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Seconda ondata dell’epidemia. Esposto nelle Procure venete. Il Comitato veneto per la sanità pubblica: gestione inadeguata. La replica: tutto regolare

Corriere del Veneto. Attacco alla gestione sanitaria dell’epidemia da Covid, soprattutto per quanto riguarda la seconda ondata. Da una parte un comitato popolare, il «Comitato veneto per la Sanità pubblica» (Covesap) che ha presentato un esposto alla Procura polesana e un attacco più politico a difesa del personale sanitario, dalla lista civica «ll Veneto che vogliamo» che sostenne il candidato del centrosinistra Arturo Lorenzoni alle ultime Regionali, poi sconfitto da Zaia.

Ma in merito alla supposta «mala gestio» l’Usl 5 sostiene di aver fatto tutto il possibile e necessario. La sezione polesana del Covesap ha presentato alla Procura rodigina un esposto perché verifichi se la pandemia sia stata gestita al meglio nel territorio. L’iniziativa è stata replicata in tutte le provincie del Veneto. Il Covesap in Polesine raccorda i comitati per la difesa della sanità pubblica del capoluogo, Adria e Trecenta insieme all’associazione «Articolo 32», di cui è referente Vanni Destro, esponente di lungo corso dell’attivismo sociale e della sinistra polesana.

«L’emergenza sanitaria in atto — osserva Enrico Naccari, portavoce del Covesap polesano e referente del comitato adriese — ha dimostrato una volta di più quanto sia stata sbagliata la politica di tagli sulla sanità pubblica in Veneto. In vent’anni in Polesine si è perso il 25,6% della capacità di ricovero, con un calo dei posti-letto per acuti dagli 873 del 1993 ai 650 previsti dalle schede ospedaliere del 2019. I posti intensivi tra il 2000 e il 2019 sono calati da 70 a 32. Il tutto mentre si trasferivano servizi ai privati».

C’è poi la carenza di organici da considerare, per il Covesap. «Si è annunciato — prosegue Naccari — l’allestimento di nuovi posti di Terapia intensiva per fronteggiare la situazione. Purtroppo non bastano ventilatori e macchinari, se il personale è numericamente insufficiente e sottoposto a carichi di lavoro pesantissimi».

Antonio Compostella, direttore generale dell’Usl 5 replica: «In Polesine tutto quello che è stato fatto lo abbiamo condiviso sempre con la stampa. Dall’inizio dell’epidemia a oggi sono stati fatti interventi adeguati alla situazione. Credo che per tempestività e per modalità, le azioni siano state adeguate».

Riguardo all’esposto del Covesap, la Procura di Rovigo non ha ancora preso in gestione il documento.

Intanto sul fronte politico il Coordinamento veneto della lista civica, «Il Veneto che vogliamo» attacca il governatore del Veneto, Luca Zaia. «Quello regionale è tutt’altro che un sistema sanitario da imitare — pungono Laura Bassi e Paolo Giolo del coordinamento polesano — I lavoratori fanno turni massacranti, chiedono almeno un tampone molecolare a settimana e di poter avere le mascherine FFP2 e si sentono rispondere picche».

Sono testimonianze di lavoratori che vivono la realtà sanitaria «e per conoscerla questa realtà occorre ascoltarla direttamente da chi la vive, da chi vi lavora — continuano i due esponenti del “Veneto che vogliamo” — Si tratta di una realtà che non combacia con quella che da mesi, ogni giorno, il presidente del Veneto racconta dalle sue dirette tv, dove fioccano numeri di ogni tipo».

L’ultima replica del dg Compostella: «Le misure adottate sono andate crescendo a mano a mano che è aumentata l’emergenza. A sostenere ciò che ho detto ci sono anche i numeri. E i numeri parlano per noi».

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