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Sblocca-Italia, sì della Camera. Il Senato non dovrebbe modificare il testo che destina 3,9 miliardi alle grandi opere

Giro di boa con assetto da considerare definitivo per il decreto Sblocca Italia. Dopo la fiducia votata al governo una settimana fa, ieri la legge di conversione del decreto ha ottenuto il via libera finale della Camera, al termine di un tormentatissimo iter parlamentare, concluso dall’approvazione di ben 50 emendamenti richiesti dalla commissione Bilancio sul testo uscito dalla commissione Ambiente.

L’ok finale di Montecitorio consegna al Senato un testo praticamente blindato. L’esame in Aula a Palazzo Madama inizierà martedì 4 novembre. Difficile, se non impossibile, immaginare nuove correzioni (dopo le oltre 200 apportate alla Camera) a meno di non rischiare la decadenza del provvedimento, da convertire in legge entro martedì 11 novembre.

Il passaggio parlamentare ha confermato i pilastri del provvedimento, ma non sono mancate le correzioni di rilievo: alcune imposte peraltro dalla cronaca, come nel caso degli interventi mirati a sbloccare gli appalti per la messa in sicurezza di Genova, congelati dai ricorsi al Tar. In futuro, prima di accordare una sospensiva i giudici dovranno valutare anche le esigenze di incolumità pubblica connesse alla realizzazione degli interventi.

Confermati i fondi destinati allo sblocco delle grandi opere (3,9 miliardi, di cui una prima tranche di 1,7 miliardi già individuata dal ministero delle Infrastrutture) così come i poteri da super-commissario attribuiti all’amministratore delegato delle Ferrovie Michele Elia per accelerare l’avvio dei cantieri per la Napoli-Bari e la Palermo-Messina. Completamente riscritto, invece, dopo i rilievi Ue, il capitolo dedicato all’accorpamento (con proroga) delle concessioni autostradali. Rispetto alla corsia preferenziale disegnata dal decreto andato in Gazzetta il 12 settembre sono stati ripristinati una serie di passaggi formali (come il parere dell’Autorità Trasporti e l’ok preventivo Ue) oltre all’impossibilità di “defiscalizzare” gli investimenti previsti con la rivisitazione dei piani.

Qualche correzione di rilievo è arrivata anche sul corposo capitolo delle semplificazioni edilizie. Torna innanzitutto l’obiettivo di disegnare un regolamento edilizio standard valido per tutti i Comuni italiani: la quadra andrà trovata in Conferenza unificata. Confermata la possibilità di frazionare o accorpare le unità immobiliari con una semplice Scia, senza più necessità di richiedere un permesso di costruire. Le semplificazioni sono state accompagnate da un inasprimento delle sanzioni. Per chi “dimentica” di comunicare l’avvio dei lavori (Cil) la multa sale da 258 a mille euro.

Confermata la deduzione Irpef del 20% per l’acquisto di case da destinare all’affitto per almeno otto anni. Si deve trattare però di abitazioni nuove invendute o ristrutturate. Da luglio 2015, poi, gli edifici nuovi o ristrutturati dovranno essere predisposti alla banda larga.

Modifiche di minor impatto per il corposo capitolo dedicato alle bonifiche. In larga parte mantenute anche le deroghe al codice appalti per gli interventi di difesa del suolo (con la possibilità di progetti in house) e per le opere urgenti su scuole, antisismica e beni tutelati. Saltato all’ultimo minuto il raddoppio del fondo emergenze, rimandato (forse) alla legge di stabilità.

Il Sole 24 Ore – 31 ottobre 2014 

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