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Sanità. Verso la scadenza dei mandati dei manager veneti. Otto «big» in Friuli, l’ultimo è il ds di Padova che va a Trieste. «Lì più soldi e più autonomia»

Continua l’esodo dei dirigenti della sanità veneta in Friuli, che ha già attratto 8 «big». L’ultimo acquisto di Debora Serracchiani è Pierluigi Scannapieco, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Padova, che dal 18 maggio sarà il nuovo direttore generale dell’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) pediatrico «Burlo Garofolo» di Trieste.

A novembre aveva partecipato alle selezioni (8 posti in palio) insieme alla guida dell’Azienda ospedaliera Claudio Dario, al direttore amministrativo Eugenio Possamai e al direttore di dipartimento Daniele Donato. Tra i concorrenti c’erano pure il direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Verona Pierpaolo Benetollo, il dg dell’Usl 13 di Mirano Gino Gumirato, il dirigente dell’Usl 9 di Treviso Giancarlo Bizzarri e l’avvocato Arianna Casotto, dirigente amministrativo all’Usl 16 di Padova.

Ora la mission di Scannapieco, che si è detto «onorato» della nomina, sarà rilanciare l’istituto pediatrico triestino. Dopo Adriano Marcolongo, diventato segretario della Sanità in Regione Friuli, e Valerio Alberti, nominato dg dell’Irccs Spallanzani di Roma, l’ospedale della città del Santo perde un altro punto di riferimento. «Significa che la squadra veneta fa scuola — commenta Dario, a sua volta risultato idoneo per ricoprire lo stesso ruolo in Campania, Emilia, Piemonte e Friuli —. Quanto alla sostituzione di Scannapieco, mi prendo qualche giorno per pensarci. Il lavoro è impostato, mi confronterò con il resto della direzione strategica». L’ipotesi principe parrebbe quella di affidare i compiti svolti dal ds in partenza a Donato, che in passato ha svolto lo stesso ruolo per l’Usl 16. I motivi sono due: Donato ha esperienza, si sa muovere bene nell’ambiente, è molto apprezzato da primari e medici, dei quali è diventato l’interfaccia con Dario. E poi non avrebbe molto senso, visto il periodo di tagli alla sanità, scegliere un altro dirigente a 7 mesi dalla scadenza dei dg.

Scannapieco, dicevamo, è l’ottavo «big» a preferire il Friuli. La strada l’hanno aperta, nel 2013, Giovanni Pilati, ex direttore amministrativo all’Usl 18 di Rovigo diventato prima commissario e poi direttore generale dell’Azienda sanitaria 2 Bassa Friulana-Isontina di Gorizia, e appunto Marcolongo. Il primo gennaio scorso invece Pierpaolo Benetollo, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Verona, è approdato alla guida dell’Asl 3 Alto Friuli-Collinare di Tolmezzo e Gemona, mentre Aldo Mariotto, direttore sanitario all’Usl 19 di Adria, è passato alla segreteria regionale della Sanità, con Marcolongo. Nello stesso tempo Pilati ha nominato suo direttore amministrativo Antonio Poggiana, che ricopriva il medesimo incarico all’Usl 18 di Rovigo. Ma c’è spazio anche per le donne, chiamate a impegni prestigiosi. Matilde Carlucci, ex direttore medico all’Usl 3 di Bassano, è il nuovo direttore sanitario del Centro tumori di Aviano. Stesso ruolo che ricopre proprio al «Burlo Garofolo», accanto a Scannapieco, Renata De Candido, ormai ex dirigente medico dell’Usl 16 di Padova.

Un fuggi fuggi dovuto al fatto che in Friuli si guadagna di più (la giunta Zaia ha tagliato il compenso dei dg da 155.500 euro a 123 mila e dei ds da 123 mila a 109 mila e ha tolto il premio di produzione, che invece la giunta Serracchiani ha lasciato al 10% dello stipendio, ritoccato a 132 mila euro), ma soprattutto si gode di maggiore autonomia. Dietro le quinte c’è chi sostiene che in Veneto i manager siano diventati meri esecutori della Regione, senza più spazi di manovra. «Qui chi ha voglia di impegnarsi, di rinnovare, di migliorare, ha il potere di farlo — spiega Marcolongo — ed è lo stimolo più importante per chi lavora al servizio della salute della gente. Noi diamo responsabilità ai dg e non è una variabile da trascurare, anzi corrispondere ai bisogni e alle aspettative dei pazienti è la prima motivazione, dà un sapore diverso a questo mestiere. E non ha prezzo».

Michela Nicolussi Moro – Il Corriere del Veneto – 26 aprile 2015 

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