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Subito a scuola di comunicazione i Professori che parlano troppo

Virus o sindrome? Chissà, di certo varcare i portoni del Palazzo e occupare le poltrone del Potere scatena un´irresistibile voglia di esternare.

A sproposito. Vale tanto per i politici di professione quanto, purtroppo, per i Professori che di quei Palazzi e di quelle poltrone sono temporaneamente gli occupanti.

A confermarlo è la sortita di ieri l’altro delle ministre Cancellieri e Fornero, titolari rispettivamente dei dicasteri dell´Interno e del Lavoro, sulla presunta incapacità degli italiani a smetterla di fare i «mammoni» e ad accettare un presente (e soprattutto un futuro) in cui il posto fisso avrà sempre meno diritto di cittadinanza.

Ognuno, manco a dirlo, è libero di pensarla come crede. Ma quando si è investiti, peraltro in circostanze eccezionali, di un impegno istituzionale così gravoso si è, o almeno si dovrebbe essere, più cauti nel manifestarli questi pensieri. A dirla tutta, nel caso della Fornero, quando cioé si sta gestendo una trattativa potenzialmente epocale come la riforma del mercato del lavoro, la regola sarebbe, più che la cautela, l´astinenza dalle esternazioni. Le cose sono già complicate per conto loro e di una aggiunta di tensione mediatica davvero non si avverte l´esigenza.

E lo stesso vale per la Cancellieri che in un´Italia alle prese con l´emergenza maltempo, con il sindaco di Roma e il capo della Protezione civile che se le danno, verbalmente, di santa ragione, decide inopinatamente di riesumare la non rimpianta querelle sugli italiani «bamboccioni», indimenticato e unico incidente di percorso di un altro Professore, l´ex ministro dell´Economia Tommaso Padoa Schioppa. E se a questo sconsolante quadro aggiungiamo la gaffe dello stesso Monti sulla monotonia del posto fisso e lo «sfigati» rifilato ai nostri giovani dal viceministro al Welfare, Martone, si vedrà che, sindrome o virus che sia, il contagio da eccesso verbale sta montando.

Per i Professori, insomma, è venuta l´ora di andare a scuola, di comunicazione beninteso: di sicuro conoscono la materia di cui il Paese li ha chiamati ad occuparsi, ma dimenticano troppo spesso che nel mestiere in cui sono temporaneamente impegnati le parole pesano come pietre. E fanno male allo stesso modo. Dimenticano, ancora, che i cittadini sono già reduci da una overdose di parole da cui non si sono ancora ripresi e si aspettavano, insieme ai sacrifici, almeno un periodo di disintossicazione. Deluderli sarebbe un errore: del tipo che i Professori (anche quelli con la «p» minuscola) sottolineano inesorabilmente con la matita blu.

L’Arena – 8 febbraio 2012

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