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Sergio Mattarella è il 12° presidente della Repubblica italiana, ampia maggioranza: «Il pensiero va alle difficoltà e alle speranze degli italiani»

Sergio Mattarella è il 12° presidente della Repubblica italiana: è stato eletto dal Parlamento con 665 voti (quorum 505). Pd compatto alle votazioni, resa dei conti nel centrodestra: i centristi votano sì ma si dimette Sacconi, si spacca Forza Italia. Martedì il giuramento di Mattarella, che ieri come prima uscita ha visitato le Fosse Ardeatine.

«Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini» le prime parole del neopresidente. Renzi: Mattarella è un galantuomo, sarà un grande presidente.

La coscienza e la «regola»

di Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore. «Sergio Mattarella è una persona seria. Non è vero che è un uomo cupo, quante volte abbiamo riso e scherzato, quante volte ci siamo presi in giro». Ciriaco De Mita lo conosce bene e viene subito al punto: «Viviamo tempi in cui la politica è fatta di parole e di speranze non motivate, si sono perse le radici, ebbene Mattarella è un uomo concreto e lo vedrete all’opera, con i suoi criteri oggettivi saprà mettere in difficoltà chi fa le cose sbagliate, chi cerca le scorciatoie». Il primo banco di prova sarà la norma del 3% sull’evasione fiscale pro-Berlusconi, Renzi farà bene a ritirarla per davvero non per finta perché altrimenti il “moroteo siciliano” (esserlo a Palermo diventava una testimonianza) che ha abbandonato la politica senza mai pensare di dovere rientrare, non frequenta i salotti e non ha favori da restituire, farà sentire il peso della sua cultura giuridica e di una vita nelle istituzioni. Forse, il merito politico più rilevante di questa scelta di Renzi premiata dal generoso voto del Parlamento, è proprio quello di avere chiesto al suo partito e agli altri di eleggere come Presidente della Repubblica un uomo al quale non si può chiedere di fare diversamente da ciò che la coscienza e la “regola” gli dicono di fare. Sabino Cassese ha lavorato al suo fianco alla Corte Costituzionale e ha un giudizio netto: «È una persona che ha una grande capacità di guardare alle cose con distacco, in modo analitico, determinato, tenace nelle convinzioni, è uomo di pochissime parole, ma quelle parole pesano perché sono il frutto di un’elaborazione approfondita».

Diciamocelo con franchezza, questo giornale (”Il presidente che serve al Paese” giovedì 15 gennaio) aveva detto senza mezzi termini che l’Italia ha bisogno di un Capo dello Stato della statura internazionale di un Helmut Kohl che non dice una parola in inglese ma butta giù il muro di Berlino e riunisce un popolo, pone le basi di una Nuova Europa politica fuori dagli egoismi nazionali e da vecchi e ricorrenti feticismi. Auspicavamo un Capo dello Stato che conoscesse la macchina pubblica italiana e si muovesse a suo agio sullo scacchiere estero economico e geopolitico, ma sapesse, allo stesso tempo, guidare la conciliazione tra partiti e Paese reale e avesse il rispetto di chi lo vota e di chi non lo vota. Ne siamo ancora fermamente convinti perché il cammino per conquistare la normalità, nonostante la spinta indubbia del bazooka di Draghi e il vantaggio di un petrolio e di un euro ai minimi, resta pieno di ostacoli: ci sono un problema greco, aperto in casa, per fortuna incapace ad ora di alimentare contagi pericolosi e un’Europa che non riesce a rianimare la sua domanda interna, a partire da quella tedesca, la Cina rallenta e la Russia è in piena crisi, sopravvive una sola locomotiva che è quella americana, alle prese con il super dollaro.

La padronanza dello scacchiere internazionale non è oggettivamente il punto di forza del nuovo Capo dello Stato, ma per quanto potrà sembrare a prima vista complicato a capirsi, nella situazione italiana di assoluta debolezza di oggi e con un rischio mai allontanato di una persistente instabilità, Mattarella risulta la scelta giusta perché è l’arbitro di esperienza e competenza di cui questo Paese ha vitale bisogno, anche con il nuovo Italicum e l’accentuazione del maggioritario. Appartiene all’Italia perbene che è il migliore biglietto da visita internazionale per un Paese malato di corruzione, conosce l’Italia che soffre di più e a questa Italia si è voluto rivolgere con le sue prime parole. Ha l’esperienza politica, parlamentare, costituzionale e amministrativa per evitare pasticci e, soprattutto, per assecondare e fare atterrare sulla terra, dal pianeta Marte delle parole, quel riformismo concludente che taglia le leggi inutili e attua quelle giuste, smonta senza criminalizzare il moloch italiano di una burocrazia ossessiva e, in alcuni casi, addirittura odiosa, provando a liberare imprese e cittadini dal fardello più pesante.

L’interrogativo principale dei mercati di questi giorni non ha riguardato le “scatole cinesi” della politica italiana, ma piuttosto la capacità dell’attuale premier di affrontare e concludere in tempi certi il ricambio della presidenza della Repubblica tenendo unito il suo partito e dimostrando di avere la forza e la compattezza per procedere sulla strada delle riforme cambiando in profondità non in superficie, come troppo spesso è avvenuto, entrando nei problemi e sviscerandoli, con metodo analitico e pragmatico, misurato alla prova del fatti. Su questi terreni, dalla semplificazione burocratico-normativa alla delega fiscale fino al lavoro e alla giustizia, Mattarella può dare molto, ha un capitale personale di affidabilità da spendere per contribuire a mettere a posto la nostra scassatissima macchina pubblica, mette insieme il rigore sturziano, la mediazione morotea e l’attenzione ai poveri di La Pira. Sui terreni dell’economia e delle relazioni internazionali la bandiera sventolerà tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia, ma l’esperienza politica di lungo corso e la prova positiva come ministro della Difesa nella vicenda del Kosovo ci spingono ad azzardare che, all’occorrenza, le sorprese potrebbero non mancare. Napolitano è arrivato dove è arrivato ma non partiva da molto più avanti di Mattarella.

Il Sole 24 Ore – 1 febbraio 2015 

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