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Ruolo del personale di ricerca sanitaria e piramide dei ricercatori negli Izs, il sottosegretario Bartolazzi alla Camera: in corso l’attività istruttoria ma collegata a rinnovo Ccnl

Sono “in corso” le attività istruttorie per i decreti attuativi riguardanti il ruolo del personale di ricerca sanitaria negli IZS e la piramide dei ricercatori. Questo l’annuncio del sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi rispondendo alla Camera all’onorevole Luca Rizzo Nervo (PD).  Bortalazzi ha riferito che l’iter della cosiddetta piramide del personale di ricerca sanitaria “è in stato avanzato” ma ha aggiunto che la definizione dei due decreti è subordinata alla positiva conclusione dell’iter di approvazione del contratto collettivo nazionale di lavoro.

Il testo della Camera

(Elementi e iniziative in merito alle procedure per la stabilizzazione e il reclutameevero e cura a carattere scientifico e gli Istituti zooprofilattici sperimentali – n. 3-00694)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la Salute, Armando Bartolazzi, ha facoltà diidi ricerca sanitaria negli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici e negli istituti zooprofilattici sperimentali. Ricordo, in particolare, che il decreto previsto dal comma 425 della legge n. 205 del 2017 è espressamente finalizzato a determinare i requisiti, i titoli e le procedure concorsuali per le assunzioni del personale della ricerca sanitaria.

Va ricordato, altresì, che la definizione dei due provvedimenti citati è in ogni caso subordinata alla positiva conclusione dell’iter di approvazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, in quanto i due decreti attuativi dovranno integrarsi con le relative disposizioni contrattuali. Infatti, per poter definire i requisiti, i titoli e le procedure concorsuali per le assunzioni del personale di ricerca sanitaria è necessario che il contratto in questione definisca i distinti profili professionali, denominati “ricercatore” e “personale addetto alla ricerca sanitaria”, con le specifiche declaratorie.

A tal riguardo, informo che l’ipotesi di contratto collettivo per il comparto sanità 2016-2018 è stato siglato in data 27 dicembre 2018 dall’ARAN e dalle organizzazioni sindacali e, allo stato, è in fase conclusiva l’iter di approvazione da parte delle amministrazioni competenti e degli organi di controllo.

Voglio, tuttavia, precisare che nelle more dell’approvazione, il Ministero della salute ha avviato le opportune riflessioni con le organizzazioni sindacali per la definizione del decreto interministeriale concernente i criteri e le modalità di valutazione, ai fini di avviare la fase transitoria, con la trasformazione dei contratti degli aventi diritto alla data del 31 dicembre 2017, così come disposto dall’articolo 1, comma 432, della legge n. 205 del 2017. L’obiettivo è, infatti, quello di allineare i tempi di approvazione del decreto ministeriale a quelli di approvazione del contratto collettivo nazionale di lavoro. Nel contempo si sta lavorando sulla normativa concorsuale da approvare con altro DPCM che sarà utilizzata per avviare le nuove assunzioni, una volta definita la fase transitoria.

Quanto all’eventualità di un esodo di ricercatori occorre precisare che questo Ministero, al fine di acquisire l’esatta cognizione del fabbisogno di ciascun istituto, ha avviato recentemente un aggiornamento della ricognizione a suo tempo effettuata, i cui esiti sono stati oggetto di specifici incontri. Da tale ricognizione, rispetto alla rilevazione del 2016, risultano effettivamente flussi di mobilità in entrata e in uscita di personale; ciò, tuttavia, deve considerarsi un fenomeno assolutamente fisiologico ed anche auspicabile in un settore come quello della ricerca scientifica. Dalla stessa ricognizione è emerso, peraltro, che sono stati assunti a tempo indeterminato circa 350 ricercatori presso gli IRCCS e gli istituti zooprofilattici, nonché circa 80 unità all’interno del Servizio sanitario nazionale e 40 unità al di fuori del settore del Servizio sanitario nazionale.

Pertanto, una consistente percentuale del personale a suo tempo censito è stata stabilizzata attraverso i percorsi definiti dalla cosiddetta legge Madia, rimanendo nel settore pubblico della ricerca. Una ulteriore quota, poi, è stata assunta a tempo indeterminato presso altre strutture del Servizio sanitario nazionale o altri settori della pubblica amministrazione. Solo una percentuale minima di tale platea, invece, è stata assorbita da aziende o istituti privati.

Desidero precisare, in conclusione, che la rilevazione è stata effettuata nel mese di gennaio 2019 e, dunque, si basa su dati aggiornati ed affidabili che consentono di determinare l’esatto numero del personale destinatario della fase transitoria e, quindi, di ripartire le risorse assegnate dalla legge di bilancio 2018 e quantificate per l’anno 2019, ai sensi dell’articolo 1, comma 425, di detta legge, per un importo pari a 50 milioni di euro.

