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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Svuotate ma ancora operative. La seconda vita delle Province. Da domenica al 12 ottobresi rinnovano le amministrazioni. Ma non dovevano essere abolite?
    Notizie ed Approfondimenti

    Svuotate ma ancora operative. La seconda vita delle Province. Da domenica al 12 ottobresi rinnovano le amministrazioni. Ma non dovevano essere abolite?

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche23 Settembre 2014Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Marco Bresolin. No, non sono ancora «morte». Esistono e resistono, le Province. Svuotate (ma fino a un certo punto) delle loro competenze dalla legge Delrio approvata nell’aprile scorso, in attesa di essere cancellate definitivamente dalla riforma costituzionale (quando arriverà), continueranno ad avere un presidente e un consiglio.

    Solo che non saranno i cittadini ad eleggerli, ma gli amministratori locali con un’elezione indiretta. Proprio come succede con il Presidente della Repubblica e come dovrebbe succedere con il nuovo Senato. E le alleanze che si sono formate in alcune città sono l’ennesima dimostrazione che, nelle politica italiana, destra e sinistra sono due concetti sempre meno distinti.

    COSA

    La riforma ha ridefinito assetto e funzioni delle Province italiane. Cambiano le funzioni, che vengono ridotte. Ma gli enti continueranno ad occuparsi di questioni come pianificazione territoriale, trasporto locale, costruzione e gestione delle strade provinciali, edilizia scolastica. Dieci di queste, dal 2015 diventeranno Città Metropolitane. Per il sottosegretario Delrio, il risparmio globale sarà di 3,5 miliardi. Per l’Unione Province «solo 32 milioni».

    QUANDO

    Tranne alcune eccezioni, nella stragrande maggioranza delle città si voterà da domenica fino al 12 ottobre. A fare da apripista, il 28 settembre, saranno le Province di Bergamo, Lodi, Sondrio, Taranto e Vibo Valentia.

    DOVE

    Urne aperte in 64 Province. Non si vota nelle Regioni a statuto speciale, escluse dalla riforma, e in altre tredici province. Elezioni (ma con date diverse) anche nelle Città metropolitane Torino, Milano, Bologna, Genova, Roma, Firenze, Napoli, Bari, mentre dovranno attendere Reggio Calabria e Venezia (entrambe commissariate).

    CHI

    Potranno votare tutti i sindaci e i consiglieri comunali del territorio, il loro voto sarà ponderato in base all’ampiezza del Comune da cui provengono. Nelle Province, ci saranno due schede: una per eleggere il Presidente (sono candidabili tutti i sindaci più, solo in questa tornata, i consiglieri provinciali uscenti), una per eleggere i consiglieri (sono candidabili sindaci, consiglieri comunali e consiglieri provinciali uscenti). Il candidato presidente più votato viene automaticamente eletto e resta in carica 4 anni, mentre il consiglio (che viene rinnovato ogni due anni) si formerà in modo proporzionale rispetto ai consensi ottenuti dalle singole liste (che possono, ma non è obbligatorio, appoggiare un candidato presidente). Sono previste le preferenze, in base alla quale verranno scelti i consiglieri. Nelle Città metropolitane, invece, non esiste la figura del Presidente: il sindaco metropolitano è automaticamente il sindaco del Comune capoluogo. Per il consiglio, valgono grossomodo le regole della Provincia. Il numero dei consiglieri varierà in base alla popolazione: da un minimo di 10 negli enti più piccoli a un massimo di 24 nelle Città Metropolitane più estese. Presidente e consiglieri non percepiranno un’indennità.

    LITI INTERNE E STRANE INTESE

    I cittadini non voteranno, ma le elezioni hanno già messo in subbuglio le segreterie locali dei partiti. Con alleanze del tutto inedite in alcune città e immancabili spaccature in altre. Prendiamo Massa Carrara o Frosinone, dove il Partito Democratico si presenterà diviso con due diversi candidati presidente in ognuna della due città. Oppure a Benevento, dove presenterà due liste diverse, una delle quali – «Il Sannio cambia verso» – fatta di fedelissimi renziani. Ma anche in Forza Italia le cose non vanno benissimo: sia a Verona che a Bergamo, gli azzurri sosterranno due candidati avversari. Nella città lombarda appoggeranno quello del Pd. In molte province – come Asti, Brescia e Cuneo – ci saranno listoni unici che mettono insieme tutti i partiti. Il progetto «inciucio» è fallito a Parma dopo il passo indietro di Pizzarotti. Su ordine di Grillo, il M5S non presenterà liste per le provinciali (per le Città metropolitane invece sì). Unico dissidente il sindaco di Comacchio, Marco Fabbri, candidato consigliere a Ferrara. Alleanza «governativa» a Varese, con l’Ncd che corre a braccetto con il Pd. Operazione che ha suscitato molti malumori nel centrodestra perché guidata dal presidente del consiglio lombardo Raffaele Cattaneo (Ncd), che in Regione è alleato di Forza Italia e Lega.

    La Stampa – 23 settembre 2014 

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