebbe arrivare nel Cdm della prossima settimana, oltre ai tre decreti correttivi su assenteisti, Dg sanità e partecipate,  anche la riforma della Pubblica Amministrazione, il testo unico che domani verrà presentato dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ai sindacati: tra le norme le nuove regole sulle assunzioni, il piano straordinario per i precari storici, nuovi meccanismi di valutazione che dovrebbero dare maggiore spazio alla meritocrazia e ai giudizi dei cittadini, le sanzioni e le novità in materia di visita fiscale.

Più tempo agli enti locali per individuare le partecipate da tagliare. È il compromesso tra il governo e le Regioni sul decreto taglia-partecipate, bloccato da alcuni mesi dopo la sentenza della Corte Costituzionale. I giudici hanno imposto allo Stato l’obbligo di trovare un’intesa con gli enti locali, mentre l’esecutivo si era limitato a richiedere un parere. E dunque la versione definitiva del decreto, che verrà presentata al prossimo Consiglio dei Ministri, allunga di tre mesi, dal 23 marzo al 23 giugno, il termine per stilare l’elenco delle partecipate pubbliche da sopprimere. Mentre sembra destinato a rimanere fermo il tetto di un milione per il fatturato medio nell’arco dell’ultimo triennio delle aziende: prima in Parlamento, e poi negli incontri con la Conferenza delle Regioni, era stato chiesto di scendere a 500.000 euro. Una modifica che permetterebbe a molte società di “salvarsi”, ma che vanificherebbe probabilmente l’obiettivo sbandierato dall’inizio per il decreto: passare dalle attuali 8.000 partecipate a 1.000. Tuttavia non è ancora detta l’ultima parola: si tratta fino all’ultimo giorno utile, e quindi il tetto potrebbe ancora abbassarsi a 500.000 o comunque al di sotto di un milione.

La proroga riguarda naturalmente tutte le scadenze che erano state inizialmente fissate per il 23 marzo, a cominciare dalla compilazione della lista degli eventuali esuberi conseguenti alla chiusura delle società: il testo originario del decreto stabiliva che gli elenchi del personale in eccedenza sarebbero stati trasmessi prima alle Regioni e, nel caso di mancato ricollocamento entro sei mesi, all’Anpal, la nuova Agenzia per le politiche attive del lavoro. La procedura per l’entrata in vigore del decreto non si concluderà tuttavia la prossima settimana in Consiglio dei Ministri: il nuovo testo dovrà infatti riacquisire i pareri, compresi quelli parlamentari, e poi tornare in Cdm per il via libera definitivo. Intanto però il governo sta già preparando la cabina di regìa che sarà collocata presso il ministero dell’Economia e avrà il compito di monitorare la soppressione delle partecipate inutili («le scatole vuote, le società inattive, le micro e quelle che non producono servizi indispensabili», aveva spiegato presentando il provvedimento l’anno scorso Palazzo Chigi).

Il decreto taglia-partecipate non arriverà da solo al prossimo Consiglio dei Ministri, ma con gli altri due decreti “rallentati” dalla sentenza della Corte Costituzionale del 25 novembre scorso, e cioè quello sul licenziamento lampo degli assenteisti e sulla riforma della dirigenza delle Asl. E potrebbe anche arrivare la riforma della Pubblica Amministrazione, il testo unico che domani verrà presentato dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ai sindacati: tra le norme le nuove regole sulle assunzioni, il piano straordinario per i precari storici, nuovi meccanismi di valutazione che dovrebbero dare maggiore spazio alla meritocrazia e ai giudizi dei cittadini, le sanzioni e le novità in materia di visita fiscale.

Repubblica – 12 febbraio 2017 

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