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Spostamenti, divieto allentato. No del ministro Speranza: grave errore. Dibattito surreale, occorre restringere non allargare

«Voglio essere chiaro: io avevo proposto di fare zona rossa tutta Italia in quei tre giorni di festa. Non cambio idea. La penso come la Merkel, che sembra prepararsi a nuove restrizioni. Il rischio di una terza ondata dopo il Natale preoccupa tutti i Paesi europei. Per me, il limite agli spostamenti tra i comuni è una misura che rischia di essere troppo blanda, certo non troppo rigida ». Roberto Speranza si è battuto per la linea del rigore, assieme a Francesco Boccia e Dario Franceschini. Ha compattato il governo attorno al blocco degli spostamenti. L’assedio parlamentare alla norma, però, rischia di sfociare in un liberi tutti. E nell’esecutivo, adesso, si cerca almeno una mediazione. L’idea è quella di “aprire” i confini tra piccoli comuni limitrofi, la soglia potrebbe essere quella dei centri con meno di cinquemila abitanti. Ma cosa succede, ad esempio, se queste piccole cittadine confinano con grandi centri urbani?
È un allentamento che non piaceva e continua a non piacere a Speranza. L’esecutivo, infatti, aveva fissato due criteri chiave: stop alla circolazione interregionale dal 21 dicembre al 6 gennaio, fermo ai movimenti tra comuni il 25 e 26 dicembre, e il primo gennaio. Per contenere i danni, emissari del governo lavorano adesso sottotraccia a una soluzione. Ma al centrodestra il limite dei cinquemila abitanti non piace, ai renziani chissà. Forza Italia e la Lega puntano a cancellare del tutto il divieto di spostamento tra comuni, lasciando solo il limite dei confini regionali. O, quantomeno, a consentire un raggio di movimento di quindici o venti chilometri da casa.
Speranza trova questo dibattito surreale. È appena tornato da una visita all’azienda farmaceutica Menarini di Pomezia, dove stanno per partire i trial per gli anticorpi monoclonali di seconda generazione. «Una mattinata di ottimismo, ci voleva », dice. Poi, però, torna subito serio: «Oggi contiamo 887 morti. E da giorni vedo però in giro comportamenti leggeri». Questa storia dei comuni, poi, proprio non riesce a giustificarla: «Se devo scegliere tra una regola che certamente può disturbare il Natale dei cittadini, e promuovere misure che provano ad allontanare il rischio di una terza ondata, io non ho dubbi». Non accetta il liberi tutti, non mette la faccia su una misura del genere. Comprende ovviamente le dinamiche parlamentari in atto, le spinte, comprende tutto. «Il Parlamento è sempre sovrano e ho il massimo rispetto, ma non posso avallare misure del genere». Capisce anche che qualcuno non gradisca di restare confinato in un comune da mille abitanti, mentre chi vive a Roma ha margini assai maggiori. Ma è proprio per questo che avrebbe fatto zona rossa tutta Italia, e adesso insiste: «Il mio suggerimento è sempre quello di restare a casa nei giorni di festa. È importante». È importante perché i dati in possesso dell’esecutivo sono allarmanti. Le misure adottate con l’ultimo dpcm ridurranno di molto i movimenti programmati, ma per le feste ci sarà comunque un’impennata di mobilità. «Stiamo abbassando con una fatica immane la curva, non vorrei che tutto venisse sprecato così». Il ministro mette agli atti che la norma era giusta, e che andrebbe difesa. E chiede almeno di ragionarci, di prendersi qualche giorno per decidere, visto che al 25 dicembre mancano ancora 15 giorni.
Se Speranza è duro, ma come al solito pacato, chi davvero non accetta gli argomenti di Salvini e di molti dem del Senato è Francesco Boccia. «Non chiedeteci di sposare un “liberi tutti” – dà man forte al collega -Queste regole sono in vigore da un mese e mezzo nelle zone rosse e arancioni, e nessuno ha mai sollevato il problema degli anziani e degli affetti. Sarà forse perché queste norme funzionano?». Per il ministro degli Affari regionali, allora, «l’obiettivo è evidentemente un altro», tutto politico. «Ma oggi ci sono 887 morti, è questo dibattito mi sembra assurdo. Come è assurdo non capire che il blocco tra comuni serve proprio a tutelare gli anziani».

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