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Ultimo assalto alla manovra. Tasse giù sui fondi pensione. Possibili modifiche su slot e regime dei minimi per le partite Iva

Paolo Baroni. Siamo all’ultimo «assalto» alla Legge di Stabilità. A fronte dei 3800 emendamenti depositati in commissione Bilancio al Senato, per un terzo circa arrivati dai partiti di maggioranza, il governo a quanto pare è disposto a fare poche concessioni.

Si ragiona su possibili modifiche alla tassazione dei fondi pensione, che dopo essere stata portata dall’11 al 20% ora potrebbe scendere al 17%, su modifiche al regime dei minimi per gli autonomi, sull’Irap, sui cosiddetti «macchinari imbullonati» e sui giochi, «per rispondere ai rilievi della Ue». La Commissione finanze sollecita anche modifiche al regime fiscale delle fondazioni e sui patronati.

Il viceministro all’Economia Enrico Morando, durante la sessione di martedì in commissione Bilancio, i cui verbali sono stati resi noti ieri, ha ribadito che il governo è disponibile a rivedere il nuovo regime fiscale dei fondi pensione e delle fondazioni di origine bancaria, misure che assicurano circa 900 milioni di nuove entrate. Il problema restano sempre le coperture: ciascun punto percentuale di riduzione degli oneri concesso ai fondi vale infatti 38 milioni di euro. Quanto alle fondazioni Morando ha spiegato che «certamente vi è un trattamento più oneroso», tuttavia «il depauperamento patrimoniale di molti di questi soggetti è dovuto alle loro autonome scelte finanziarie degli ultimi anni e non anche ad un trattamento fiscale deteriore». Nulla da fare invece per la tassazione del Tfr che finirà in busta paga che non sarà modificata. Nessuna misura sull’Ilva, mentre resta in sospeso la questione della local tax («discussione ancora in corso»). Complicato anche stanziare altri fondi per gli ammortizzatori come chiede la commissione Lavoro.

Oggi in commissione Bilancio si entrerà nel merito, entro sera il governo presenterà le sue proposte di modifica e si inizierà a sfrondare le richieste avanzate dai singoli partiti puntando ad arrivare in aula martedì prossimo. Su 3800 emendamenti ben 1010 sono firmati da senatori del Pd, 647 da Forza Italia, 585 dalla Lega, circa 300 da Sel e altrettanti dall’Ncd, 286 dal Movimento 5 Stelle e 100 dal Gal. Il Pd vuole portare al 17% il prelievo sui fondi, ma per il relatore Giorgio Santini è possibile «anche scendere di più», quindi propone una rimodulazione del credito di imposta sulla ricerca a favore delle reti di imprese e l’istituzione a maggio di un election day per far votare assieme Regioni e Comuni e risparmiare così 100-150 milioni. L’Ncd, invece, in attesa del varo della local tax chiede di porre un tetto al prelievo sulla casa e di sciogliere i Comuni inefficienti. Ancora in sospeso la questione delle Regioni, la più pesante dal punto di vista contabile posto che in ballo ci sono circa 4 miliardi di euro di tagli. Per Morando sono possibili «aggiustamenti significativi» ed entro oggi potrebbe maturare l’intesa. Le Regioni però restano caute e avanzano richieste precise su sanità, fondi per il trasporto locale, patto di stabilità e Province (trasferimento di risorse e personale).

Comunque sia, pare che alla fine anche al Senato si profili un nuovo voto di fiducia. Mentre per tutto quello che non entrerà nella legge di Stabilità (come la local tax, il canone Rai in bolletta o nuove misure sulla previdenza) si parla di un possibile decreto di fine anno.

La Stampa – 11  dicembre 2014 

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