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Sisma. “Gli animali lasciati senz’acqua muoiono”. Le richieste degli allevatori per l’emergenza. Nelle campagne bestiame disperso, impianti isolati e lavoro a rischio

Maria Corbi. «Siamo esasperati, non abbiamo più niente, alcuni animali sono morti, gli altri soffrono, il futuro non lo vediamo». Ada insieme al marito Giuseppe e alla figlia Valentina, alleva maiali allo stato brado nel mezzo dei monti Sibillini, nella valle di Patino, comune di Norcia. Il loro prosciutto è finito anche sulla tavola della Casa Bianca ricevendo i complimenti di Michelle Obama.

Nel terremoto del 24 agosto era crollata la stalla, domenica sono diventati inagibili anche il negozio e il laboratorio. «Adesso non abbiamo più niente – dice Ada -. Eppure questo terremoto non è arrivato all’improvviso…ad agosto avevamo avuto un bell’avvertimento. E invece dopo due mesi non abbiamo avuto nessun aiuto. Ci tocca dormire in un camper e in un container ricevuto grazie alla generosità di amici non certo dello Stato».

La visita a sorpresa del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina trova allevatori esasperati e con le scorte di fiducia esaurite. Sono 43 gli allevamenti gravemente danneggiati, 39 anche con abitazioni inagibili, 27 con stalle e depositi crollati. A Cascia 5 allevamenti, 2 a Monteleone di Spoleto, 35 a Norcia e uno a Preci.

Silvio sta a Case sparse di Norcia, è rimasto a controllare le sue mucche e dorme in una tende che la protezione civile non ha fatto in tempo a portare via quando la situazione post 24 agosto si è normalizzata. «Non esiste andare negli alberghi sulla costa perché gli animali vanno accuditi».

Ben vengano le misure del decreto per snellire la burocrazia «che non ci ha dato tregua fino ad oggi»,dice Giuseppe Fausti, «ma non è facile recuperare quando ormai i buoi sono scappati dalla stalla, era meglio che non uscissero», metafora calzante per denunciare i ritardi, il mancato arrivo delle stalle provvisorie causa lentezza delle gare di appalto.

«Siamo in ginocchio e insieme a noi uno dei settori fondamentali -insieme al turismo – per l’economia della Valnerina che impiega più di 1500 persone». «Un fiore all’occhiello per l’Umbria e l’Italia intera». «Eppure non ci hanno tutelati. Mi sono morti degli animali di sete perché dopo domenica nonostante abbia chiesto e pregato di avere acqua non è stato fatto nulla».

Animali morti nei crolli, di stenti, e comunque stressati dalle continue scosse e dalla mancanza di cure. Tanto che la produzione di latte negli allevamenti delle aree terremotate è crollata del 30% mentre sono aumentati i costi gestione nelle stalle distrutte, inagibili o lesionate e quelli per la consegna del latte a causa delle strade dissestate e crescono anche i rischi per mandrie e greggi senza più ricoveri , facile preda di lupi o degli sciacalli, come denuncia la Coldiretti.

Ieri il ministro Martina ha visitato due allevamenti e poi il gruppo cooperativo Grifo che ha continuato la produzione nonostante i danni, comprando il latte dalle aziende che hanno avuto gli impianti produttivi distrutti. Agli allevatori danneggiati viene pagato un prezzo per il latte superiore al mercato, «37 cent più Iva al litro», spiega il presidente Catanossi .

Le frane sulle strade della Valnerina hanno isolato molti allevamenti e caseifici. Intorno a Norcia nei prati è facile imbattersi in mucche o pecore che vagano senza meta, alla ricerca di acqua. E in storie di disperazione e speranza. Come quella di Diego Pignatelli, 31 anni, «produciamo latte e lo trasformiamo in formaggio». Prima di lui, il nonno, il bisnonno. Generazioni che oggi vedono il loro lavoro a rischio. Diego ha iniziato la transumanza per mettere in salvo i suoi animali, una lunga marcia insieme alla sua famiglia, attraverso la piana della Fioritura, a piedi. Poi con il gregge verso Visso dove un camion li porterà prima a Porto Recanati e poi da amici a Rovigo per passare l’inverno. «Ma in primavera torniamo, non abbandoniamo Castelluccio e iniziamo ricostruire».

La Stampa – 5 novembre 2016 

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