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Treviso, orrore: riemergono i cadaveri di 500 pecore annegate. Cadore, le mucche rischiano di morire per la fame

Dai Prà dei Gai allagati l’acqua è defluita ed è emerso l’orrore: i cadaveri di centinaia di pecore annegate.La morte mostra la propria agghiacciante crudezza in quei corpi e in quei musi, quasi scheletrici, che l’ondata di piena ha ammassato contro le siepi. Zampe rigide, occhi sbarrati e sulla bocca una smorfia di dolore. Uno scenario impressionante. Un cimitero a cielo aperto.

pecore annegateLe carcasse sono almeno cinquecento, mezze sommerse dal fango o accatastate l’una sopra l’altra. Non una ferita né un rivolo di sangue. Solo le palpebre abbassate, i musi rimasti appena socchiusi nell’ultimo anelito prima di scivolare nell’abbraccio mortale dell’acqua. Un’immagine quasi spettrale.

Cadore – «La mia famiglia è ridotta alla fame, le mie mucche sono allo stremo, io sono alla disperazione. A parole non riesco a rendere la realtà in cui vivo. Bisogna venire a vedere». Ha finito la riserva di sopportazione Ivan Casanova Borca di Costalta, frazione di San Pietro di Cadore. Così ieri mattina si è recato nella stazione dei carabinieri per denunciare il dramma che colpisce lui e le sue mucche.

«È una situazione drammatica la mia – dice – che s’è aggravata con queste grandi nevicate. Da novembre la malga-agriturismo “da Ivan – Passo Zovo” che gestisco è irragiungibile. Questo si ripete da 4 anni: ogni autunno il sindaco emette l’ordinanza di chiusura della strada “della Segheria” per pericolo incombente. Non bastasse, adesso ci sono 2 metri e mezzo di neve che mi impediscono di portare foraggio alle 10 mucche che ho ricoverate in due stalle a un paio di chilometri di distanza dall’agriturismo. Vista l’impossibilità di arrivare fin là per la mungitura, ho “asciugato” le mucche del latte. Ma devono pur mangiare, perché le riserve del fienile stanno per esaurirsi. Mi basterebbe un varco tra le muraglie di neve e il permesso di passare». Poi lo sfogo diventa ancor più circoscritto: «In paese le strade sono state spazzate in maniera meticolosa: si può camminare con l’infradito. Poi, dall’ultimo punto luce di Costalta la neve arriva alla gola».

L’operatore turistico e allevatore è indignato per quel divieto di transito che gli impedisce di recarsi sul posto con un qualsiasi mezzo di trasporto. «La Forestale – spiega – mi ha detto che sono passibile di multa anche se utilizzo la motoslitta. Ma dico io: non si possono emanare ordinanze di chiusura di una strada se quella stessa strada serve per raggiungere degli animali. Eppure qui a San Pietro questo è stato fatto. Ho presentato un ricorso al Consiglio di Stato per avere giustizia. Ora sono in attesa del verdetto, ma intanto ho dovuto sborsare 1.200 euro».

Casanova Borca racconta di aver contattato vigili del fuoco, protezione civile, forestali, Comune, ma il risultato è stato lo stesso per tutti: un nulla di fatto. «Veramente non so più cosa fare e a chi rivolgermi. Temo di perdere il lume della ragione» commenta sconsolato e preoccupato.

Il Gazzettino – 9 febbraio 2014

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