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Siccità a Treviso. In ginocchio anche gli allevamenti bovini

Pedemontana a secco, lievitano i prezzi per l’alimentazione: la Cia chiederà lo stato di calamità

Pedemontana completamente a secco: e a farne le spese sono soprattutto gli allevamenti bovini. Per la Cia (Confederazione Italiana Agricoltura) non c’è che una soluzione: rifinanziare subito il piano irriguo nazionale e inserire quest’area. In altri termini costruire una rete di irrigazione oggi assente. «Il piano esiste», spiega il numero uno provinciale della Cia, Denis Susanna, «ma mancano i fondi, tagliati dal Governo. Stiamo assistendo oggi per l’effetto della tremenda siccità a una debacle su tutti i fronti, soprattutto nel settore allevamento». Ampie aree verdi per pascolo e coltivazione di foraggi, mais, soia ed erba medica desolatamente secchi. «Il 50 per cento di questa produzione è ormai perso», continua Susanna, «e a questo fa riscontro un rincaro del 20 per cento delle materie prime e una diminuzione del 20 per cento del prezzo del latte. I bilanci delle aziende sono tutti saltati. Gli agricoltori chiedono che si intervenga affinché questa emergenza non si verifichi più. E questo non può che accadere con l’arrivo dell’acqua».

Basta passeggiare per i campi per rendersi conto del disastro: nell’azienda agricola Rinaldo a San Zenone le piante di panico rasentano il terreno, mentre dovrebbero essere alte circa un metro: idem dicasi per l’erba medica. Il mais, completamente disidratato, si frantuma tra le mani, le pannocchie sono lunghe meno di dieci centimentri: in pratica tutto da buttare. «Un disastro», spiega Gianpietro Rinaldo, «solo grazie ad raccolta precoce del foraggio abbiamo conseguito un raccolto sui tre che di solito avvengono durante l’estate e che ci permettono di far fronte all’alimentazione delle vacche. Chi ha aspettato ha perso anche questo. E i prezzi stanno lievitando sempre di più». Li snocciola senza problemi il figlio Mauro: «Il mais è passato da 20 a 30 euro il quintale, la soia da 30 a 64. La grande siccità ha effetti anche nella produzione di latte. Dai 3.200 litri al giorno siamo attestati sui tremila». Per la prima volta, ieri, le vacche che tra un mese partoriranno si sono tutte rifugiate sotto una tettoia per sfuggire alle vampate di Lucifero, il gran caldo di questi giorni: intorno, quello che era normalmente un bel prato dove pascolavano tranquille alla brezza proveniente dal Grappa, sembra il deserto. «Tutti gli allevamenti della zona sono in queste condizioni, nessuno escluso, ad Asolo, Pagnano, Borso. A fronte di questo», conclude Susanna, «chiedere lo stato di emergenza è ovviamente scontato».

La Trbuna di Treviso – 24 agosto 2012

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