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Sono ritornati i tagli lineari. Tanto criticati (doverosamente) durante il governo Berlusconi sono indispensabili quando non si indica dove tagliare

di Domenico Cacopardo, ItaliaOggi. Presto ci accorgeremo degli effetti devastanti che la recessione insieme all’inefficacia, meglio all’inesistenza, dell’azione di governo produrranno nella vita di tutti i giorni. È inutile nascondercelo, sette mesi di Renzi al potere ci hanno dato uno spettacolo scoppiettante, colpi di scena, presenza continua sui media, ma nulla di concreto.

Il giovanotto fiorentino ha pensato che governare fosse organizzare e realizzare uno spettacolo quotidiano e, quindi, si è speso in esercizi verbali cui non corrispondevano né idee né progetti politici.

Da ultimo, la farsa della spending review e la richiesta ai ministeri di procedere di propria iniziativa a proporre i tagli possibili, avendo a riferimento un orientativo 3%. Insomma, dopo la damnatio di tutti i predecessori (non tanto infondata) siamo tornati ai tagli lineari, al demenziale meccanismo immaginato da una classe politica impotente e complice. La ragione è semplice. Se, mettiamo, la garza nella regione A costa 4 centesimi e nella regione B 62, andrebbe capito il perché di una simile differenza. Poiché il produttore di garza, vendendola a 4 centesimi non ci rimette, anzi ci guadagna, dove vanno a finire i soldi della differenza (58 centesimi) oltre che a lui? A dirla senza ipocrisie, questo è il costo della corruzione politica e amministrativa.

Ora, non imponendo brutalmente, senza se e senza ma, i costi standard e operando un taglio lineare, il governo Renzi disporrà una riduzione del prezzo di acquisto a 3,6 nella regione A e a 60,14 nella regione B, dando un forte contributo alla persistenza della corruzione di cui abbiamo detto. Non sarà che c’è un patto nonscritto per non incidere su tutte le rendite di posizione e le occasioni di illecito finanziamento della politica, dei politici e delle burocrazie? Resta, poi, il bersaglio grosso: il pacchetto di riforme di cui s’è parlato, rimanendo nel solo ambito della ginnastica orale. A parte, il Senato che, è inutile nascondercelo, è un fatto importante, ma del tutto marginale, per l’emergenza in cui viviamo. E che in ogni modo ha tenuto intatta la sua costosa burocrazia.

I nodi sono sempre quelli: l’art. 18 e il mercato del lavoro; un taglio deciso delle uscite e delle tasse che si oppongono a ogni iniziativa di investimento. Su questi due fronti, come del resto in tanti altri, il governo barcolla e non sa cosa fare. È inutile e controproducente l’esercizio muscolare di parole pesanti cui Renzi si è dedicato a Bari, all’inaugurazione della Fiera del Levante, dicendo all’Europa che l’Italia sa cosa fare per le riforme mentre sarebbe piuttosto necessario che i 300 miliardi per infrastrutture fossero presto assegnati agli stati dell’Unione (ma non abbiamo i progetti per i quali ci vogliono 2/3 anni. Nel frattempo, il cavallo può essere deceduto).

Si tratta solo di propaganda a uso interno che a Bruxelles non serve, risultando la conferma dell’atteggiamento superficiale di Renzi e dei nessuno (salvo chi sappiamo) che ha portato al governo. Renzi aveva e ha le occasioni per affermare il ruolo dell’Italia sul piano internazionale e le ha sprecate: poteva e doveva puntare i piedi sui tanti dossier delicati a partire dalla questione Ucraina. Qui c’erano le ragioni politiche e morali per non accodarsi agli Stati Uniti nella politica di aggressione alla Russia e di sostegno al governo golpista di quel Paese e alle sue milizie neonaziste come il battaglione Azov. C’era da dire no alle sanzioni e no alla Force de frappe Nato, rivendicando una politica di appeasement con la Russia.

Invece, scioccamente, ci siamo allineati come si allinea Fido, il fedele amico dell’uomo, rinunciando a esercitare un ruolo autonomo e pesante. Se c’era da negoziare qualcosa sul piano interno, era il momento di aprire un’ampia querelle su tutti i temi all’ordine del giorno, potendo, per la regola dell’unanimità, paralizzare la sconsiderata azione dell’Unione, dando alla Germania il sostegno di cui aveva necessità. L’aspirazione della Mogherini all’ectoplasmatico incarico di pseudo ministro degli esteri comunitario, ci ha fatto d’improvviso cambiare posizione, diventando fautori di una dura quanto autolesionistica posizione (dalla piccola armata alle sanzioni).

17 settembre 2014 

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