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Spending review. Il Governo punta a ridurre dipartimenti e direzioni

IL NODO BENI E SERVIZI Tra gli obiettivi il freno alla corsa della spesa per forniture, a cominciare da quella sanitaria gestita a livello territoriale

Ministeri più «leggeri» con meno dipartimenti e direzioni generali, Agenzie fiscali più snelle e forse ridotte di numero, uffici periferici accorpati in una struttura unica. E un intervento mirato sulla spesa per beni e servizi, soprattutto quella di Comuni ed enti territoriali, con un occhio particolarmente attento alla sanità. Il tutto facendo leva su un meccanismo preventivo dicosti e di efficacia per ogni programma di spesa e sulla mobilità del personale, necessaria per l’azione di razionalizzazione di dicasteri, enti pubblici e vari organismi collegiali. Non è ancora un piano vero e proprio, ma è sicuramente una delle idee di partenza in stato più avanzato per sviluppare rapidamente il processo di spending review su cui si concentrerà dalla prossima settimana il Comitato ad hoc, guidato dal ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda e del quale fanno il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffa e il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli. Il programma di spending review, dal quale il Governo conta di ottenere risparmi per almeno 5 miliardi (ma con la speranza di arrivare a io-is miliardi) sarà congegnato con tutta probabilità entro febbraio. Per il momento partiranno, in via sperimentale, i ministeri dell’Interno, dell’Istruzione e degli Affari regionali come deciso venerdì dal Consiglio dei ministri. Ma il Governo intende accelerare il più possibile e non è escluso che del piano ne venga fatto più di un cenno nel Pro- gramma nazionale di Riforme che dovrà essere presentato a Bruxelles ad aprile. Gli obiettivi indicati da Giarda nell’illustrare al Consiglio dei ministeri le linee guida della spending review parlano chiaro: «Individuare programmi di spesa, uffici e attività da sopprimere o razionalizzare» e «scoprire inefficienze». Per quel che riguarda in particolare le strutture il messaggio è inequivocabile: potatura degli organismi collaterali e riduzione per quanto possibile dei dipartimenti interni e delle direzioni generali. Un’operazione, quest’ultima, che del resto lo stesso premier Mario Monti sembra avere già avviato alla Presidenza del Consiglio. Non tutti i ministeri sono comunque destinati a ridurre le strutture interne. Per ora l’intervento di alleggerimento appare molto probabile al ministero dell’Istruzione, attualmente articolato su tre dipartimenti interni (ognuno con quattro direzioni generali) e, in futuro, potrebbe coinvolgere anche il ministero dello Sviluppo. Per il Viminale si starebbe invece valutando la possibilità di trasferire alcune funzioni alla gestione diretta degli enti locali. Come già previsto dalle misure sulla spending review inserite nella manovra di Ferragosto il programma di revisione della spesa dovrà investire anche le Agenzie fiscali. Su questo fronte la valutazione sarà fatta senza

fretta anche sulla base delle indicazioni che arriveranno da Grilli. Al momento sembrerebbero essere sul tavolo due opzioni di massima. La prima prevede una riduzione da quattro a tre delle Agenzie con l’accorpamento di Entrate e Territorio, che garantirebbe maggiore forza alla struttura attualmente guidata da Attilio Befera. La seconda porterebbe a una nuova configurazione: due Agenzie ma entrambe con una struttura molto snella. Il programma di spending review dovrebbe essere sviluppato in due o tre tappe. Gli interventi su ministeri e agenzie dovrebbero far parte della prima fase. A regime toccherà sicuramente anche al flusso della spesa per gli acquisti di beni e servizi, che soprattutto a livello locale e regionale continua a crescere. Sarà effettuata un’attenta ricognizione, soprattutto sulla spesa sanitaria lievitata, come si evidenzia nel rapporto elaborato nei mesi scorsi da Giarda su incarico dell’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, molto più di quella per l’istruzione. L’idea è di razionalizzare il flusso delle uscite, co- me già avvenuto per le amministrazioni centrali, ricorrendo a meccanismi unificati per gli acquisti. C’è poi il capitolo Province. II Governo potrebbe valutare un nuovo intervento per razionalizzare alcune funzioni in attesa della riforma costituzionale.

Il Sole 24 Ore – 30 gennaio 2012

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