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Usl 2, una batosta da 6,2 milioni di euro. Il giudice dà ragione ai 19 dirigenti che chiedono all’azienda di rientrare degli incentivi attesi dal 1994

Corriere delle Alpi Una batosta milionaria per l’Usl 2. La sentenza del giudice di Belluno ha dato ai 19 dirigenti che hanno fatto ricorso per rientrare degli incentivi attesi dal 1994, lievitati oltre ogni previsione in quasi vent’anni. Il tempo tecnico per la restituzione è fissato in sei mesi di tempo dal deposito dell’atto, quindi da ieri.

La quota di spettanza si quantifica in sei milioni e duecento mila euro. Per il riconoscimento della validità di tutti i contenuti del ricorso, seguito per parte dei ricorrenti dagli avvocati Ferruccio Rovelli e Valentina Papandrea del foro di Belluno e dalla Uil dirigenza per gli aspetti tecnici, ci sono dunque volute tre sentenze, di cui quella attuale emessa dal giudice monocratico Travia, per ottenere l’applicazione dell’istanza.

A nulla è valsa la richiesta dell’avvocato Maria Luisa Miazzi, giuslavorista del foro di Padova che ha tutelato la parte Usl di Feltre, per un supplemento di perizia, a fronte di una montagna di soldi che l’azienda, a distanza di vent’anni, deve “restituire” ai 19 dirigenti. Per il giudice, infatti, la perizia del consulente tecnico è risultata esaustiva nel tener conto di interessi che si sono moltiplicati nel lungo periodo.

Non è dato sapere ancora se l’Usl adirà il secondo grado di giudizio, quello in Corte d’Appello. Va comunque tenuto presente il precedente dell’Usl di Venezia, passato attraverso la stessa esperienza di quella feltrina, che però ha abdicato, ritirandosi dal contenzioso, per privilegiare la transazione, cioè la trattativa che chiude i conti.

La vicenda è lunga e complessa e parte dalla sentenza del 2011, non impugnata dall’azienda Usl 2, con la quale il giudice del lavoro aveva sancito la correttezza delle rivendicazioni dei dirigenti e dei loro diritti. Visto che la medesima non è mai stata applicata, gli interessati si sono rivolti nuovamente al giudice per ottenerne l’applicazione. La difficoltà a determinare l’entità di quanto loro spettante, ha indotto il giudice a nominare un esperto, cioè un consulente tecnico, per ottenere l’esatta quantificazione.

La dirigenza Usl, coordinata ora dal direttore generale Adriano Rasi Caldogno, ha ritenuto di aver già dato corretta applicazione alla sentenza stessa (quella del 2011), ma la controparte, con il ricorso presentato, ha chiesto, per ciascun anno dal 1994, arretrati per la retribuzione di risultato di ciascun dirigente sanitario, pari o anche superiori all’intero stipendio netto.

Il caso ha fatto discutere in Regione ad inizio anno. In commissione Salute, infatti, l’assessore Luca Coletto aveva invitato i colleghi di tutta Italia a riferire, a stretto giro di posta, su eventuali casi analoghi e sulla posizione assunta dalle dirigenze interessate. Una richiesta che aveva lo scopo di acquisire ulteriori informazioni su come risolvere la questione dei casi ancora pendenti, come quello dell’Usl di Feltre, in sede giudiziale o stragiudiziale, e di dirimere il dubbio interpretativo fra “quote storiche di spettanza” e quelle determinate dal nuovo sistema della retribuzione di risultato.

Causa milionaria l’Usl: inaccettabile. La vertenza. Il giudice ordina di pagare 6,2 milioni a 19 dipendenti

La direzione esprime «stupore e disagio» e promette appello. Pagare creerebbe «una gravissima situazione di disparità»

Il Gazzettino di Belluno. Il giudice del lavoro Anna Travia dà ragione ai 19 di- pendenti dell’Usl 2 ordinando all’Unità sanitaria locale di versare loro 6,2 milioni di euro, ovviamente da aggiornare con interessi e rivalutazione monetaria, passaggi che porteranno il conto totale a 8-9 milioni di euro. Una follia, soprattutto di questi tempi. Ma l’Usl 2, a differenza di tutte le altre Usl venete che su questa triste vicenda legata agli incentivi alla produttività hanno transato, non intendere cedere. Non l’ha fatto prima e non lo farà oggi. La nota della direzione generale, a commento della sentenza, è arrivata ieri. Durissima. E ferma nel dire: si va avanti, con tutti i mezzi per «porre rimedio ad una pronuncia non condivisa». «L’Azienda – si legge – è fermamente convinta della correttezza della sua posizione anche processuale ed è determinata ad assumere ogni iniziative possibile, non solo sul piano processuale, per porre rimedio ad una gravissima situazione di disparità di trattamento tra i suoi dipendenti determinata da questa sentenza». La direzione generale, pur affermando di «rispettare la decisione del Tribunale, «esprime disagio e stupore», soprattutto nei confronti della motivazione della sentenza basata sulle risultanze di una consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) che «ha provveduto alla quantificazione del credito sulla base di una formalistica ed inaccettabile interpretazione delle norme di legge e contrattuali che hanno nel tempo disciplinato la formazione dei fondi per l’erogazione della retribuzione di risultato dei dirigenti del settore sanità». Tra le accuse che i 19 ricorrenti muovono all’Usl è che negli anni una parte delle risorse destinate al fon- do per l’incentivazione della loro retribuzione di risultato sarebbe stata stornata per favorire altri gruppi di dipendenti, quali medici, infermieri ed altri dipendenti. Soddisfatti, invece, i 19 ricorrenti assistiti dagli avvocati Ferruccio Rovelli e Valentina Papandrea, entrambi del foro di Belluno. «La sentenza – spiega Ro- velli – è immediatamente esecutiva. L’Usl dovrà quin- di ottemperare, salvo non presenti ricorso». E il ricorso, a quanto pare, ci sarà. E non solo quello. Tace, invece, il consigliere regionale di Forza Italia, Dario Bond, interpellato per un parere su una vicenda che rischia di sbancare la sanità. E non è finita qui, perchè sul tappeto ci sarebbe un’altra vertenza per recuperare anche gli incentivi tra il 2008 e il 2013.

14 novembre 2014 

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