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Terremoto. In lotta per la vita, il dramma degli animali. Crolli in stalla, fattorie isolate, greggi tra cumuli di neve e mucche alla ricerca del cibo. “Emergenza non c’è più tempo”

Giusi Fasano. Ogni tanto, in mezzo a montagne di neve, si vede sollevarsi a mezz’aria una nuvola bianca. Sono loro che si scuotono, gli animali. Cani, asini, pecore, mucche… macchie scure in un panorama bianco come non si era mai visto. Se sono all’aperto è perché la stalla, magari già stracarica di neve, è crollata per le scosse di ieri, perché è inagibile dopo quelle del 24 agosto e di fine ottobre, oppure perché per la troppa neve non hanno più ritrovato la strada per rientrare.

La situazione è drammatica, gli allevatori sono disperati. È una corsa contro il tempo per far arrivare in frazioni lontanissime e isolate un po’ di cibo, strutture che riparino le mandrie e le greggi dal gelo o anche soltanto per andare a controllare come stanno centinaia e centinaia di capi di bestiame che i loro proprietari non hanno modo di raggiungere.

Marco Scolastici, 28 anni, è a 6-700 metri dal suo gregge di pecore ma un muro altissimo di neve, che in alcuni punti arriva a quattro metri, gli impedisce di andare alla stalla anche a piedi. «Gli asini sono rimasti vicino a casa e riesco a farli bere e dargli da mangiare ma ci sono 700 pecore che da martedì mattina non bevono e non mangiano e dopo queste ultime scosse non so in che condizioni sia la stalla» racconta al telefono quando ormai è buio. La sua azienda è a Pieve Torina, a mille metri di quota, nel Maceratese. «La mia casa era già inagibile dopo il terremoto del 30 ottobre, adesso, dopo le nuove scosse, non è una bella cosa dormirci dentro. Abbiamo una tenda ma come si fa? Fa freddissimo».

Nel Maceratese, a Gualdo, sono crollate due stalle e non è ancora chiaro quanti animali siano morti sotto le macerie. «Entrambe le aziende aspettavano da cinque mesi i moduli promessi dalla Regione» fa sapere la Coldiretti. In attesa di quei moduli e pur di metterle al riparo, molti allevatori hanno scelto di tenere le loro bestie nelle stalle lesionate e dichiarate inagibili. E in tanti, adesso, temono che quando tutte le frazioni saranno finalmente raggiunte si conteranno centinaia e centinaia di animali morti sotto le stalle crollate.

IL Corriere della Sera – 19 gennaio 2016

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