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Tosi lancia nuovo movimento, Gobbo e DalLago: nuoce alla Lega

La «cosa padana» disorienta i militanti: «Perché parlarne ora?». Dove vuole arrivare Flavio Tosi? Che idea ha in testa? Perché ha fatto quel che ha fatto a tre giorni dalle elezioni? E soprattutto, che ne sarà della Lega all’indomani del voto?

La convention allestita dalla Lista Tosi alla Fiera di Verona mercoledì sera, di fronte a 2 mila persone, ha gettato nel panico i leghisti (o almeno quelli che non dimorano nella città di Giulietta e non possono vantare una linea diretta col segretario), informati dei piani di restyling del loro partito da una laconica e-mail che copia e incolla un’Ansa, inviata ieri mattina alle segreterie provinciali.

Chiarire quel che sta accadendo non è cosa semplice, perché se è vero che Tosi va ripetendo da tempo di voler «evolvere» la Lega, così da allargarne il consenso oltre gli steccati padani e farne una forza egemonica al Nord sul modello della Csu Bavarese che già ispirò Bernini e Galan, non è però altrettanto esplicito (Tosi non si è mai sbilanciato al riguardo) se questo nuovo partito sia cosa altra rispetto al Carroccio (e dunque ne presupponga il dissolvimento), se lo si voglia fare in vista delle Regionali del 2015 (come dice Galan, convinto che la «Cosa» sia funzionale alla corsa di Tosi a governatore) o invece prima, o magari dopo, e soprattutto con chi: con i pidiellini delusi? Con la vecchia Dc? Con Giannino? Con Passera? Con Vendola, come ha azzardato ieri Repubblica? Ma il Pdl non era l’alleato per eccellenza e «con loro si governa benissimo nei Comuni e nelle Regioni» come ebbe a dire Maroni? E la vecchia Dc non era «il Male assoluto, romanocentrico e terrone» per i leghisti della prima ora? Davvero può nascere una «balena verde» a Nordest?

Grande è la confusione sotto il cielo padano anche perché diversi sono i punti di partenza, a seconda di chi ci ragiona su: se l’interlocutore è veronese, poco importa se leghista o pidiellino, dà per acquisito il risultato alle Comunali nella sua città e per scontato che la forza di Tosi vada già ora ben oltre il Carroccio in caduta libera, così che il celeberrimo «modello Verona» sarebbe replicabile subito alle Regionali contro Zaia e perfino alla Politiche contro Renzi ed anzi, «se Maroni perde in Lombardia forse va anche meglio, così tutto il processo acquista velocità». Se l’interlocutore non è veronese, invece, le convinzioni si fanno meno nette: siamo sicuri che anche a Venezia, a Padova, a Treviso l’appeal di Tosi sia così debordante? Il «modello Verona», che paga l’esperienza da sindaco un po’ come «l’effetto Gentilini» a Treviso, può essere esportato con la stessa efficacia lontano dall’Arena? I quesiti si accavallano e il Carroccio sbanda, pericolosamente.

La vecchia guardia teme che i piani di Tosi preludano alla cannibalizzazione della Lega, come in effetti è avvenuto a Verona dove la Lista Tosi è al 37% e quella del Carroccio al 10%: «Come si fa a dire alla gente “compra questa macchina, che tra un mese esce il modello nuovo” a ridosso delle elezioni? – dice l’ex segretario nathional Gian Paolo Gobbo – O c’è la Lega o c’è qualcos’altro, con nuovi organi, nuovi simboli, nuove persone. Non vedo il senso dell’operazione, se non quello di ridurre il nostro movimento al 3%». Sulla stessa linea d’onda Manuela Dal Lago: «Prima di organizzare eventi come quelli di Verona, e lanciare messaggi che possono essere equivocati e fare il male della Lega, forse Tosi farebbe meglio a passare dagli organi del partito». Massimo Bitonci non commenta, così come il governatore Luca Zaia. I colonnelli vicini a Tosi, invece, fanno quadrato: «Il fine, cioè il federalismo e l’autonomia, giustifica i mezzi – dicono all’unisono Marino Finozzi e Luca Baggio – la Lega ho compiuto molta strada in questi vent’anni ed ha ottenuto risultati importanti. Ora, però, è giunto il tempo di chiedersi se non sia opportuno rinnovare lo strumento così da allargare il consenso e continuare a rincorrere il nostro sogno». Il vice segretario federale Federico Caner, ambasciatore in perenne viaggio fra le due sponde, prende tempo: «In questi mesi stanno maturando idee diverse sul da farsi: quella di Tosi è una, altri propongono di unificare i movimenti venetisti. Penso che la sede opportuna per discuterne non siano i giornali ma un congresso». Congresso che, con ogni probabilità, chiederanno i bossiani subito dopo il voto che si annuncia da tregenda (per la cronaca: ieri Santino Bozza ha dato seguito alle sue minacce querelando Tosi per aver definito la deputata Goisis la sua compagna) mentre un colonnello chiede sibillino: «Ma il consiglio federale ha mai dato mandato a Tosi per usare il nostro simbolo in questo modo, per trattare con i democristiani»? Non risulta. Ma il problema, a sentire Maroni, non esiste: «Le divisioni in Veneto? Tutte invenzioni dei giornali che non sanno cosa scrivere».

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 22 febbraio 2013

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