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Straordinari, i medici sfidano il governo. Sul piede di guerra per ottenere sei anni di ore extra non pagate: “Pronti a class action se non sarà risolto problema degli arretrati”

Paolo Russo. I camici bianchi ospedalieri sono pronti ad usare l’arma della class action per ottenere oltre sei anni di straordinari non pagati. In media circa 80 mila euro per ciascuno dei 100mila medici che lavorano negli ospedali d’Italia. Per le casse dello Stato una stangata minimo da 3 miliardi, ipotizzando che solo la metà dei medici faccia ricorso. Somma alla quale si aggiungerebbe quella dei medici specializzandi che, in barba a una direttiva europea dei primi anni ‘80, non sono stati retribuiti fino al 2006.

Qui i ricorsi sono già partiti e hanno fruttato per ora 373 milioni di euro in risarcimenti. Ma è solo l’antipasto di quello che le malandate casse di Asl e ospedali dovranno sopportare quando tutti i ricorsi si trasformeranno in sentenze. Altri 4 miliardi stima la Consulcesi Group, holding internazionale con sedi anche in Usa, che con i suoi 350 avvocati e consulenti offre tutela ai medici. «Dopo aver garantito gli specializzandi il 25 maggio partirà l’azione per il rimborso delle ore lavorate in più», preannuncia il presidente, Massimo Tortorella. Che da un lato blandisce il bastone della class action, dall’altro auspica una soluzione legislativa del problema, «per evitare nuovi maxi esborsi allo Stato».

Tre disegni di legge

Intanto in Parlamento sono stati depositati tre disegni di legge che puntano a risolvere la questione degli ex-specializzandi con un rimborso forfettario di 13mila euro l’anno a vantaggio di chi faccia ricorso. Ma proposte bipartisan si preannunciano anche per sanare la querelle sugli straordinari. Per capire da dove nasce il contenzioso che rischia di sbancare lo Stato occorre fare un passo indietro, esattamente al 2003, quando l’Europa emana la direttiva numero 88 che fissa, per tutti i lavoratori, un tetto di 48 ore settimanali, con un minimo di 11 ore consecutive di riposo al giorno e un ulteriore stop settimanale di 24 ore. L’Italia però, con le finanziarie del 2007 e del 2008, stabilisce che la direttiva Ue «si applica a tutti i lavoratori fuorché quelli del ruolo sanitario». Non solo, gli stessi provvedimenti stabiliscono che i soli straordinari a poter essere retribuiti sono quelli delle ore di guardia medica notturna e dei giorni festivi. Quelli svolti nelle ore diurne feriali no. Dopo sei anni e una minaccia di sanzioni da parte dell’Europa, lo Stato è corso ai ripari con la legge 161 del 2014, una specie di sanatoria, che promette il pagamento degli straordinari a venire e solo dal novembre di quest’anno.

Blocco del turn over

Troppo poco per i camici bianchi, che infatti hanno dissotterrato l’ascia di guerra, supportati anche dai sindacati di categoria. Costantino Troise è il segretario nazionale dell’Anaao, il più rappresentativo dei medici ospedalieri e parla senza mezzi termini di «rischio collasso della sanità pubblica». «Il blocco del turn over è feroce e va avanti da circa sei anni». Anche se poi lo stop alle sostituzioni di chi va in pensione non è così rigido in tutta Italia. «Perché in Campania e nelle altre Regioni in piano di rientro non si fanno concorsi dal 2009, mentre in Emilia Romagna –spiega- le assunzioni sono arrivare a coprire l’80% dei posti vacanti». «Fatto è –continua Troise- che in dieci anni abbiamo perso almeno 5mila medici in corsia più altri, 20mila sanitari e una nostra indagine ha rilevato che un terzo dei miei colleghi non recupera dopo il turno di notte, arrivando a fare 16 ore di lavoro consecutive. Che nei piccoli ospedali diventano addirittura 24». Turni massacranti «che espongono seriamente al rischio di errori sanitari». Come dire che il conto più salato alla fine lo pagano i pazienti.

La Stampa – 23 maggio 2015 

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