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Rinnovamento Pd, parlamentari rieletti tra 33 e 54% del totale

Il Pd ha definito le sue liste per le prossime elezioni. Ai candidati usciti dalle primarie sono stati aggiunti quelli del listino scelto dal segretario e ora si dispone del quadro completo della squadra democratica. L’operazione di combinare candidati eletti e candidati nominati non è stata indolore.

Era naturale che andasse così, visto che i secondi sono stati messi quasi tutti in lista in posizioni eleggibili riducendo in tal modo i posti a disposizione di chi si è sottoposto al giudizio degli elettori. Alla fine sono stati 124 i candidati del listino per 129 posizioni in lista. I pluricandidati sono quattro: Bersani (tre volte, Marino (due volte), Letta (due volte) e Nardelli (due volte). Anche il Pd non ha resistito alla tentazione di usare queste meccanismo deteriore del sistema elettorale. Ma lo ha fatto con parsimonia. Non sarà così per altre liste in campo. Quanti candidati nelle liste del Pd saranno eletti? Il numero dipenderà da vari fattori. Se la coalizione di Bersani vincesse il premio nazionale alla Camera e tutti i 17 premi regionali al Senato otterrebbe complessivamente 512 seggi (senza tener conto dei seggi eletti all’estero, in Valle d’Aosta e nei collegi senatoriali del Trentino Aldo Adige). Va da sé che se l’en plein al Senato non si dovesse verificare gli eletti sarebbero meno. Per stimare la distribuzione dei seggi tra Pd e Sel occorre fare una ipotesi sulle rispettive percentuali di voto. In un precedente articolo (si veda Il Sole-24 Ore del 9 gennaio) avevamo calcolato che al Pd potessero andare 398 seggi immaginando una percentuale del 30-31% per il Pd e una dell’8-9% per gli altri partiti di centrosinistra alleati al Pd. In questa simulazione immaginiamo invece che le percentuali siano rispettivamente il 34 e il 5%. In questo caso al Pd toccherebbero 461 tra deputati e senatori su 512. La tabella in pagina riflette questo scenario che, tra tutti, è il più favorevole al Pd (si veda anche cise.luiss.it). Fatte queste premesse di metodo, è possibile farsi un’idea abbastanza precisa di quale sarà la rappresentanza parlamentare del Pd nella prossima legislatura. Comunque vadano le cose è certo che ci saranno molte più donne che in passato. Nell’ultima legislatura deputate e senatrici del Pd erano il 31%. Oggi sia nella simulazione meno favorevole (398 seggi) che in quella più favorevole (461 seggi) potrebbero essere il 40% circa. Un passo avanti rilevante. Un fatto significativo è che la maggior parte di loro si è guadagnata il posto attraverso le primarie e non passando dal listino. Infatti tra i candidati che si sono conquistati una posizione eleggibile in lista tramite le primarie le donne sono circa il 44%. Il listino invece è più “maschilista”. Qui la rappresentanza femminile scende al 26-27%. Nell’ipotesi in tabella sono solo 30 le donne che vi hanno trovato spazio. Il listino di Bersani offre un altro dato interessante. Su 124 candidati i parlamentari uscenti sono 49 di cui due collocati in posizioni difficili che non garantiscono la rielezione. Gli altri posti sono andati a personalità esterne, a politici provenienti dal territorio (tra cui un buon numero di “renziani”) e a una pattuglia di socialisti. Che fine hanno fatto gli altri parlamentari uscenti? Su 299, cento si sono ritirati. Dei restanti 199, quarantanove hanno trovato posto nel listino. Gli altri 150 si sono presentati alle primarie. Di questi 150, novantanove sono oggi in lista in posizioni eleggibili, 14 sono incerti, 22 sono in lista ma non hanno alcuna speranza di essere eletti, 15 si sono ritirati avendo ottenuto un cattivo risultato. Quindi, la quota dei parlamentari democratici uscenti che torneranno in parlamento è compresa tra 146 e 160, vale a dire tra il 49 e il 54% del totale di 299, di cui solo un terzo dovrà la rielezione al fatto di essere stata inserita nel listino. Si tratta di un tasso di ricambio abbastanza elevato. È così soprattutto in considerazione del fatto che nel prossimo parlamento, se la coalizione di Bersani vincerà il premio alla Camera e tutti o quasi i premi al Senato, porterà in Parlamento molti più deputati e senatori di quanti ce ne siano oggi. Nell’ipotesi più favorevole al Pd potrebbero essere 461. Questo vuol dire che i vecchi parlamentari rappresenteranno poco più di un terzo del totale. Vedremo se gli altri partiti faranno meglio o peggio in fatto di ricambio della classe parlamentare.

ilsole24ore.com – 16 gennaio 2012

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