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Spese folli per cani e gatti, Wall-Street fiuta boom pet-economy

Dalle bambole ai gps, il mercato vale 50 miliardi di dollari. Il futuro di Fido & co. prevede menù ogm free e piatti firmati da chef stellati. Negli Usa il settore registra più 30%

Wall Street e la finanza Usa scoprono il fascino sottile della “bolla a quattrozampe”. Dopo aver investito (e spesso perso) miliardi di dollari nei flop di Silicon Valley e nelle biotecnologie, i guru del denaro a stelle e strisce sono tornati con i piedi per terra e hanno deciso di scommettere su qualcosa di più concreto: cani, gatti, conigli e criceti.

I numeri, la legge che i banchieri capiscono meglio, sono inequivocabili: dal 2007 ad oggi – mentre mercati ed economia venivano asfaltati da Lehman, subprime e recessione – le spese per i migliori amici dell’uomo sono cresciute negli Usa del 30%, arrivando a 53 miliardi, più del pil della Tunisia. Gli americani hanno rinviato l’acquisto dell’auto, tagliato le cene al ristorante, tenuto spenti i termosifoni anche quando il termometro scendeva sotto zero. Ma a Fido & C. non hanno mai fatto mancare nulla. E i re del private equity transatlantico – fiutato il business – hanno aperto il portafoglio.

L’elenco degli affari a quattrozampe firmati negli ultimi mesi ha i ritmi frenetici dell’era folle della new-economy: Alliance Growth, un hedge fund newyorchese, ha puntato qualche milione su Kriser’s, arrembante catena di cibo “olistico” per animali che prevede quest’anno di far crescere il giro d’affari del 40%. Alcuni fondi di San Francisco hanno sottoscritto un aumento di capitale da 7 milioni di Whistle, titolare del geniale brevetto di un Gps (99 dollari) che monitora ogni movimento del cucciolo e spedisce i dati in tempo reale sullo smartphone dell’ansioso proprietario. La finanza bestiale tira pure a Wall Street: Petsmart, unico big del settore quotato, ha visto il valore delle sue azioni volare dai 13 dollari di inizio 2009 ai 68 attuali, roba da far invidia alla Google. E la quotazione di Zoetis – i prodotti veterinari scorporati dal colosso Pfizer – ha fatto dimenticare il fallimentare collocamento di Facebook, regalando agli azionisti un rotondo + 20% in pochi giorni.

Il bello è che la cuccagna – assicurano i guru Usa – è appena all’inizio. Gli americani spendono già oggi 1.477 dollari l’anno per i loro coccolatissimi cani e 1.217 per i gatti. Ma parliamo solo dei costi base per crocchette, vaccinazioni e animal-sitting. Il vero Eldorado sono gli “optional” – spesso costosissimi – diventati un must per la felicità del nostro miglior amico. Il futuro della ciotola di Fido, per dire, è fatto di menù organici e ogm-free firmati da chef stellati. Poco importa che il loro valore nutrizionale sia identico alle anonime bustine tradizionali e che costino il doppio. Questi pranzetti da gourmet (e da nababbo) rappresentano l’11% della ristorazione animale Usa, un affaruccio da 21 miliardi di dollari l’anno su cui si sono buttati a corpo morto, macinando profitti, anche i giganti della distribuzione come Wal-Mart.

L’assortimento dell’oggettistica a quattrozampe non ha ormai nulla da invidiare ai negozi di giocattoli per bambini. Il gattino di casa ha bisogno di un regalo di Natale? Niente di meglio che un vivacissimo topino hi-tech di pezza a energia solare. Diluvia e non volete inzuppare il pelo color miele (magari appena toelettato) del labrador? No problem: basta ripararlo con l’elegante e improbabile Dogbrella (29,95 dollari), l’ombrello al contrario. Oppure si può ripiegare su una camminata indoor in tinello grazie al tapis roulant per animali. Esiste e costa 400 dollari.

È la vecchia legge della domanda e dell’offerta. Siamo disposti a tutto per far felici le nostre bestiole. E il mercato ci accontenta. C’è un lancia-palle automatico per cani, l’aria condizionata per la cuccia, un kit ignifugo d’emergenza con tanto di giubbino d’amianto e bombola ad ossigeno per evacuare in caso d’incendio il nostro fedele compagno (la vita non ha prezzo, il kit sì: 318 dollari). C’è una candela ad hoc che aiuta a prevenire una piaga sociale come la flatulenza di Fido, ci sono marchingegni hi-tech in grado – garantiscono gli inventori – di tradurre in inglese abbai e miagolii per 220 dollari. E visto che l’amore non è tutto – ma in fondo qualcosa conta – esistono pure (www. hotdollfordog. com) provocanti cagnoline gonfiabili per placare le tempeste ormonali dei cuori solitari a quattrozampe. Eccessi? In fondo “la grandezza di una nazione – diceva il Mahatma Gandhi – si misura dal modo in cui tratta gli animali”. Ma forse proprio per questo l’Occidente, ora che anche i cani hanno i loro sex-toys, deve iniziare a farsi qualche domanda….

Repubblica – 11 giugno 2013

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