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Sanità & Riforme. Arriva un po’ d’Ordine (con qualche polemica). Riconosciuti osteopati e chiropratici, con laurea triennale. Norme più severe contro gli abusivi

La lotta all’abusivismo professionale, ma anche la riforma degli Ordini di medici e farmacisti e il riconoscimento di quello degli infermieri. Ma il vero nodo del disegno di legge Lorenzin, sul riordino delle professioni sanitarie, è la nascita di nuovi albi e Ordini.

Il testo

La proposta di legge (giunta alla Camera) contiene infatti il riconoscimento di due nuove professioni (osteopata e chiropratico) e introduce l’obbligo di conseguire una laurea triennale. In realtà il provvedimento è contestato anche dall’interno: sono i chiropratici a protestare perché la loro professione era già stata riconosciuta da un precedente testo di legge e prevedeva una laurea magistrale mentre con il testo attuale dovrebbero «accontentarsi» di una laurea triennale.

«Capisco le proteste dei chiropratici — afferma Emilia Grazia De Biasi, presidente della commissione Sanità al Senato —. Ma quella legge non è mai stata adottata, questa invece offre un riconoscimento ufficiale a loro come agli osteopati. Questo disegno di legge segna una “rivoluzione” per fisioterapisti, assistenti sanitari, infermieri, biologi e osteopati, visto che introduce nuovi albi e incorpora ordini professionali e federazioni. Basti solo pensare che l’ultima legge che regolamenta questi temi porta la data del 1934» I punti

Di fatto il nuovo testo si pone sette obiettivi per diverse professioni.

I punti chiave

1) Il biologo e gli psicologi entrano a far parte delle professioni sanitarie. Per l’Ordine degli psicologi restano ferme, però, le attuali norme organizzative, mentre l’Ordine dei biologi viene inserito nell’albo dei chimici. 2) Gli infermieri ottengono ciò che chiedono da decenni: un Ordine e una Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, abbandonando quindi quell’ambiguo «limbo» rappresentato dal collegio, una via di mezzo tra l’Albo e l’Ordine professionale. 3) L’Albo delle vigilatrici d’infanzia assumerà la denominazione di Albo degli infermieri pediatrici; i collegi delle ostetriche diventeranno «Ordini delle professioni delle ostetriche» e i collegi dei tecnici sanitari di radiologia medica diventano «Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione». 4) Il progetto si propone di introdurre nuove norme per le farmacie confermando il divieto di compresenza solo per le professioni di medico e farmacista: quindi non sarà possibile che all’interno di un esercizio operi un professionista legittimato a prescrivere farmaci. Questa è l’unica preclusione prevista, mentre tutte le altre professioni sanitarie saranno ammesse. 5) Infine il testo in approvazione prevederebbe un inasprimento delle pene in caso di esercizio abusivo. In caso di danni alle persone ricoverate presso le strutture sanitarie vengono previste aggravanti e quindi le condanne previste dal Codice penale.

La fase due

«Abbiamo scelto delle priorità in un settore che ha un disperato bisogno di essere rimesso al passo coi tempi — sostiene De Biasi —. Finora l’Italia era l’unico paese a non riconoscere le professioni sanitarie. È chiaro che l’approvazione della legge è solo un primo passo di un percorso che prevede anche una fase due con il coinvolgimento del ministero della Salute e del Miur per costruire adeguati percorsi di studi. Bisognerà sperimentare i primi corsi di laurea solo in alcuni atenei per poi replicarli su scala nazionale. Le associazioni professionali saranno chiamate a collaborare per concordare i crediti formativi necessari per un adeguato percorso professionalizzante. Invece per chi già lavora bisognerà definire le equipollenze . Una cosa però deve essere chiara: questa riforma deve andare in porto senza eccessivi scossoni nel suo iter parlamentare. E se alla Camera l’impianto portante dovesse essere alterato, siamo pronti a ripristinarlo al Senato».

Corriere Economia – 3 ottobre 2016 

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