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Ticket, famiglia, assunzioni: l’assalto alla Finanziaria costa già più di tre miliardi. Le richieste di partiti e ministri rischiano di far saltare i paletti di Padoan

Non c’è solo l’abolizione del superticket sanitario, chiesto da Mdp e che costerebbe fino a 600 milioni, tra le richieste arrivate sul computer del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. L’ultimo file arrivato ieri pomeriggio è quello della risoluzione votata dalla maggioranza alla nota di aggiornamento al Def: i partiti dai centristi di Ap, a Mdp al corpaccione del Pd si preparano alla battaglia.

Anche se non risultano reazioni da parte di Padoan, un paio di sorprese nella risoluzione di maggioranza ci sono. Una viene direttamente dai centristi di Ap che oggi con Maurizio Lupi e il viceministro Luigi Casero presentano il loro pacchetto di richieste. Nel documento parlamentare si parla potenziamento degli assegni per i figli a carico, ma l’area cattolica chiederà un anticipo del “Fattore famiglia” con un aumento delle detrazioni fiscali per i figli a carico per far fronte al declino demografico: anche se graduale la misura potrebbe costare fino a un miliardo. L’altra proposta, che vede un impegno trasversale anche del Pd, riguarda l’estensione della cedolare secca sugli affitti sostitutiva dell’Irpef e oggi destinata solo alle locazioni verso privati, anche a negozi e uffici. Riduce l’evasione, ma costa 987 milioni.

Che le risorse siano limitate non emerge solo dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e do Padoan. Basta guardare le grandi linee della prossime legge di Bilancio: il grosso delle risorse, circa 15 miliardi serve per evitare l’aumento dell’Iva per far fronte a vecchi impegni, all’economia vanno solo 3,8 miliardi (decontribuzioni, statali e poco altro). E già per coprire queste spese bisogna aumentare il deficit di 10,2 miliardi e provvedere per il resto con lotta all’evasione e tagli. Nemmeno la ripresa è riuscita a far abbassare la guardia più di tanto.

Ma se questa è l’antifona, non è servita a frenare le richieste dei vari ministeri. I colleghi di Padoan hanno inviato dossier e tabelline che popolano la scrivania che fu di Quintino Sella.

Il più voluminoso è quello della ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli: ci sono gli scatti di stipendio che i professori universitari hanno chiesto con uno sciopero; le assunzioni di 1500 ricercatori a tempo determinato e per gli enti di ricerca, le assunzioni di circa 5.000 Ata, cioè il personale tecnico-amministrativo; l’equiparazione degli stipendi dei presidi a quelli dei dirigenti della pubblica amministrazione.

C’è poi la questione delle Forze di polizia. Come è noto molti agenti, costretti agli straordinari, superano la soglia di 26 mila euro che consente di accedere al bonus di 80 euro. Lo scorso anno Renzi eliminò il tetto e quest’anno bisogna rinnovarlo, come chiede la ministra della Difesa Roberta Pinotti.

Il ministro del Lavoro ha già un’agenda piena e ha già dovuto ridimensionare alcune delle richieste, soprattutto sul campo della previdenza. Resta la necessità, sollevata dal ministro Giuliano Poletti, degli incentivi per l’apprendistato e delle risorse per l’alternanza scuola-lavoro. Sempre rimanendo nel campo delle pensioni, mentre è escluso il congelamento della crescita dell’età pensionabile che chiedono i sindacati, si lavora ancora per l’”Ape rosa”, l’anticipo pensionistico per le donne in condizioni disagiate, che limitata a condizioni particolari costerebbe qualche decina di milioni.

Non manca il dossier del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda: al piano Industria 4.0 vorrebbe aggiungere un credito d’imposta del 50 per cento, con un tetto di 1 milione di euro, per le aziende che fanno progetti di formazione avanzata in informatica, biotecnologie, robotica. Costo a regime nel 2021: 484 milioni.

Anche il ministro delle Infrastrutture Delrio ha avanzato le sue richieste: oltre al piano metropolitane, l’assunzione di 100 impiegati alla motorizzazione.

Repubblica – 5 ottobre 2017

 

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