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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Treviso. Iroso, l’ultimo mulo degli alpini passa la visita e sarà all’Adunata. Il vecchio animale a Treviso con un carro speciale. «Per noi è un simbolo»
    Notizie ed Approfondimenti

    Treviso. Iroso, l’ultimo mulo degli alpini passa la visita e sarà all’Adunata. Il vecchio animale a Treviso con un carro speciale. «Per noi è un simbolo»

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati5 Maggio 2017Nessun commento4 Minuti di lettura
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    «Si può fare. È fisicamente idoneo». Quando mercoledì il veterinario, la dottoressa Barbara Bisatti, ha dato l’ok al termine della visita, gli occhi si sono fatti lucidi. Moto d’orgoglio e commozione fra tutti i veci della sezione di Vittorio Veneto, e non solo. Perché Iroso ci sarà.

    Non può mancare proprio lui all’Adunata del Piave, in quella Treviso dove sfilò nel 1994 e dove ora ritorna, anche se si limiterà a stare in un ampio recinto senza affaticarsi. Far partecipare l’ultimo mulo doc degli Alpini alla loro più grande festa era un desiderio tante volte annunciato, tuttavia c’è voluto il via libera ufficiale per poterne essere sicuri.

    Iroso ci sarà, con le dovute cautele del caso. Succede, se si tratta di spostare dalla sua stalla di Cappella Maggiore un esemplare da record come lui, leggenda classe 1979: 38 anni. Provate a pensare di far viaggiare un vostro bis-bisnonno di 120 anni, perché la proporzione è la medesima. Iroso è un miracolo della natura, ed un simbolo amatissimo delle Penne Nere: già in forza al 7° Reggimento Alpini di Belluno, matricola 212, punzonatura originale sullo zoccolo. Col tempo i suoi compagni di avventure, gli altri muli storici come Fina, Iso, Laio e Leo, dismessi dalla Caserma D’Angelo di Belluno più di vent’anni fa, sono morti di vecchiaia.

    Iroso resiste. Semicieco, quasi senza più denti, ma con lo spirito intatto. Curato come un tesoro prezioso dal suo proprietario, l’alpino imprenditore Antonio De Luca, e dagli uomini del reparto Salmerie della sezione Ana di Vittorio Veneto. La stessa che quest’anno, con il placet del presidente Francesco Introvigne e di De Luca, ha deciso di portarlo a Treviso. Il giorno previsto è sabato 13 maggio, vigilia dello sfilamento, e per l’occasione verrà allestito un trasporto speciale.

    «L’obiettivo è garantire la massima tranquillità e comodità all’animale. Stiamo preparando un trailer particolare da agganciare ad un mezzo – spiega Gianantonio Tavian, consigliere di sezione e referente per il reparto Salmerie – Solitamente i quadrupedi escono procedendo all’indietro, ma non vogliamo correre il rischio che il nostro mulo storico, data l’età, possa scivolare. Per questo il rimorchio avrà un’uscita frontale». Una volta giunto a Treviso, Iroso verrà collocato nel giardino dell’ex Genio Civile, in via De Gasperi, protetto da un recinto. Qui potrà stare libero ed essere ammirato da tutti, controllato costantemente dal reparto e con la reperibilità immediata di un veterinario. Sabato sera, infine, ritornerà a casa, un giorno intero è il massimo che può fisicamente concedere. In ogni caso, per sicurezza, un esame supplementare sulle sue condizioni è stato fissato la prossima settimana, per togliere eventuali dubbi. Ma c’è chi non ha incertezze.

    «Mi chiamano da tutta Italia per chiedermi: è vero che Iroso è ancora vivo? Io rispondo di sì e tutti restano incantati». Per Antonio De Luca si tratta di un appuntamento speciale.

    Quando nel 1993 il Ministero della Difesa ordinò la vendita all’asta degli ultimi 24 muli in forza agli Alpini, l’imprenditore di Cappella Maggiore ne acquistò una decina, per farli lavorare nella sua azienda di raccolta e commercio di legnami. Ci volle poco perché il mondo delle Penne Nere gli chiedesse di farli sfilare con loro tra adunate e raduni.

    «Sono simboli di un rapporto inscindibile – racconta De Luca – questo animale condivideva con l’uomo la fatica e la sofferenza trasportando armi ed equipaggiamenti. Dissi subito di sì, bisognava conservare la tradizione. I muli utilizzati oggi per le manifestazioni sono un’altra cosa».

    Più di qualcuno oggi vorrebbe studiare Iroso come esempio di longevità tra i suoi simili. E pensare che nel 2012 il suo stato di salute era tanto compromesso da far pensare al peggio. Ma si è gradatamente ripreso, grazie anche ad un mangime speciale più facilmente assimilabile e preparato appositamente per lui. Il resto lo ha fatto la fibra d’acciaio, da vero Alpino di Marca.

    IL Corriere del Veneto – 5 maggio 2017

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