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Treviso. Staccava telefono, medico sospeso dall’Usl. In tribunale l’autodifesa

Sono state depositate ieri sia all’Usl 9 che al tribunale le controdeduzioni di Massimo Boidi, medico sospeso in via cautelare dai rapporti convenzionali con l’Usl 9 perché accusato di interruzione di pubblico servizio durante il turno di guardia medica a Biancade il 17 aprile scorso.

A presentare la memoria difensiva è stato l’avvocato del medico, Anna Alibrandi, di Motta di Livenza. «C’è stato un travisamento», dice il legale, «Quel che posso dire al momento è che il mio assistito non ha in alcun modo con il suo comportamento provocato interruzione di pubblico servizio». Boidi ha detto fin da subito, a sua difesa, che alla fine del turno notturno del 17 aprile, dalle 7.15 alle 8, non era in ambulatorio perché in visita a Lanzago. Dall’Usl 9 però fanno sapere che interventi del genere vengono registrati in una sorta di verbale. Ed è intorno a questa registrazione che ruoterebbe sia la partita della sospensione che delle segnalazione in Procura. Insomma, la vicenda e particolarmente complessa. Quello di Boidi è il secondo caso di sospensione cautelare di un medico in Usl 9 in meno di un mese. Il destinatario del primo provvedimento è stato, a fine novembre, Pietro Antonio Cutroneo, anch’egli accusato di interruzione di pubblico servizio. Sulla questione interviene il presidente dell’ordine dei medici, Giuseppe Favretto, che invita a non fare di tutta l’erba un fascio. Il presidente non entra nel merito delle contestazioni, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria e del collegio arbitrale di Venezia cui l’Usl 9 ha inviato tutti i carteggi. Tanto più che nessuno dei due medici è iscritto all’albo di Treviso. «Sono casi isolati, ma è giusto che chi deve controllare controlli», dice Favretto, «Che ci siano state due sospensioni in meno di un mese non vuol dire nulla. Sempre che vengano accertati i fatti contestati, medici che sbagliano possono esserci. Forse ci sono più controlli rispetto al passato. Questo non sono in grado di dirlo. Ma la stragrande maggioranza dei medici lavora con grande amore, senza guardare orari o mole di lavoro. D’altronde», ribadisce Favretto, «anche qualche anno fa in meno di dieci giorni erano emersi due casi di falsi medici. Può capitare, ma non generalizziamo». Favretto lancia poi un appello a cittadini e pazienti: «Fidatevi del vostro medico, ma siate pronti a segnalare anche quello che non va». Come? Rivolgendosi agli uffici relazioni con il pubblico presenti in ogni ospedale o scrivendo direttamente all’ordine dei medici. «Noi siamo pronti a fare le nostre ricerche sulle segnalazioni», continua Favretto, «L’ordine protegge in primo luogo i cittadini». Di segnalazioni esterne l’ordine ne riceve circa un paio al mese. «Si sottolineano difficoltà nei rapporti con le istituzioni o con i medici», dice Favretto, «Ad esempio, ci sono cittadini che ci dicono di aver chiamato il medico per una visita domiciliare e che questi non è venuto. Oppure c’è anche chi dice di aver voluto sottoporsi a un esame e che il dottore ha detto di no». Il medico è stato anche denunciato dai carabineiri del Nas di Treviso all’autorità giudiziaria. Nel frattempo, l’azienda sanitaria ha avviato un procedimento disciplinare finalizzato alla revoca del rapporto convenzionale di guardia medica e anche di medico di medicina generale.

La Tribuna di Treviso – 19 dicembre 2012

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