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Rischio-ingorgo in Parlamento. Oltre alle riforme, iter a ostacoli per 7 decreti, rebus Tasi, Province e finanziamenti ai partiti

Intese complesse In primo piano ci sono anche le riforme istituzionali (a partire dalla legge elettorale), immigrazione e diritti civili delle coppie di fatto

Il rebus Imu-Tasi. Le due emergenze Terra dei fuochi e carceri. L’addio (parziale e a scoppio ritardato) del finanziamento pubblico ai partiti. Il milleproroghe che s’è fatto in due. Il tentativo di una nuova stangata sulle cosiddette “pensioni d’oro”. Due settimane e 32 leggi dopo, le Camere ripartono da oggi esattamente dal punto in cui ci avevano lasciato prima delle vacanze. Con la consueta abbuffata di decreti legge – ben 7 quelli in vigore, l’ultimo da convertire per fine febbraio, il prossimo entro il 29 del mese – che continuano ad affollare (e a ipotecare) i lavori parlamentari. E con altre promesse antiche ancora da onorare che per il Governo continuano a rappresentare altrettante scommesse. Una per tutte: l’abolizione delle Province con annesso pasticcio costituzionale alle porte, per di più a pochi mesi da una tornata elettorale che riguarderà anche questi avamposti della burocrazia italica.

Se Enrico Letta e il suo Governo devono guardarsi dall’esuberanza di Matteo Renzi, e intanto sono alle prese con la difficilissima tessitura del «Patto» tra alleati, per palazzo Chigi non mancano di sicuro tante altre gatte da pelare. Appuntamenti che si sommano a quelli già complicatissimi che vuol dettare l’agenda del neo segretario democratico: la riforma elettorale, il job act, l’abolizione della Boss-Fini sull’immigrazione, i diritti civili da riconoscere agli omosessuali. Quanto basta per far traballare la maggioranza un giorno sì, e l’altro pure.

Il 2014 si apre così in Parlamento all’insegna di un ingorgo di problemi per il Governo. Fin da oggi. Quando in aula al Senato toccherà al decreto legge 133 (scadenza 29 gennaio) che nella versione originaria abolisce la seconda rata Imu 2013 sulle prime case (ma che prevede anche l’alienazione di immobili pubblici e misure su Bankitalia), ma che potrebbe essere il veicolo per spazzar via il rischio di una stangata sulla mini Imu residua (e forse non solo) e aggirare la maxi Tasi che in tanti prevedono con 1,5 mld di stangata aggiuntiva per il 2014. Per non dire del caos delle scadenze fiscali in arrivo sul fronte della casa e della tassazione locale. Tutti pericoli che un emendamento ad hoc ( si veda articolo a pag. 2) potrebbe quanto meno allontanare, magari puntando su una tassazione a tempo su giochi e scommesse. Tra oggi a lunedì-martedì della prossima settimana sarà svelato l’arcano.

Ma anche la Camera promette di andare avanti a tappe più o meno forzate. In aula va in onda da domani la nuova puntata di una telenovela che non s’è esaurita, a quanto pare, con la legge di stabilità 2014: un nuovo colpo d’accetta sulle pensioni d’oro. Saranno discusse 7 mozioni sottoscritte da 121 deputati di tutti i gruppi, che vanno a sommarsi a 6 proposte di legge all’esame della commissione Lavoro di Montecitorio. Sarà interessante capire, dopo il taglio appena deciso con la manovra, quale sarà l’atteggiamento del Governo, e non solo, magari anche del neo Pd renziano.

Ma saranno appunto i decreti a dettar legge. Al Senato sono attesi al debutto in questi giorni: lo stop dal 2017 del finanziamento pubblico ai partiti (Dl 149) e i due Dl 150 e 151 gemmati dall’iniziale unico decreto milleproroghe dopo la decadenza del Dl “salva Roma”. Mentre la Camera affronterà il Dl svuota carceri (Dl 146, commissione Giustizia), quello sulla Terra dei fuochi e il decreto pomposamente denominato “destinazione Italia”.

I decreti insomma domineranno la scena, soprattutto in attesa che il «Patto» di Governo prenda davvero forma. Ma nelle commissioni qualcosa si potrebbe muovere comunque. Non molto, ma tra quel che da troppo tempo bolle in pentola (ma non cuoce) in Parlamento, ci sono provvedimenti attesi alla prova. Il ddl sull’addio alle Province, in questi giorni all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato.

E, sempre al Senato (commissione Finanze), la delega fiscale che sembrava scomparsa dai radar della politica. Così come la linea dura contro l’omofobia, all’ordine del giorno della commissione Giustizia di palazzo Madama dopo il primo via libera di Montecitorio. Mentre la Camera in commissione si accontenta in questi giorni della Comunitaria 2013 e dei costi standard per gli enti locali. Aspettando quel che verrà dai tavoli sulla riforma elettorale: in questo caso Renzi ha già strappato una prima vittoria riuscendo a far spostare la materia dal Senato alla Camera. Chissà se sarà solo una vittoria di Pirro.

Il Sole 24 Ore – 7 gennaio 2014

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