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Costi standard. Il Governo accetta parte delle richieste regionali

Le Regioni benchmark saranno tre, una del Nord, una del Centro e una del Sud. E una dovrà essere di piccola dimensione. Regioni speciali e Province autonome escluse dal provvedimento. Ecco il testo del nuovo decreto scaturito dall’intesa Stato Regioni del 16 dicembre scorso, ma reso noto solo oggi da Il Sole 24 Ore.

C’è grande attesa per l’avvio dell’esame in Commissione bicamerale del decreto sul federalismo fiscale e i costi standard sanitari. Il parere non sarà vincolante ma considerato il quadro politico e i numeri che vedono maggioranza e opposizione in pareggio questo passaggio viene visto tra quelli fondamentali per il destino della legislatura.

In ogni caso Deputati e Senatori dovranno esaminare un testo diverso rispetto a quello precedentemente emanato dal Governo il 7 ottobre scorso. Sono state infatti recepite in un’intesa (il 16 dicembre scorso) le proposte di modifica delle Regioni e Province autonome.

Una delle modifiche accolte riguarda i livelli essenziali delle prestazioni (sia i Lea che i Lep) per i quali, in attesa della loro determinazione per legge, si è convenuto che siano stabiliti tramite intesa in sede di Conferenza unificata, con caratteristiche di generalità e permanenza, pur nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.

Per la sanità in particolare le modifiche principali riguardano gli articoli, dal 20 al 24, del decreto concernenti i costi standard sanitari.

In particolare è stata accolta la richiesta delle Regioni a statuto speciale e delle due Province autonome di essere escluse dal benchmark previsto per la determinazione dei costi standard. Sicilia, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Trento e Bolzano potranno infatti avviare il sistema dei costi standard in autonomia con il solo obbligo di garantire la comunicazione al Governo sugli atti intrapresi.

Altra novità è quella della garanzia che, nell’individuazione delle regioni benchmark, si tenga conto della rappresentatività in termini di appartenenza geografica al nord, al centro e al sud, con almeno una Regione di piccola dimensione geografica.

Importante anche l’intesa raggiunta, e recepita dal nuovo testo del decreto, sul fatto che a decorrere dal 2013 (quando entreranno in vigore i costi standard) il fabbisogno sanitario nazionale standard, fermo restando il suo aggancio al quadro macroeconomico complessivo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli obblighi assunti in sede comunitaria, avvenga “tramite intesa, coerentemente con il fabbisogno derivante dalla determinazione dei Lea erogati in condizioni di efficienza e appropriatezza”.

Abolita, poi, la norma che prevedeva di prendere in esame, ai fini della determinazione dei costi standard, oltre che la popolazione pesata per età, anche indicatori relativi a particolari situazioni territoriali.

Ultima modifica da segnalare quella della garanzia che “eventuali risparmi nella gestione del Ssn effettuati dalle Regioni rimangano nella disponibilità delle Regioni stesse”.

Quotidianosanita.it

4 gennaio 2011

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