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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Stipendi Pa più alti del privato, ma resta il nodo delle carriere. Nel rapporto Aran cedolini medi superiori di 930 euro lordi annui. Il presidente Naddeo: «Solo l’8% dei vincitori di concorso rinuncia al posto, è fisiologico»
    Notizie ed Approfondimenti

    Stipendi Pa più alti del privato, ma resta il nodo delle carriere. Nel rapporto Aran cedolini medi superiori di 930 euro lordi annui. Il presidente Naddeo: «Solo l’8% dei vincitori di concorso rinuncia al posto, è fisiologico»

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati26 Maggio 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore. Al funzionario tipo della pubblica amministrazione italiana la busta paga offre 930 euro lordi all’anno in più di quel che ricevono in media gli impiegati del settore privato. Fuori dalla Pa, finanza (banche e assicurazioni), energia, l’industria dell’auto e le telecomunicazioni portano a stipendi un po’ più sostenuti, mentre tessile, editoria, servizi e turismo guardano gli enti pubblici dal basso verso l’alto.

    I numeri, o meglio il numero chiave rappresentato dai 31.766 euro lordi annui del cedolino complessivo medio del funzionario pubblico (Sole 24 Ore di mercoledì scorso), sono il cuore del nuovo Rapporto sulle retribuzioni presentato ieri dall’Aran, l’agenzia che rappresenta la Pa come datore di lavoro nella contrattazione del pubblico impiego. La nuova analisi non nasce ovviamente per sostenere un’eccessiva generosità delle buste paga pubbliche; l’obiettivo del presidente dell’Aran Antonio Naddeo che l’ha promossa è semmai quello, speculare, di smontare la narrazione che descrive la Pa italiana come cenerentola degli stipendi, sempre perdente nel confronto con i più scintillanti uffici privati.

    Il problema è quello della scarsa attrattività della Pa. Secondo Naddeo si tratta di «un luogo comune, perché il pubblico offre garanzie, diritti e stipendi competitivi». La ripresa post pandemica coincisa con lo sforzo per il rafforzamento degli organici imposto dal Pnrr ha registrato una moltiplicazione dei concorsi, accompagnata però dall’aumento del fenomeno delle rinunce. E la quota dei «no grazie» sale in modo proporzionale alla qualificazione tecnica e professionale del posto offerto fino a lasciar vuoti più di 7 posti su 10 quando si cercano ingegneri e architetti. Un problema in più per il Pnrr, che proprio di specialisti ha bisogno. Ma anche sul punto Naddeo smorza i toni: «In totale solo l’8% dei vincitori di concorso ha rinunciato al posto, è un dato fisiologico».

    Proprio alla luce dei profili chiesti dall’attuazione del Piano, i tecnici dell’Agenzia negoziale della Pa hanno voluto indagare in particolare la categoria dei funzionari (in pratica il secondo dei quattro scalini della gerarchia non dirigenziale della Pa), ma per omogeneità il confronto con il privato abbraccia anche gli assistenti (il terzo scalino). Sotto esame sono finiti ministeri, agenzie fiscali ed enti locali, mondi che raccolgono in tutto 560mila dipendenti pubblici e sono ben rappresentativi del dipendente pubblico tipo.

    I 930 euro lordi annui che separano la media pubblica da quella privata non vanno letti come indice di una particolare “ricchezza” delle retribuzioni pubbliche. Molto peso nel gioco dei numeri hanno le differenze settoriali, nel pubblico e nel privato dove ambiti come il turismo e i servizi abbassano la media rispetto a banche e industria caratterizzati da retribuzioni più alte. Il senso del racconto offerto dalle cifre è un altro, e indica una Pa sostanzialmente in linea con gli stipendi privati per funzioni equiparabili. Lo stesso accade per i quadri, categoria che nella Pa sta nascendo ora con il nome di «elevata qualificazione» e con un’offerta economica fra i 50mila e i 70mila euro secondo i contratti firmati lo scorso anno. Anche in questo caso i livelli retributivi sembrano allineati a una media che nel privato si attesta a 56.981 euro lordi all’anno. Ma il Rapporto Aran va anche oltre.

    Un altro aspetto che alimenta il dibattito sullo scarso appeal della Pa nei confronti dei nuovi lavoratori è quello delle carriere piatte, adatte a cullare chi cerca la tranquillità del posto fisso ma non a stimolare chi vuole un po’ di sfida (anche con se stessi) per il miglioramento professionale. Il problema esiste, e i numeri lo confermano. La retribuzione iniziale netta mensile è inferiore a quella media solo del 12,8% nei ministeri e del 16,3% nelle agenzie fiscali, mentre la distanza dal massimo potenziale è rispettivamente del 26,1 e del 29%. Impegno, competenze, passione e dedizione, insomma, non sembrano aprire la strada a impennate retributive entusiasmanti, tanto più che nella lenta passeggiata stipendiale il tempo conta più delle caratteristiche individuali. La salita è un po’ pronunciata negli enti locali (lo stipendio medio è superiore del 26,9% a quello iniziale, e il massimo lo è del 44,8%), ma solo perché differenziali e incarichi aggiuntivi sono usati per puntellare una retribuzione che resta più bassa di quelle delle Pa centrali. «Nel nostro Paese c’è un problema di bassi salari nel pubblico come nel privato, e i dati Aran lo confermano», chiosa il segretario generale Flp Marco Carlomagno.

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    Cristina Fortunati
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