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Riparte la guerra ai Kebab. Bitonci: «Nuovi take away soltanto se il cibo è veneto». Il vicesindaco Mosco firma un’ordinanza simile a quella di Firenze

Martedì c’è stata la presentazione del nuovo Parco Tito Livio che trasformerà in area verde un pezzo di cemento tra la stazione e il centro, ieri l’annuncio dell’ennesimo provvedimento anti-kebab e oggi lo show dei padiglioni ristrutturati della Fiera. Domani, chissà. Ma intanto l’obiettivo è chiaro: allontanare le nubi che si addensano sulla partita del nuovo ospedale di Padova e sulla tenuta della maggioranza alla guida di Palazzo Moroni.

Non è infatti un caso se il sindaco Massimo Bitonci da qualche giorno è tornato a illustrare progetti, a immaginare arredi urbani (belli) e a lanciare iniziative a tutto campo rivolgendosi ai quei padovani che l’hanno votato poco più di due anni fa e che potrebbero dover ripetersi alle urne nel caso di eventuale fine anticipata della legislatura. L’impressione infatti è che l’ex senatore leghista, avendo ben annusato l’aria che tira, abbia già iniziato a scaldare i motori in vista di un confronto con i suoi oppositori e i sui futuri ex alleati.

E in questo scenario, non sembra un caso nemmeno il fatto che la nuova misura anti-kebab sia stata firmata dalla vicesindaco con delega al Commercio Eleonora Mosco, la 29enne berlusconiana che giurando fedeltà allo stesso Bitonci e al monocolore leghista che lo sostiene ha rotto i ponti con i vertici di Forza Italia. «Si tratta di un nuovo provvedimento anti-kebab che mira, in alcune zone del centro, a tutelare i nostri cibi e le nostre tradizioni», ha esordito Mosco di fronte ai cronisti, usando parole più simili a quelle di un militante del Carroccio che a un moderato azzurro. Sulla base di un apposito regolamento (sperimentale della durata di un anno e che prima di entrare in vigore dovrà essere approvato dal consiglio comunale, ndr), per ottenere il via libera all’apertura di un’attività artigianale o alimentare nel cuore di Padova bisognerà dimostrare che almeno il 60% dei prodotti utilizzati appartenga alla filiera veneta o all’usanza culinaria cittadina e regionale. Insomma, come spiegato dalla stessa vicesindaco, siamo di fronte all’ennesima disposizione anti-kebab che arriva dopo la chiusura anticipata alle 20 stabilita nei confronti dei kebabbari che si trovano nell’area della Stazione e del quartiere circostante, la cosiddetta Prima Arcella.

La misura ha già riscosso il plauso delle varie associazioni di commercianti locali quali Appe, Ascom, Confesercenti, Acc e Consorzio Sotto Salone (tutte presenti ieri all’illustrazione del nuovo regolamento) e ricorda molto quella assunta a marzo scorso dal sindaco democratico di Firenze Dario Nardella che ha appunto sancito che, in caso di nuove aperture di esercizi pubblici nel centro della città toscana, sia necessario garantire che almeno il 70% dei cibi offerti faccia parte della cucina locale.

Esiste però una sostanziale differenza: mentre la giunta Nardella ha incluso nel provvedimento anche bar e ristoranti, quella Bitonci si è limitata alle cosiddette attività artigianali e alimentari come appunto i kebabbari, le pizzerie d’asporto, le rosticcerie, le friggitorie e simili. Il regolamento sarà applicato alle aperture in piazza delle Erbe, piazza dei Frutti, piazza dei Signori, il Ghetto, le Riviere, via VIII Febbraio, piazza Garibaldi, via San Francesco, via Roma, via Umberto I e Prato della Valle.

«Non m’interessa quello che succede in altre città e nemmeno quest’ennesima crociata contro i kebab – interviene critico il segretario provinciale del Pd Massimo Bettin – Il sindaco ha capito benissimo di essere a fine corsa e sta quindi provando a sparare le ultime cartucce. Insomma, è evidente che siamo già in campagna elettorale».

Davide D’Attino –Il Corriere del Veneto – 13 ottobre 2016 

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