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Si apre fronte da 1,3miliardi ammortamenti: le Regioni a rischio

Una “conquista” dal sapore amaro per i governatori, tanto più mentre la partita sull’ex legge Finanziaria va inasprendosi e sul versante dei conti di asl e ospedali e sulla riorganizzazione della rete ospedaliera il confronto diventa sempre più acceso

Arrivano 106,7 miliardi per la sanità alle Regioni, ma il piatto continua a piangere. Nel giorno in cui stroncano senza appello la legge di stabilità 2013 proprio a partire dai tagli assestati alla spesa per la salute, le Regioni incassano con quasi un anno di ritardo i fondi per la sanità del 2012 ma con dotazioni ridotte in corsa di altri 900 milioni dalla spending review di questa estate.

Una “conquista” dal sapore amaro per i governatori, tanto più mentre la partita sull’ex legge Finanziaria va inasprendosi e sul versante dei conti di asl e ospedali e sulla riorganizzazione della rete ospedaliera il confronto diventa sempre più acceso. Non è un caso che ieri i governatori abbiano nuovamente messo in guardia il ministro della Salute: «In queste condizioni è difficile pensare che abbia un senso un nuovo Patto per la salute». E probabilmente anche la revisione dei ticket è destinata a finire in naftalina, tanto più nel clima ormai evidente di fine legislatura e di fermo dell’attività di Governo.

Il via libera ai fondi per la sanità (si veda www.24oresanita.com) è arrivato ieri con l’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni dopo un lungo tira e molla di tabelle riscritte ripetutamente. La dotazione finale “netta” del Fondo sanitario 2012 è di 105,331 miliardi post mobilità, somma che sconta il taglio estivo di 900 milioni (882 di parte corrente, il resto in conto capitale) imposto dal decreto di luglio sulla spending review. In aggiunta a questa dotazione, sono state sbloccate anche le risorse per gli “obiettivi di piano”: altri 1,433 miliardi, fermi da tempo tra le mille riserve del Governo che a più riprese ha pensato di “svuotarli”. In campo ci sono 17 progetti che spaziano dal sociale al territorio.
Mancata intesa, invece, per il Dpcm su costi standard e scelta delle Regioni benchmark per il riparto dei fondi 2013: il Governo a questo punto procederà da solo entro un mese.

Ma le partite aperte che toccano il principale nervo scoperto dei conti regionali, la spesa sanitaria appunto, continuano a crescere. Ieri i governatori hanno rilanciato con tanto di numeri – cioè di conti che, secondo le loro stime, non tornano – sul tavolo del Governo anche gli effetti derivanti dall’applicazione della riforma della contabilità relativamente agli ammortamenti frutto del federalismo (Dlgs 118/2011), che rischia di avere pesanti riflessi sui bilanci di asl e ospedali. Il conto negativo sarebbe di 1,3 miliardi tra modifica delle aliquote di ammortamento e maggiori costi per l’ammortamento al 100% dei beni in autofinanziamento.
Una vera e propria stangata aggiuntiva legata a interventi operativi inderogabili: adeguamento degli schemi e delle procedure contabili, revisione dei sistemi informativi aziendali, formazione del personale, implementazione della contabilità economico-patrimoniale della gestione sanitaria accentrata. Insomma, la maggiore trasparenza ha i suoi costi, salati e imprevisti. E così nel 2013 anche la questione degli ammortamenti non sterilizzati diventa cruciale, sommandosi a tagli miliardari che mettono in discussione servizi e attività per la salute.

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