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Spending, ipotesi cabina di regia a Palazzo Chigi. Dipartimento affari economici alla Presidenza del Consiglio più forte affidandolo a Cottarelli

Una nuova gestione della spesa, con un’analisi attenta dei singoli “programmi” ministeriali e l’adozione di un modello di responsabilizzazione finanziaria per tutte le strutture della pubblica amministrazione. E con un chiaro obiettivo: recuperare già nel 2014 dai 3,5 ai 5 miliardi e almeno altri 30 miliardi nel biennio 2015-2016.

Dovrebbe snodarsi lungo queste coordinate il rapporto che il commissario straordinario per la spending review, Carlo Cottarelli, farà arrivare (probabilmente) lunedì a palazzo Chigi e al ministero dell’Economia sulle scrivanie di Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan. Un rapporto che sarà sicuramente subito visionato con molta attenzione da Renzi. Che punta molto sui tagli selettivi per recuperare gran parte delle risorse necessarie per ridurre in tempi brevissimi la tassazione su imprese e lavoro. E che proprio per tagliare rapidamente questo traguardo starebbe valutando l’ipotesi di attivare Palazzo Chigi una vera e propria cabina di regia sulla “spending”.

Il nuovo premier e il suo staff per rendere più fluidi e rapidi gli interventi in cantiere per abbattere il cuneo e favorire l’occupazione starebbero soprattutto accarezzando l’idea di cambiare la “geografia” di alcune competenze tra Palazzo Chigi e ministero dell’Economia. Con un rafforzamento del dipartimento degli affari economici della presidenza del Consiglio affidandone magari il timone proprio a Cottarelli. In questo modo Renzi avrebbe sotto la sua diretta gestione, e non solo come presidente del comitato interministeriale sulla “spending” (chiamato in ogni caso a pronunciarsi sul dossier Cottarelli), la fase operativa del piano di tagli selettivi della spesa.

Una parziale redistribuzione delle funzioni, seppure mirata alla “spending”, insomma. Che potrebbe offrire a Renzi anche la possibilità di costringere alcune strutture del ministero dell’Economia, come ad esempio quella “strategica” della Ragioneria generale dello Stato, a lavorare maggiormente in sinergia con la Presidenza del Consiglio. Allo stato attuale si tratta solo di un’ipotesi sulla quale, così come su quella di un eventuale trasferimento di Cottarelli da via XX settembre a Palazzo Chigi, dovrebbe comunque essere presa una decisione al più tardi entro la fine del mese.

Per il momento il commissario straordinario resta a disposizione di Padoan, che succede a Saccomanni a via XX settembre. E che dovrà immediatamente analizzare nel dettaglio il dossier-spending, anche per rispondere alle attese di Bruxelles che ha chiesto il rispetto degli impegni presi nei mesi scorsi da Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni sulla revisione della spesa. Un dossier che conterrà diverse proposte di intervento: dal pubblico impiego agli acquisti di beni e servizi passando per le società partecipate, gli immobili, le consulenze e le auto blu.

Uno dei pilastri su cui poggerà il piano-Cottarelli è quello di un’ulteriore razionalizzazione della spesa per le forniture della Pa rafforzando il metodo Consip. La task force sull’acquisto di beni e servizi suggerisce tra i possibili interventi da adottare un presidio più a vasto raggio delle cosiddette gare complesse, come ad esempio quelle sull’innovazione e l’Ict in particolare, e un sistema fluido di controlli ex ante («cosa, quanto») ed ex post («verifiche»). In ogni caso per l’ad di Consip, Domenico Casalino, resta anche prioritario un potenziamento dell’attuale sistema a rete fondato su un meccanismo di collaborazione tra la stessa Consip e tutte le centrali d’acquisto regionali.

Un altro snodo cruciale del piano Cottarelli è rappresentato dagli interventi sugli statali. A cominciare dal ricorso alla mobilità obbligatoria (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Dai sindacati arriva subito un “no”. Con il responsabile dei settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, che punta il dito contro la riproposizione dei tagli lineari. «Francamente non si comprende quale sarebbe la novità sostanziale dell’ennesima versione del piano Cottarelli», afferma Gentile, che aggiunge: si tratta «di misure talmente contro i lavoratori che gli stessi datori di lavoro privati ne sognano l’estensione ai loro settori».

Il Sole 24 Ore – 22 febbraio 2014 

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