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I rincari dell’energia fanno saltare gli accordi sul prezzo del latte. Tra Lombardia, Veneto e Emilia Romagna crescono le proteste dei produttori

Il Sole 24 Ore. Con i suoi 110 capi ad Albinia, nel cuore della Maremma, l’azienda agricola Rustici produce latte biologico. A causa della fiammata delle materie prime i mangimi, da soli, sono arrivati a rappresentare un costo di 0,40 centesimi al litro. La cooperativa Latte Maremma, cui conferisce il latte, pur pagando sopra la media offre 0,51 centesimi al litro: un prezzo troppo basso, ormai. Tanto che i Rustici stanno pensando di chiudere l’attività.

Se un’azienda non ce la fa con 0,51 euro a litro, figuriamoci con 0,41. Peccato che 0,41 sia esattamente il prezzo massimo spuntato dagli allevatori lo scorso novembre al tavolo nazionale del latte.

Da domenica in Sardegna sono scesi in piazza gli allevatori della cooperativa Arborea, che hanno spento i motori dei trattori davanti al Comune e consegnato le chiavi alla sindaca. Troppi i rincari della materie prime, dal mangime all’energia elettrica al gasolio: nelle stalle gli agricoltori dicono ormai di lavorare in perdita. La settimana scorsa, invece, le proteste avevano toccato soprattutto la Lombardia, tanto che l’assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi ha convocato un tavolo per giovedì.

Cosa sta succedendo? «Succede che tutte le soluzioni studiate finora si sono rivelate insufficienti – spiega Giovanni Guarneri, coordinatore del settore lattiero caseario per Alleanza delle Cooperative – i risultati del tavolo nazionale sulla filiera del latte sono frutto dello scenario che si presentava davanti agli occhi a settembre-ottobre». Poi però sono arrivate la stangata delle materie prime e la fiammata dei prezzi dell’energia, e il prezzo fissato a novembre è diventato improvvisamente superato. «Nell’ultimo anno i costi per produrre il latte sono aumentati di 8-10 centesimi al litro», stima Guarneri. Mentre l’accordo al tavolo di novembre concedeva solo un massimo di 4 centesimi.

Per questo Alleanza Cooperative ha chiesto al ministro del’Agricoltura, Stefano Patuanelli, un nuovo incontro al tavolo: «Bisogna trovare nuove soluzioni sistemiche – dice Guarneri – si potrebbe pensare a un’indicizzazione del prezzo del latte che tenga conto degli aumenti delle materie prime e dei servizi. Inoltre, è necessario trovare un nuovo equilibrio lungo la filiera. L’Italia, per esempio, nel 2021 ha aumentato la produzione del latte del 3%: se aumentassimo la produzione dei formaggi destinati all’export, potremmo trovare per il latte nuovi sbocchi e remunerazioni migliori. La domanda di made in Italy alimentare all’estero è in costante crescita».

Al momento, però, una data di convocazione del tavolo non c’è. E la protesta nelle stalle monta. In Veneto alla Latteria Soligo, dove oltre al latte si producono alcuni dei formaggi simbolo del made in Italy come l’Asiago, il Montasio e il Grana Padano, il presidente Lorenzo Brugnera ha appena fatto i conti in tasca a suoi associati: «Tra costi dell’energia per la mungitura e l’alimentazione degli animali, oggi produrre un litro di latte costa 9,25 centesimi in più al litro. Accanto ai maggiori costi che si registrano in stalla, ci sono poi i maggiori costi dell’energia a carico dei caseifici e delle centrali del latte, vale a dire in media altri 4 centesimi in più per ogni litro di latte lavorato. In gioco c’è la sopravvivenza degli allevamenti».

Nel Piacentino, terra- anche – di Grana Padano, solo nel biennio 2020-2021 hanno cessato l’attività 23 allevamenti bovini. «La situazione finanziaria delle stalle da latte è al collasso – dice Alfredo Lucchini, presidente della sezione di prodotto lattiero casearia di Confagricoltura Piacenza – si registrano aumenti importanti persino per i costi di affitto dei terreni, a causa della sempre maggiore scarsità delle superfici per l’agricoltura. Come avevamo già previsto nei mesi scorsi, il protocollo d’intesa del tavolo politico del latte che aveva stabilito l’obiettivo dei 41 centesimi al litro ad oggi risulta inapplicato e inapplicabile, con il rischio in alcuni casi di ancorare al ribasso una quotazione che per la situazione di mercato potrebbe essere superiore».

La Lombardia garantisce da sola il 40% della produzione di latte nzionale, ma anche qui gli allevamenti si stanno pesantemente indebitando per continuare a produrre: «Serve un’azione di supporto – ha detto ieri Giuseppe Fumagalli, presidente di Terra Viva Lombardia – chiediamo un ulteriore sostegno economico, con un contributo una tantum pari a tre centesimi per ogni litro di latte prodotto dal gennaio 2021 al gennaio 2022. Solo così sarà possibile dare respiro immediato agli allevatori, nell’attesa che la situazione si sblocchi».

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