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Un blitz al Senato sugli eco-reati: niente processo per chi si pente. Inserita la non punibilità se si ripara il danno. Il governo: la cancelleremo

È l’uovo di Colombo per chi vede come il fumo negli occhi la legge sugli ecoreati. Il frutto di un blitz in commissione, dietro cui c’è più di un potere schierato, che allarma gli ambientalisti e toglie il sonno al Pd. Ha un nome quasi poetico – il “ravvedimento operoso” – ma cela un colpo di spugna che, se dovesse passare martedì al Senato, trasformerebbe una legge necessaria e attesa da tempo in un boomerang.

Ma c’è di peggio, disastri come quello dell’Ilva, dei Petrolchimico di Brindisi e Porto Marghera, l’amianto della Fincantieri, ma anche la discarica industriale di Bussi in Abruzzo, il polo di Siracusa o quello di Gela, potrebbero essere archiviati senza un processo.

Disegno di legge 1.345, articolo 452 octies, dedicato al “ravvedimento operoso”: chi ha commesso un delitto colposo contro l’ambiente, che questo stesso ddl inserisce nel codice assieme all’inquinamento e al disastro ambientale, può vedere “la punibilità esclusa” se “prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado provvede alla messa in sicurezza, alla bonifica e, se possibile, al ripristino dello stato dei luoghi”. Un colpo di spugna bello e buono, inserito alle 2 di notte del 26 gennaio in commissione Giustizia al Senato, per giunta col voto favorevole di tutti. Ma quasi tutti, adesso, cercano di pigliare le distanze e correre ai ripari. Pesa il giudizio di Legambiente. Dice il vice presidente Stefano Ciafani: «Gli sconti pena per chi garantisce la bonifica vanno bene, ma quello della non punibilità è un grave errore, soprattuto perché viene introdotta con una formula che consente di ripetere il reato. Se inquini e bonifichi anche cento volte non sei mai punibile, e questo è davvero inaccettabile». Enrico Fontana, oggi direttore di Libera, ma per anni al vertice di Legambiente, promuove la legge («L’impostazione di base è buona, l’introduzione dei nuovi reati importante»), ma punta il dito contro i “nemici”: «Non è un mistero che Confindustria abbia fatto fuoco e fiamme e gli effetti si vedono». Il Pd Felice Casson, anni di impegno a Venezia contro gli inquinatori, è deciso: «La legge va cambiata subito. Il “ravvedimento operoso” per le contravvenzioni ambientali può avere un senso, ma è necessario escluderlo recisamente per il disastro ambien- tale. Sarebbe una contraddizione inaccettabile».

Un fatto è certo, la norma è lì, con tutto il suo potenziale vanificatorio rispetto alla legge sugli ecoreati che il Guardasigilli Andrea Orlando, quando era titolare dell’Ambiente, ha seguito e sponsorizzato. Ora il problema è non solo eliminare il 452-octies, ma capire anche com’è finito nel testo e quale “potere forte” c’è dietro. I relatori del ddl sono due, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, in quota Ncd, descritto come assai sensibile alle segnalazioni di Confindustria, e il Pd napoletano Pasquale Sollo. Che di quella notte del voto in commissione fornisce una versione singolare: «L’emendamento l’abbiamo votato tutti, col parere favorevole del governo e degli stessi relatori, ma con l’impegno di rivederlo in aula. Erano le due di notte, dovevamo chiudere, per questo è andata così». Chi era presente quella sera racconta che su un emendamento di M5S (Martelli, Moronese, Nugnes e altri), Sollo ha chiesto una riformulazione, proprio quella che adesso dà il colpo di spugna ai reati ambientali colposi, e soprattutto cambia il testo giunto dalla Camera che non aveva il capoverso incriminato. Ricostruisce Sollo: «Quella sera, per la non punibilità, erano Forza Italia, Ncd, la Lega. Pd, M5S e Sel invece erano per la punibilità». E che è successo? Sollo: «Alcuni gruppi hanno cambiato idea…». Tant’è che adesso due emendamenti identici, di Giacomo Caliendo di Fi e di M5S, chiedono di cancellare il capoverso assolutorio. Ma chi c’è dietro quella proposta? Sollo: «Non è un mistero per nessuno che Confindustria, l’Assopetroli e altri sono contrari…».

E già, è noto che le lobby in Parlamento pesano. Ma la non punibilità per chi ha devastato l’ambiente non è compatibile con una legge firmata dal Pd. Tant’è che il governo è corso ai ripari. Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, che ha seguito il ddl, ha pronti nella sua carpetta emendamenti che cancellano l’obbrobrio. Nelle dichiarazioni Ferri parla espressamente di «soppressione del ravvedimento operoso come causa di non punibilità nei delitti colposi». Ma il governo potrebbe dare parere positivo sugli emendamenti M5S e Caliendo. Come dice Sollo «salvo imprevisti…il testo dovrebbe cambiare…». Già, salvo imprevisti.

Repubblica – 16 febbraio 2015 

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