PRESIDENTE. Il deputato Luca Rizzo Nervo ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

LUCA RIZZO NERVO (PD). Grazie, Presidente. Siamo ancora, piuttosto incredibilmente, ad affrontare l’annosa questione del personale di ricerca sanitaria a cui, appunto, credevamo di avere trovato una soluzione già nel bilancio del 2018, parliamo di quasi due anni fa, dove vi erano previsioni normative e vi erano, come è stato ricordato, anche le risorse per attuarle. Invece, siamo ancora qui e quindi possiamo, sottosegretario, al più dirci ulteriormente speranzosi che questi processi in essere arrivino a conclusione. Non possiamo certo dirci soddisfatti, perché ancora una volta è il futuro il tempo con cui si declina l’azione di Governo: stiamo lavorando, stiamo provvedendo. E questa è una costante di questo Governo che palesa una certa incoerenza con ciò che evocava l’idea di un cambiamento immediato, prossimo e solerte. Questa stabilizzazione dei precari della ricerca in ambito medico è una di quelle vicende paradigmatiche che misurano la distanza siderale della retorica, tutta tesa a riconoscere in modo unanime senza eccezione alcuna la fondamentale importanza dell’investimento sulla ricerca applicata, sul fatto che questa sia un fattore decisivo di competitività del nostro Paese, di come conseguentemente il deficit in questo campo sia un freno limitante per le possibilità del nostro Paese, e di come questo sia ancora più vero e, quindi, più grave in un ambito come quello della salute delle persone, a fronte delle immense possibilità che si stanno aprendo proprio grazie alla ricerca in campo biologico e clinico. Qui, peraltro, non si tratta di dare un’eroica prova di cambiamento, qui basta attuare una norma di legge, che c’è, che abbiamo fatto noi quando governavamo, per dare una prospettiva concreta a una domanda – inevasa per troppo tempo – di dignità del percorso di lavoro di queste persone.

Non è probabilmente la legge migliore in assoluto, quale mai lo è? Ma è una legge che dà finalmente alcune possibili certezze, stanzia risorse e delinea un percorso, appunto, la cosiddetta piramide dei ricercatori. Occorre un decreto ministeriale che dia attuazione ad una cosa che c’è da oltre due anni; voi ci mettete una riunione del Consiglio dei ministri, loro attendono da due anni. Capisco che questa abbia delle premesse per essere fatta, ma è urgente che si arrivi a una conclusione: un decreto che determini semplicemente i requisiti, i titoli e le procedure per l’assunzione dei ricercatori che lavorano negli IRCCS e negli istituti zooprofilattici, a fronte, appunto, di una legge che esiste; non, quindi, privilegi, non una scampagnata di salute per queste persone, ma un percorso di cinque anni a tempo determinato, ulteriormente prorogabili per altri cinque, fino a vedere, dopo dieci anni, una prospettiva verso il tempo indeterminato. Questo in alternativa a ciò che è avvenuto in tutti questi anni, cioè la reiterazione dei contratti co.co.co., dei contratti al massimo di 36 mesi che, però, hanno avuto spesso reiterazioni fino a quindici e più anni, per alcune di queste persone.

Quindi, io credo quest’assenza di decisioni su questa materia abbia già prodotto, signor sottosegretario, uno dei più grandi sprechi della sanità pubblica e che, nella distrazione dei più, continui a realizzarsi che centinaia di persone escano da questi percorsi di lavoro, in questi casi dalla ricerca (pochi o molti, ma comunque escono), escano dall’ambito delle istituzioni sanitarie pubbliche italiane per andare o all’estero o nel privato. Lei lo chiama un fattore fisiologico, io lo chiamo un grande spreco.

Ora, dopo due anni, per un decreto che deve determinare i requisiti e le modalità di selezione di procedure, è difficile sentirsi dire “stiamo facendo”, il tempo è ora, c’è una legge, ci sono risorse stanziate, serve definire le procedure quanto prima.

Io credo che dare una risposta immediata a questi ricercatori sia doveroso; che sia un segno di pur tardiva dignità offrire un percorso di stabilizzazione a queste persone, peraltro, per quanto ci riguarda, non per dire “il caso è chiuso”, ma per affrontare altri fondamentali nodi, quali ad esempio l’inquadramento esclusivamente nel contratto del comparto, senza prevedere spesso per medici e biologi la possibilità di vedersi riconosciuto, per la colpa del fare ricerca, un contratto da dirigenti. Ma intanto, ovviamente, è necessario fare questo primo passo e farlo – lo ripeto – subito. Noi continueremo a monitorare la situazione e a sollecitarvi a fare con sollecitudine il vostro dovere.

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