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Sanità veneziana, la crisi di ospedali e distretti. «Persi più di 500 medici e infermieri». L’allarme dei sindacati: troppo lavoro, rischio errori

A metterli in fila uno dietro l’altro sono più di cinquecento: 150 medici, 261 infermieri, 23 operatori socio sanitari e 69 amministrativi. In due anni l’Usl 3 veneziana li ha persi per strada e i numero aumentano se rapportati al reale fabbisogno dei tre distretti. L’organico «ideale» da qui al 2020 vorrebbe altri 468 tra Oss, infermieri e tecnici e almeno 175 medici. E non si contano i 250 professionisti che in questo momento sono a casa per aspettativa, maternità o malattia (da mesi in attesa di sostituzione).

Mentre ieri mattina 40 medici ne discutevano in assemblea sindacale («Mai vista una presenza di così tanti camici bianchi» si è stupito chi era lì), Cgil, Cisl, Uil e sindacati autonomi dichiaravano lo stato di agitazione per il resto dei professionisti sanitari dell’Usl 3 Serenissima. «Già due anni fa eravamo sotto organico. Possibile che l’azienda sanitaria continui ad aggiungere servizi senza assumere? – ha denunciato Marco Busato (Cgil) – Non possiamo tenere il punto di primo intervento di piazzale Roma o il centro prelievi aperto anche di domenica, solo per citarne alcuni, se per farlo gli infermieri vengono tolti dai reparti». Quelli rimasti saltano i riposi, modificano i turni di lavoro, sono costretti a far slittare ferie e a fare straordinari. «E quando si arriva a commettere il minimo errore per la stanchezza si finisce anche in commissione di disciplina» ha ricordato Francesco Menegazzi (Uil). «Ovvio che si arriva poi a situazioni da 70 malati in attesa come due giorni fa al pronto soccorso di Mestre» ha detto Dario De Rossi (Cisl).

Lo sa bene chi in reparto ci lavora tutti i giorni. Se passasse «quota cento», nel solo distretto di Venezia «se ne andrebbero dal 20 al 40 per cento dei miei colleghi – fa due conti Andrea Zancanaro, internista dell’Angelo e sindacalista Anaao – Ieri, in assemblea, la percezione di essere sull’orlo del burrone del sistema sanitario era palpabile». Per i medici la situazione si complica, perché i concorsi vanno deserti, gli specialisti si vedono con il binocolo, così come le borse di studio per riuscire a formarli. Molti poi si dimettono dal pubblico per passare al privato, dove guadagnano molto meglio. «I giovani si licenziano, non si era mai visto – continua il medico – Io vengo chiamato anche 90 volte in una notte di turno: chirurghi e radiologi, che assicurano la reperibilità, sono talmente pochi che spesso sforano il limite di legge di 10 notti al mese».

L’Usl veneziana però sta correndo ai ripari e ieri si è affrettata a ricordare che sono in corso 43 concorsi, più gli incarichi di specialisti ambulatoriali interni e le attribuzioni di posti per i liberi professionisti. Insomma, i rinforzi stanno arrivando. «In un’azienda di più di 7500 dipendenti è fisiologico il costante avvicendamento di personale», spiega la direzione generale. Il bando per gli Oss ha avuto 945 candidati e l’Usl assicura che nei prossimi giorni sarà deliberata l’ammissione di 610 di loro alla valutazione dei titoli: entro i primi di gennaio, poi, cominceranno a entrare in servizio. Del concorso per infermieri dell’anno scorso è già stata quasi esaurita la graduatoria di mille («proprio per le continue assunzioni») e un nuovo concorso sta per essere pubblicato, insieme al bando di mobilità. «Quanto a ferie e riposi – conclude l’Usl – contingenti situazioni di difficoltà possono accadere, ma c’è una costante attenzione alle prerogative dei lavoratori». (Giulia Busetto)

CORRIERE DEL VENETO – Venerdì, 16 novembre 2018

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