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Salmonella. Era italiana la carne degli hamburger che hanno intossicato 558 ragazzini in Francia nel 2010

Nel 2010 in quattro mense scolastiche di Poitiers, in Francia, sono stati intossicati 558 tra ragazzi e bambini

La carne che tre anni fa in Francia ha intossicato più di 500 tra bambini e ragazzi, era italiana. Nell’ottobre del 2010 in quattro scuole di Poitiers, una cittadina del centro ovest della Francia, sono stati serviti in quattro scuole hamburger contaminati da salmonella, importati da una nota ditta italiana. Il bilancio è stato pesante perché nella vicenda sono stati coinvolti 558 studenti 31 dei quali hanno necessitato un ricovero ospedaliero di più di 24 ore. Diciamo pure che l’episodio ha destato scalpore e viene considerato uno degli incidenti più gravi capitati nell’ambito della ristorazione scolastica.

A seguito di indagini condotte dall’autorità giudiziaria è stato dimostrato che la contaminazione riguardava proprio un lotto di 1250 kg di hamburger surgelati confezionati in Italia dall’Inalca (il 40% del quale utilizzato nelle cucine, la rimanente quota bloccata subito dopo l’incidente). Gli studenti non sono stati colpiti tutti allo stesso modo perchè la carne era stata cucinata in modi diverso. In alcune cucine gli hamburger sono stati cotti a lungo e hanno raggiunto la temperatura di 65°C al centro, eliminando così buona parte delle  Salmonella. In altre scuole invece la carne era al sangue e questo ha creato problemi, perché i batteri patogeni sono rimasti vitali e hanno causato malanni digestivi agli  studenti. Secondo l’Istituto nazionale di vigilanza sanitaria sarebbe bastato raggiungere i 65° al centro dell’hamburger per ridurre significativamente il rischio di sviluppare gastroenterite.

Gli hamburger contaminati da salmonella, erano importati da un’azienda leader di mercato nel settore della macellazione dei bovini

Che ha confermato l’episodio precisando però che “in seguito a questa allerta diramata nel 2010 in Francia, la società è stata sottoposta a controlli da parte dell’autorità sanitaria italiana senza però riscontrare problemi di sorta nel processo produttivo e che l’azienda non ha ricevuto alcuna informativa da Autorità francesi o italiane su eventuali procedimenti giudiziari che la coinvolgessero direttamente, o anche indirettamente”. La ditta precisa inoltre “che le varie attività di controllo di conformità dello stabilimento interessato, effettuate a suo tempo da parte delle competenti Autorità italiane nell’ambito della procedura di allerta, non hanno messo in evidenza irregolarità, né tanto meno hanno comportato alcun provvedimento amministrativo nei confronti dello stabilimento”.

Da questa vicenda si può ipotizzare che la carne fornita fosse contaminata da un elevato numero di salmonelle e questo la rendeva non idonea al consumo. È altrettanto vero che l’insufficiente cottura degli hamburger ha contribuito alla diffusione dell’infezione. L’azienda tiene però a precisare che dopo questo episodio ha attivato altri strumenti di controllo interni più restrittivi.

Per la cronaca va detto che dopo l’incidente, nel 2011 il Segretario di Stato Frédéric Lefebvre riferendo di un inchiesta sulla qualità della carne servita in mense scolastiche, universitarie e ospedali, precisava che su 35 rilievi sul campo, 12 sono risultati non conformi per l’eccessiva quantità di grasso e 23 per il collagene e le proteine. La riflessione su questa vicenda riesumata dopo tre anni è che gli hamburger al sangue non sono mai una buona ricetta. La carne va cotta a lungo sino a raggiungere 65° C al centro come risulta dalle indicazioni riportate sulle etichette.

Valeria Nardi – Il Fatto Alimentare – 21 ottobre 2013 

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