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Riparto fondino superticket, è scontro. Coletto: «Altro che iniquità, da noi il maggior carico di popolazione anziana». Il Tdm: «Tutelare i più deboli»

La quota premiale del 10%? Andrebbe quantomeno raddoppiata, dal momento che – solo a volerlo fare – a ogni Regione sarebbe stata sufficiente una delibera per sollevare i cittadini meno abbienti dall’aggravio dei ticket.Il riparto del “fondino” da 60 milioni deciso dall’ultima Finanziaria? Uno strumento che solo in minima parte risarcisce le Regioni “virtuose”, che dal 2011 in poi si sono fatte carico dell’extra-ticket di altre realtà nel nome del federalismo solidale. L’assessore alla Sanità del Veneto Luca Coletto dà un’interpretazione decisamente diversa, rispetto alla denuncia lanciata nei giorni scorsi da Cittadinanzattiva, dello schema di decreto pronto per l’esame della Conferenza Stato-Regioni. «Fin dall’inizio – afferma Coletto – tengo a ricordare che la Regione Veneto si oppose al superticket che era stato introdotto da Giulio Tremonti con l’obiettivo di contribuire a coprire i due miliardi di euro mancanti per finanziare il Fondo sanitario nazionale. Presentammo ricorso, ma poiché si trattava di una norma nazionale, lo perdemmo. Sfruttammo in ogni caso la possibilità offerta, a noi come a tutte le Regioni, di trovare soluzioni alternative. Da qui la scelta del Veneto di calmierare il ticket, a 5 euro e non a dieci, per i redditi al di sotto dei 29mila euro», spiega l’assessore. Che non ci sta al “j’accuse” lanciato da Cittadinanzattiva – «che pure stimo e apprezzo per le posizioni in difesa dell’equità», sottolinea Coletto, e fatto proprio da più interlocutori autorevoli, dalla Fnomceo alla Fimmg, dall’Anaao Assomed alla Cimo.

«La difesa dell’equità va benissimo, ma non è questo il terreno su cui va portata avanti – continua l’assessore veneto -. Intanto, il criterio del volume di ricette rosse è quello introdotto già in origine, e modificarlo in corsa sarebbe stato complicato. Ma soprattutto, è arcinoto che le ricette “staccate” per la specialistica, che all’epoca in cui fu fissata la norma per il Veneto erano ben sette milioni, e per altre Regioni come l’Emilia Romagna raggiungevano più o meno la stessa cifra, corrispondono soprattutto a pazienti anziani. Nel tempo – proprio per il processo di invecchiamento della popolazione – la domanda di specialistica è aumentata, mentre nelle Regioni più “giovani”, come la Campania, questo fenomeno è ben più ridotto. La vera “bomba” alla base della spesa delle Regioni, tutta da gestire in un Paese che come l’Italia è tra i più longevi, è la presa in carico degli anziani: un problema sociosanitario, che necessita di politiche e di strutture adeguate. Questa è la sfida. Ciò detto, restiamo convinti che i ticket siano uno strumento tutto da rivedere,nell’ottica di una sanità che va mantenuta universalistica e che non va lasciata in mano alle assicurazioni. Ma sentirmi dire che quel riparto di 60 milioni è iniquo, mi fa sorridere. Le iniquità stanno altrove e ad esserne consapevoli sono anche le Regioni “povere”, che infatti su questo provvedimento non stanno battendo un colpo…».

Pronta la risposta del coordinatore del Tdm-Cittadinanzattiva, Tonino Aceti. «Dell’abrogazione del superticket abbiamo fatto uno dei nostri cavalli di battaglia e non assisteremo inerti all’ennesima dimostrazione di iniquità. All’assessore Coletto rispondiamo che la norma con cui l’ultima manovra ha creato il fondo da 60 milioni non mirava certo a ristorare le Regioni che fino a oggi hanno “dato”, ma a ripristinare l’equità e a dare sostegno alle popolazioni che maggiore vulnerabilità economica e di accesso ai servizi. Quanto alla premialità prevista da quel fondo, va detto che le Regioni che hanno assunto provvedimenti per sgravare la popolazione dai ticket, erano anche nelle condizioni migliori per poterlo fare.Ben diverse da realtà in piano di rientro. La ratio della norma è proprio contribuire a riallineare le posizioni, migliorando la possibilità di pazienti e cittadini di avvicinarsi al Ssn. E inoltre è noto che tra i “non esenti” del Nord e quelli del Sud c’è profonda differenza, per condizioni sia reddituali che socio-economiche. E ancora: va previsto un meccanismo di controllo su come saranno spesi questi fondi. Chiediamo – rilancia Aceti – che nel decreto sia scritto nero su bianco, in un’ottica di trasparenza sull’impiego di soldi pubblici, in che modo, con delibera, le singole Regioni alleggeriscano davvero i propri cittadini da questo balzello. E vogliamo sapere a chi spetta controllare…».

Il Sole 24 Ore sanità – 26 aprile 2018

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