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Sardegna. Blue tongue, è allarme per lo smaltimento degli animali morti. La Regione studia le soluzioni

Vertice con i sindaci del territorio sul problema dei costi Le opzioni della Regione: sotterramento o incenerimento

IGLESIAS. Millecinquecento capi debellati dalla blue tongue nel Sulcis Iglesiente. Ma, oltre alle problematiche legate alla prevenzione e al controllo della malattia, i sindaci del territorio devono far fronte anche ad un’altra emergenza: lo smaltimento dei capi. Dove farla e in che modo. Un’operazione costosa per i comuni che devono rispettare cavilli burocratici e diverse normative. Ieri mattina a Villamassargia, a Casa Fenu, si sono riuniti i sindaci di Domusnovas, Gonnesa, Buggerru, Narcao, Sant’Anna Arresi, Perdaxius, Masainas, Giba, Villaperuccio e Villamassargia, per discutere su possibili soluzioni insieme ai dirigenti dell’assessorato regionale alla Sanità, ad Alberto Satanino del Corpo Forestale e al veterinario della Asl 7 responsabile di Sanità animale, Gian Nicola Sanna. Quale sistema adottare per smaltire i capi morti a causa della blue tongue? Destinarli ad un inceneritore (quello di Macchiareddu) pagando per lo smaltimento circa 30 euro a capo, oppure distruzione e smaltimento in loco, tramite interramento degli animali. Se i sindaci affrontano numerose difficoltà legate ai tagli di risorse economiche come possono far fronte a queste spese anche se la Regione dovrebbe poi rimborsare questi costi. «Il problema sta nel fatto – ha detto Franco Porcu, primo cittadino di Villamassargia – a causa della blue tongue che i sindaci, non possono anticipare soldi». Non solo risorse economiche, gli amministratori hanno chiesto soprattutto norme chiare su come smaltire i capi per non incorrere in sanzioni. «Solo ed esclusivamente a fronte dell’emergenza – hanno sottolineato Gabriella Sirigu (direttrice del servizio prevenzione) e Franco Ghiani (dell’ufficio staff assessorato alla Sanità)– viene data discrezionalità ai sindaci di stabilire qual è la soluzione più idonea per le loro realtà locali: il sotterramento o le procedure di incenerimento». La maggior parte degli amministratori ritengono che è meglio il sotterramento, che però deve essere fatto trovando gli spazi, utilizzando calce e teli biodegradabili. Una soluzione che deve essere disponibile non appena si verificano le emergenze. Ma tutto questo comporta dei costi. I rappresentanti della Regione hanno chiesto da parte di ogni comune una ricognizione di tutti i luoghi che potrebbero essere utilizzati per il sotterramento e stabilire in un secondo momento poi quante risorse potrebbe essere erogate per un sistema di smaltimento di emergenza.

La Nuova Sardegna – 15 ottobre 2013 

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