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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Scuole di specializzazione medica, bocciate dall’Osservatorio una su 10. Ma il Veneto guida la classifica di accreditamento
    Notizie ed Approfondimenti

    Scuole di specializzazione medica, bocciate dall’Osservatorio una su 10. Ma il Veneto guida la classifica di accreditamento

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati22 Agosto 2017Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Avanti Veneto, con le Scuole. Ipotetico giro d’Italia tra Scuole universitarie di specializzazione medica: se esistesse, la terra dei capannoni sarebbe una pesantissima candidata alla maglia rosa finale. Lo dice, indirettamente, l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica. Ieri, il Corriere della Sera ha anticipato i contenuti del dossier che il pool di esperti, guidati dall’endocrinologo padovano Roberto Vettor, ha da poco inviato ai ministeri della Salute e dell’Istruzione. Le pagine, ora al vaglio dei tecnici governativi, svelano alcune «magagne» del settore. Quasi una su dieci delle Scuole italiane (9,4 per cento) non rispetterebbe i requisiti e gli standard indicati dal decreto ministeriale 402. Pubblicato il 13 giugno scorso, il testo di legge disciplina la valutazione delle «fabbriche» che sfornano rianimatori, oncologi, ortopedici, chirurghi del cuore eccetera: in tre parole, i nostri medici di domani. L’Osservatorio (un’emanazione del Miur, il ministero per l’università e la ricerca)ritiene che 135 scuole su 1.433 non siano in grado di formare al meglio i camici bianchi. Presenza di spazi adeguati e laboratori specifici negli atenei; certezza circa gli standard assistenziali di alto livello negli ospedali in cui si svolge il tirocinio del medico in formazione; che esistano indicatori di performance per l’attività scientifica dei docenti: solo il 47,2 per cento delle scuole specialistiche rispetterebbe appieno questi criteri. Per un altro 43,3 per cento, l’osservatorio suggerisce ai ministri un’autorizzazione con riserva; da «bocciare» la fetta che rimane per fare cento. Nel girone degli «ultimi», il dossier include anche quattro scuole di specializzazione medica del Veneto. A Padova, quelle di chirurgia maxillo-facciale, medicina termale, quindi Farmacologia e tossicologia clinica. A Verona, invece, lo stop è stato chiesto per statistica sanitaria e biometria. I numeri, dunque, promuovono il Veneto: il freno invocato dagli esperti tocca appena il 3,3 per cento delle 120 scuole padovane e veronesi. A ben vedere, tuttavia, la performance della didattica medica regionale è ancora più elevata. «La scuola di specializzazione in statistica medica e biometria – fa sapere Alfredo Guglielmi, presidente della scuola di Medicina di Verona – non è mai stata attivata e non lo sarà nemmeno quest’anno. Abbiamo appena iniziato l’iter e ci sono due anni per aderire ai parametri previsti dal Miur». Perché «bocciare» una struttura che ancora non esiste? Alla domanda, giustamente, Guglielmi risponde: «Chiedete al ministero». Ma anche Padova ha ampie giustificazioni da portare per i tre «respingimenti». Maxillo-facciale aveva un unico insegnante, Giuseppe Ferronato. Il professore, appassionato di trekking, lo scorso marzo, è stato ucciso da un infarto durante un viaggio in Costa Rica: per un nuovo docente serve il concorso e, si sa, ci vorrà tempo. Medicina termale, spiega una fonte qualificata, neppure doveva presentare la domanda di accreditamento: «Quella scuola, per tradizione, è a Roma». Infine farmacologia. «La scuola è collegata a quella dell’università di Milano, che è accreditata», quindi autorizzazione per osmosi. Avanti Veneto, Veneto davanti. Appunto.

    Il Corriere del Veneto – 22 agosto 2017

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    Cristina Fortunati
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