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Treviso. Animalista punta la pistola al cacciatore: «Libera i volatili». Agguato nelle campagne. La vittima costretta a consegnare anche il fucile. «Pensavo mi uccidesse»

Sciarpa sul volto e pistola in pugno per liberare gli uccelli da richiamo e disarmare un cacciatore rubandogli il fucile.  Una sconvolgente forma di protesta, da parte di uno sconosciuto attivista «no caccia» che domenica mattina, armato di pistola, ha aggredito un cacciatore nei campi di Morgano, nel Trevigiano. E per il 60enne, derubato del suo fucile automatico e costretto e liberare le sue allodole da richiamo sarà difficile dimenticare: «Ho perso il fucile e non andrò più a caccia. E adesso ho paura di ritorsioni per me o per i miei familiari».

Per i carabinieri, quella che si è consumata nelle campagne di via Cacciatori è una rapina a mano armata. Ma per chi l’ha commessa, visto il modus operandi , si tratta invece di un’azione contro chi per sport spara agli uccelli. Per il cacciatore 60enne, che ha talmente tanta paura del rapinatore «animalista» da chiederci l’anonimato, quella di domenica doveva essere una normale battuta di caccia.

Da anni va in quella zona di campagna e, con il permesso del proprietario, prepara il suo capanno con teli a paletti, si sistema dentro con le sue allodole da richiamo e aspetta il momento giusto per fare fuoco. Così come domenica, appunto, quando verso le 10 ha deciso che era tempo di rientrare. Ha riposto il suo fucile nel fodero e lo ha appoggiato all’auto, ha smontato il capanno e stava caricando le gabbie con le allodole quando è stato raggiunto da un ciclista.

«Era in mountain bike – racconta – aveva il volto coperto da una sciarpa credo e un berretto. Inizialmente mi ha chiesto indicazioni per la via Ostilia». Una richiesta normale, anche in mezzo a una zona di aperta campagna, ha pensato il cacciatore che si è allontanato dalla sua auto, e quindi dal fucile, per mostrare il percorso che l’uomo avrebbe dovuto fare. Ma a quel punto lo sconosciuto ciclista ha estratto la pistola e gliel’ha puntata in volto dicendogli: «Sono contro la caccia».

Il 60enne ha avuto pochi secondi per capire cosa stava succedendo e alzare le mani: «Ma cosa vuoi fare uccidermi?» gli ha detto subito dopo. Ma l’aggressore aveva un altro obiettivo: gli uccelli da richiamo che il cacciatore, con la minaccia dell’arma, è stato costretto a liberare.

Subito dopo il rapinatore gli ha intimato di allontanarsi: «Mi ha detto “Girati e cammina” ma io gli ho detto che non mi sarei girato, che mi sparasse al petto. Però poi ha ripetuto: “Girati o ti sparo” e a quel punto ho obbedito, anche se penso che quella pistola potesse essere finta».

Il 60enne racconta di aver percorso una decina di metri con un unico pensiero: «Aspettavo il colpo, ho pensato che avrebbe sparato». Invece, mentre il cacciatore si allontanava, il rapinatore «animalista» dopo aver preso le chiavi dal cruscotto, si è impadronito del fucile da caccia ed è corso via in bicicletta.

Parte della scena è stata vista anche da un agricoltore, che stava raccogliendo pannocchie nel campo: «Mi ha notato con le mani alzate ma ha creduto stessi parlando col ciclista: non poteva certo pensare quello che in realtà stava accadendo».

Appena è rimasto da solo, il cacciatore ha chiamato i carabinieri. Tre pattuglie si sono portate sul posto e i militari hanno cercato lungo i fossi il fucile, ma hanno trovato solo le chiavi dell’auto: «Il fucile lo avrà buttato nel Sile, non importa – conclude il cacciatore rapinato – dopo questa esperienza non andrò più a caccia ma mercoledì ci sarà una riunione dell’associazione cacciatori e racconterò a tutti quello che è successo mettendoli in guardia».

M.Ci – Il Corriere del Veneto – 27 ottobre 2015 

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