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“Sbagliato liberare gli asintomatici. Rischiamo varianti più pericolose”. La commissaria Ue alla Salute Kyriakides: in milioni ancora senza dose, giusto che gli Stati pensino all’obbligo

La Stampa. «La situazione è preoccupante». L’attuale quadro epidemiologico in Europa non lascia tranquilla Stella Kyriakides. La commissaria Ue alla Salute ritiene che non sia ancora il momento di iniziare a trattare il coronavirus come se fosse endemico. La diffusione di Omicron sta mettendo in ginocchio diverse attività essenziali delle nostre società e sta aumentando la pressione sugli ospedali, ma non solo: «Più si diffonde – spiega la commissaria – e maggiore è il rischio che emerga una variante ancor più pericolosa».
È corretto dire che siamo in una fase in cui convivono due pandemie?
«La grande ondata di contagi che stiamo vedendo in tutta Europa è spinta da una convivenza di Delta e Omicron. Una situazione preoccupante. Ciò che sappiamo è che i nostri vaccini offrono un buon livello di protezione dalla malattia grave e dal ricovero in ospedale per entrambe le varianti. Questo conferma l’importanza del vaccino e del booster».
È ormai dato per assodato che la malattia provocata da Omicron è meno grave?
«Ciò che vediamo va in questa direzione, ma non dovremmo compiacerci. Il peso assoluto dei numeri di Omicron manda la gente in ospedale, specialmente i non vaccinati. Per questo Omicron non dovrebbe essere considerata una variante più leggera. Inoltre sta disturbando molte attività – dalla raccolta differenziata alle scuole, dai viaggi ai servizi essenziali – e mettendo sotto sforzo gli ospedali. Inoltre più si diffonde, maggiore è il rischio che emerga una variante ancor più pericolosa».
Secondo l’Oms, entro due mesi il 50% della popolazione europea potrebbe essere contagiata: è una stima realistica?
«Questa stima è frutto di un modello matematico. Vedremo come andrà a finire nella realtà, che è sempre difficile da prevedere. Ciò che è chiaro è che Omicron si sta diffondendo ovunque. I modelli dell’Ecdc stimano che sarà dominante entro febbraio, del resto lo è già in più della metà degli Stati membri Ue».
La riapertura delle scuole è un rischio che dobbiamo inevitabilmente correre?
«Tenere le scuole aperte e i ragazzi al sicuro nelle classi è stata una nostra priorità durante tutta la pandemia, per il loro sviluppo e per la loro salute mentale. Ma lo abbiamo fatto nel modo più sicuro possibile. Per questo è fondamentale seguire le raccomandazioni per le scuole in termini di test, isolamento, mascherine, e soprattutto areazione degli ambienti».
L’Italia ha introdotto il vaccino obbligatorio per gli over 50, l’Austria inizierà da febbraio. Ma il resto dei Paesi Ue non sembra convinto: meglio la costrizione o la persuasione?
«Il vaccino rappresenta il miglior modo per proteggersi dal Covid. Tuttavia, a oltre un anno dalla sua distribuzione, milioni di europei non sono ancora vaccinati. Questo deve cambiare. E dunque ha senso discutere dell’obbligo. La persuasione è sempre meglio della costrizione, ma se la persuasione non funziona e la salute pubblica è gravemente a rischio, gli Stati dovrebbero valutare tutte le opzioni».
Il governo spagnolo dice che presto dovremo trattare il Covid come una malattia endemica, come l’influenza. In Italia si parla di interrompere il conteggio giornaliero dei casi e di effettuarlo solo su base settimanale: è il momento di cambiare approccio alla malattia a livello europeo?
«Siamo ancora in una pandemia letale con un virus molto contagioso. Il Covid non è ancora diventato endemico. Anche se Omicron sembra provocare una malattia meno grave, non è meno pericoloso. Nell’Ue dobbiamo continuare con la nostra forte risposta comune alla crisi».
Ha senso imporre l’isolamento soltanto ai sintomatici e lasciar liberi gli asintomatici, se vaccinati con tre dosi, come chiedono le Regioni italiane?
«La scorsa settimana abbiamo fornito delle linee-guida aggiornate sulla quarantena e sull’isolamento che tengono conto dello status di vaccinazione e della pressione sui sistemi sanitari e sulle società».
Le linee-guida, prodotte dall’Ecdc, dicono che asintomatici e sintomatici dovrebbero essere trattati allo stesso modo…
«Ogni Stato può adattare le regole alla propria situazione, ma è importante ricordare che sebbene il vaccino protegga dalla malattia grave, le persone vaccinate possono infettarsi e infettare gli altri. È fondamentale continuare ad applicare altre misure preventive, come indossare la mascherina negli spazi affollati, mantenere la distanza e una buona areazione, indipendentemente dal fatto che i sintomi siano presenti o meno».
L’Italia continua a chiedere il tampone ai viaggiatori Ue, anche se vaccinati: è una misura giustificata?
«Gli Stati che hanno usato il freno d’emergenza per introdurre ulteriori misure restrittive, come l’obbligo di tampone, dovrebbero sempre farlo in modo proporzionato e per il più breve periodo possibile. Inoltre è fondamentale che ci sia uno stretto coordinamento e una buona comunicazione tra gli Stati e con i cittadini. Omicron sfugge parzialmente ai vaccini e vediamo che alcune persone vaccinate possono diffondere il virus».
Proviamo a fare un salto nel gennaio del 2023: come immagina la vita tra un anno? Avremo ancora la mascherina, il vaccino e il Green Pass?
«Mi piacerebbe prevedere il futuro, ma purtroppo non posso. Ciò che possiamo dire con un certo grado di sicurezza è che è improbabile che il Covid scompaia da solo. Probabilmente diventerà endemico a un certo punto, impareremo a conviverci, proteggendo i più vulnerabili con vaccini e cure. Ma il nostro comportamento di oggi conterà per il gennaio del 2023. Quello che facciamo oggi, collettivamente e individualmente, deciderà l’evoluzione della situazione. Con vaccino, mascherina e distanza possiamo tornare a una nuova normalità che sia più vicina possibile alla nostra vecchia normalità». —

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