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Sviluppo. «Un patto per il Veneto». Sul tavolo 400 milioni

Il governatore Zaia incontra le parti sociali: intesa vicina. La Regione mette in campo un pacchetto di interventi

Ci sono alcune novità, e di sostanza, come la razionalizzazione dei centri di ricerca o soldi veri per dare una sistemata agli alberghi d’altri tempi che costellano il Veneto. E ci sono le immancabili enunciazioni di principio, talmente general generiche che si fatica a capire dove vogliano andare a parare, come «la valorizzazione delle eccellenze» o «lo sviluppo delle intermodalità». Certo la cifra che si legge in calce al «Patto per il Veneto (considerazioni e proposte per il Veneto Venti Venti)», ossia il piano approntato dalla Regione per uscire dal pantano della crisi, è di quelle che sorprendono: 403 milioni di euro, suddivisi in interventi dedicati alle imprese, al lavoro, ai giovani, al territorio e alla pubblica amministrazione. Una parte di questi sono già disponibili in laguna mentre altri sono attesi dallo Stato e, soprattutto, dall’Europa. Il termine fissato è, al più tardi, il primo semestre del 2013. Il governatore Luca Zaia, che la scorsa settimana aveva dato l’annuncio della firma per venerdì, a Palazzo Balbi, purtroppo dovrà pazientare ancora un po’: gli stakeholders chiamati a sottoscrivere il Patto messo a punto in gran segreto dal segretario della Programmazione Tiziano Baggio hanno infatti manifestato il desiderio inaspettato di leggerlo, prima di firmarlo. Ci si rivede dunque la prossima settimana per il via libera definitivo (forse con qualche modifica) delle categorie e dei sindacati, e magari pure dell’assessore allo Sviluppo economico Isi Coppola, al quale non è ancora stata sottoposta la bozza definitiva, forse a causa della massima riservatezza imposta al dossier. «Sono comunque molto soddisfatto – commenta Zaia -. Si tratta di un evento positivo perché evidenzia la serietà e l’impegno con cui la squadra veneta sta affrontando il grave momento attuale ». Vediamo, dunque, quali sono le linee principali di questo «decreto Cresci Veneto».

Il punto di partenza è scontato, se si vuole, ma certifica nero su bianco il cambio epocale vissuto da questo territorio negli ultimi 4 anni, ossia l’addio al modello basato sulla famiglia, la piccola impresa, la coesione comunitaria, i distretti produttivi. Il «Terzo Veneto», dopo quello della pellagra e quello delle imprese partite dai sottoscala e arrivate a NewYork, dovrà rinnovare la sua leadership sull’eccellenza, l’originalità creativa, l’innovazione completa. Il manifatturiero ad alta intensità di lavoro, oggi dominio dei cinesi, dovrà lasciare il posto a servizi terziari a forte capacità di innovazione. Qualcuno dirà: questa l’abbiamo sentita cento volte.Ma stavolta le misure sembrano concrete. I settori principali su cui investirà la Regione sono la Green economy, le tecnologie dell’informazione, l’economia della cultura e del paesaggio, le nano e le biotecnologie e il turismo sostenibile. Gli 88 centri di ricerca attuali verranno ridotti a 5-6 grandi poli, focalizzati sulle specifiche esigenze del sistema produttivo locale ed insieme ad Univeneto verrà creato un centro dedicato alle energie rinnovabili (la Regione si dà l’obiettivo di conseguire nei prossimi 8 anni gli obiettivi comunitari 20-20-20 in tema di fonti rinnovabili, risparmio energetico e abbattimento delle emissioni). Verrà ripensata, anche grazie ai fondi comunitari, la rete degli incubatori, rispetto alla quale giocherà un ruolo essenziale Veneto Sviluppo, che potrebbe aprire una linea di credito dedicata alle start up costituite dagli under 30.

La finanziaria regionale, si legge nel Patto, dovrà selezionare con maggior accuratezza i nuovi ingressi nei capitali d’impresa, favorendo proprio i progetti dei più giovani e i settori ad alta innovazione, a cominciare per l’appunto dalla Green economy. I fondi comunitari verranno utilizzati anche per finanziare l’acquisto di attrezzature utili alla crescita mentre lo sviluppo tecnologico nelle piccole e medie imprese sarà favorito dalla distribuzione di «voucher per l’innovazione». Lo sbarco nei mercati esteri, in particolare quelli dell’area Bric, dell’Est europeo e dell’Africa verrà curato dalla nuova agenzia Veneto Promozione, che dunque non si occuperà solo di turismo. E a proposito della «prima industria veneta »: d’ora in avanti la priorità verrà data al turismo sostenibile ed accessibile, investendo sul restyling degli hotel, la pubblicità e la formazione del personale ma risorse importanti saranno destinate anche alle nuove rotte aeree, specie low cost, e all’e-commerce, sulla scia del successo di siti come Booking o TripAdvisor.

ul fronte del lavoro, continueranno ad essere garantiti gli ammortizzatori sociali in deroga ma si virerà sempre più sul modello della flexicurity, con ammortizza sociali complementari ed incentivi al reimpiego, colmando il gap tra «iper garantiti» e «zero garantiti». Veneto Lavoro supervisionerà i servizi pubblici per l’impiego e sarà lotta dura al nero, se necessario grazie anche alla regionalizzazione dell’ispettorato del lavoro. Tra le misure a sostegno dei giovani, un rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro, una rapida attuazione a livello regionale delle nuove norme sull’apprendistato, l’attuazione dei contratti di «Prima occupazione» e l’avvio di dottorati a finanziamento misto. Quanto al territorio ed alla riforma della pubblica amministrazione si segnalano infine quattro provvedimenti: la stesura, dopo il Piano Casa, di un «Piano edifici industriali» dedicato al recupero dei capannoni dismessi; l’avvio, si spera una volta per tutte, dell’aggregazione tra le multiutility, che dovranno far perno sui bacini di Verona e Vicenza da un lato, e dell’area metropolitana centro veneta dall’altro; la definitiva regionalizzazione del Patto di stabilità; una massiccia campagna di sburocratizzazione attraverso l’applicazione dello Statuto delle imprese.

Corriere del Veneto -14 aprile 2012

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