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Subito costi standard per sanità pubblica: risparmi per 6 mld

Dopo settimane di trepidante attesa siamo finalmente arrivati al dunque: da quanto è finora trapelato infatti, il governo tecnico, dal quale ci si aspettava intuizioni geniali degne di cattedratici e manager di gran prestigio, varerà una serie di misure che si concretizzeranno essenzialmente in nuove entrate fiscali.

la scelta di riordinare il sistema dei vitalizi in favore dei parlamentari “pensionati” dai partiti, non va oltre il simbolismo mediatico e populista anticasta considerato che l’entità dei risparmi in gioco è davvero ininfluente rispetto a quelli che si potrebbero ottenere attraverso una sapiente azione antispreco attuabile nel giro di pochissimi mesi. Il settore dove si annidano i grandi sprechi è la sanità (il pubblico dilapida il 29% delle risorse, circa 13 miliardi all’anno); la politica, attraverso il decreto legislativo sul federalismo fiscale, ha già varato un sistema di induzione alla razionalizzazione delle spese che potrà consentire, a parità di servizi pubblici offerti, il recupero di notevoli somme. Si tratta dei cosiddetti costi standard in sanità: i costi riconosciuti per un determinato servizio saranno quelli derivanti dal costo medio della sanità in tre regioni ritenute virtuose, perché offrono alti livelli di assistenza riuscendo contestualmente a tenere in ordine i bilanci. Secondo uno studio del Cerm, il sistema dei costi standard (che pur prevede una perequazione per qualche anno perle regioni che non riescono da subito a rientrare nei parametri) peri servizi, peri presidi ospedalieri (garze, siringhe, protesi….) e per attrezzature per strumenti diagnostici, potrebbe consentire un risparmio di oltre6 miliardi di euro all’anno. Perché il tecnico ministro della salute, Renato Balduzzi, non si attiva per anticipare al20121’applicazione del sistema dei costi standard, già prevista per l’anno 2013, e per applicare da subito la geniale regola del benchmark tra le regioni più virtuose per livelli di efficienza e di spesa? Molte regioni, soprattutto del centro-sud, dove la sanità è stata sovente utilizzata in passato per creare occupazione, sarebbero costrette a migliorare i loro livelli di efficienza Atitolo di esempio, secondo lo studio del Cerm, la Regione Puglia del governatore Niki Vendola sarebbe costretta a dover migliorare l’efficienza sanitaria del 96% riducendo contemporaneamente la spesa del 24%; la regione Siciliana della coalizione Pd-Mpa-Fli dovrebbe recuperare invece un gap del 90% nel parametro dell’efficienza e contestualmente ridurre del 24% le spese sostenute. La sostenibilità economica del nuovo sistema sanitario federale (anche se le regioni godono delle deleghe in materia di sanità da12001 quando fu riformato il titolo V della costituzione) perle regioni meno virtuose, non potendo e non dovendo esse agire sulla qualità delle erogazioni prestate, dovrà passare necessariamente attraverso la razionalizzazione delle spese. Nel Regno Unito, proprio al fine di contenere i costi, gli appalti pervia telematica vengono utilizzati nel 50% dei casi; perché in Italia il mercato telematico (che genera risparmi) gestito dalla Consip, ente del ministero dell’economia, filtra meno del 5-6% delle gare d’appalto? Accanto all’applicazione del sistema dei costi standard, è utile riflettere sull’enorme spreco di denaro impiegato per non indispensabili esami diagnostici. Basterebbe rivedere le linee guida per singola patologia, affinché esse possano meglio schematizzare i costi/benefici degli esami clinici e diagnostici per il trattamento di una potenziale o conclamata diagnosi. È uno spreco ad esempio sottoporsi ad una costosa Tac total body se il paziente lamenta un dolore ad una mano. Illuminante è la linea di condotta di alcune assicurazioni degli Usa, che hanno smesso di calcolare l’entità del premio della polizza sulla base dei check up eseguiti dai contraenti negli ultimi anni: scoprirono che quella pratica non determinava risparmi significativi.

Libero Quotidiano di domenica 4 dicembre 2011

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