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Sparano ai cinghiali sui Colli, tre cacciatori indagati dal pm. Ma Coldiretti: «Siamo al limite»

Questa volta i cinghiali e il loro impatto tremendo sul territorio dei Colli Euganei, c’entrano ben poco. Ma l’inchiesta aperta in Procura dal sostituto Sergio Dini, prende spunto proprio da lì. Perché i tre padovani finiti sotto indagine, sono tre bracconieri che di notte si muovono a caccia di cinghiali, per ucciderli e macellarli. E i bracconieri sui colli sono i figli, indiretti, di quel problema: sono cittadini che cercano di farsi «giustizia» da soli.

Perché – dicono gli abitanti dei colli – i cacciatori autorizzati e il lavoro del Parco Colli Euganei è insufficiente di fronte alla numero esorbitante di sus scrofa (il nome scientico) presenti ormai da vent’anni tra gli Euganei. Ed ecco che fucile alla mano, i cittadini di notte sfidano il buio e i boschi, ma anche la legge, come successo ai tre ora sotto inchiesta per caccia di frodo, tentate lesioni e violazione della legge regionale che impedisce di portare le armi all’interno del territorio protetto del Parco Colli. Tutto ha inizio a maggio scorso a Baone quando una sera un dipendente del Parco, assieme a due cacciatori autorizzati, stava battendo la zona in cerca di esemplari da uccidere. A fendere il silenzio di quella notte erano stati alcuni colpi, esplosi – secondo quanto detto dai tre alla polizia provinciale – verso di loro da dei bracconieri che poi avevano tentato di investirli.

Le indagini avevano svelato nomi e cognomi dei protagonisti dell’aggressione; e nei giorni scorsi nel corso di una perquisizione la polizia provinciale ha trovato in casa di uno degli indagati, carne di cinghiale macellata e alcune foto del cacciatore che esibiva come trofeo la preda appena abbattuta. Inchiesta giudiziaria a parte, il problema dei cinghiali come la continua battaglia tra cacciatori «autorizzati» dal Parco (che in cambio dell’aiuto fornito possono far macellare un esemplare ogni cinque di quelli catturati) e cacciatori di frodo, resiste e scatena sempre più polemiche.

A luglio l’allarme era stato lanciato da Wlater Lucchetta, direttore della sezione padovana di Coldiretti. Parole che risuonano forti anche oggi: «La situazione è al limite, serve che il Prefetto e il Governatore diano l’autorizzazione a sparare a compagnie di cacciatori addestrate e in luoghi circoscritti per ridurre drasticamente il numero di esemplari. Queste sono bestie importate dalla Slovenia e ora mischiate con i maiali nostrani. Il risultato è un mostro di due quintali, quando un cinghiale medio pesa 80 chili».

Nicola Munaro – Corriere del Veneto – 18 settembre 2013 

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