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Usl 6 e assunzioni. Corte dei conti avvia indagine. Alessandri: «Mancava personale. Cosa dovevo fare?»

Richiesta documentazione relativa alla gestione Alessandri. Nel mirino gli incarichi tra il 2008 e 2011 assegnati con provvedimenti «urgenti» per scongiurare il rischio di interruzione di pubblico servizio

Assunzioni fatte al San Bortolo per scongiurare il rischio di interruzione di pubblico servizio. La Corte dei conti di Venezia apre un procedimento chiamando in causa l’ex direttore generale dell’Ulss Antonio Alessandri, l’ex direttore amministrativo Caterina Dalla Zuanna, l’ex direttore sanitario Eugenio Fantuz, il direttore dei servizi sociali dello scorso e attuale mandato Paolo Fortuna, l’ex responsabile delle risorse umane Laura Moretti, e i componenti del collegio sindacale.

CHIARIMENTI. Gli interessati, per la verità, da Venezia non hanno ancora ricevuto alcuna comunicazione, ma non si può che intendere come avvio di indagine la richiesta pervenuta in questi giorni al dg Ermanno Angonese dalla Corte dei conti di “fornire per esigenze di giustizia i nominativi” dello stato maggiore, del capo del personale e dei revisori del passato quinquennio. Questo dopo che il 28 dicembre del 2012 la Corte dei conti aveva chiesto chiarimenti sulla questione e dopo che l’Ulss il 20 marzo di quest’anno ha spedito una dettagliata relazione. La stessa cosa l’organo veneto aveva chiesto sul presunto uso in eccesso, sempre negli anni scorsi, dello strumento “15-septies” per conferire incarichi apicali senza la normale trafila del concorso pubblico, che l’Ulss aveva utilizzato per una decina di dirigenti, ma, in questo caso, dopo i chiarimenti partiti da Vicenza, la Corte dei conti ha archiviato la pratica.

RESPONSABILI. Qui, invece, come detto, è giunta la richiesta di avere i nomi dei responsabili. Il contenzioso riguarda tutti i provvedimenti, approvati dalla direzione strategica e verificati dal collegio sindacale, con cui, in tre anni, nel 2008, nel 2009 e nel 2011, sono stati assunti decine di medici e operatori, ricorrendo alla formula della straordinarietà, giustificata, secondo la direzione aziendale, dalla dichiarata carenza di personale interno, per non provocare – questa appunto la motivazione addotta – la paralisi dei servizi sanitari all’interno dell’ospedale. L’intento della Corte è, quindi, di andare avanti con l’inchiesta, anche perché l’Ulss 6 è stata l’unica nel Veneto a ricorrere a tale formula, per capire se ci fossero davvero fondate ragioni di necessità estrema per questo genere di assunzioni eccezionali o se, invece, si sia trattata di una scorciatoia per aggirare il blocco delle assunzioni disposto dalla Regione e centrare il risultato senza la prescritta autorizzazione di Venezia.

 DANNO ERARIALE. In questo secondo scenario si potrebbe configurare l’ipotesi di danno erariale e, perciò, l’eventuale condanna a risarcire in solido l’amministrazione. La storia è lunga e tortuosa. Inizia ancora nel 2003, all’epoca del primo mandato-Alessandri. L’allora dg, successore a sorpresa di Antonio Petrella, si trovò in eredità un pesante buco di bilancio, (“una voragine” – dice) con la non gradevole (e non comoda) incombenza, nel piano di rientro ordinato dalla Regione, di dover licenziare in tronco ben 111 persone, fra dipendenti e consulenti. Le porte per nuove assunzioni si riaprirono soltanto nel 2007. Solo che la finanziaria di quell’anno imponeva rigorosamente di non discostare la pianta organica dai numeri del 2006. In poche parole ad Alessandri capitò di dover far marciare un ospedale come il San Bortolo con una dotazione considerata di sotto-organico. Quando, dunque, in alcuni reparti strategici cominciarono ad aprirsi falle per l’improvvisa defezione – pensionamenti, gravidanze, malattie, incidenti – del personale di ruolo, il dg, per risolvere la crisi superando il ferreo stop regionale alle assunzioni, iniziò a deliberare provvedimenti di emergenza, che sono, peraltro, previsti dall’ordinamento, e, pertanto legittimi, per tutte quelle situazioni contingenti che possono turbare la regolarità del servizio (con conseguenze, nell’ambito sanitario, per i pazienti).

LA QUERELLE. Circostanze, dunque, da dover sanare per non incorrere nel reato stabilito dall’articolo 331 del codice penale, ed evitare la minaccia di una denuncia alla procura. La querelle sta proprio qui. La Corte dei conti vuole, probabilmente, accertare se ci fossero davvero i presupposti e le condizioni per giustificare i provvedimenti.

L’ex direttore dell’Ulss 6 replica alle ipotesi della Corte dei Conti

Accuse formali ancora non ce ne sono. «Non mi è arrivata nessuna carta». La cosa potrebbe finire in una bolla di sapone, ma Antonio Alessandri non ci sta neppure ai sospetti, e difende con calore le scelte fatte. «Cosa avrei dovuto fare? Avevo oltre cento dipendenti in meno. Mi sono trovato con sette pediatre a casa in gravidanza. I bambini qualche ospedale vicino li mandava a noi, ma noi dove potevamo mandarli? C’era il pronto soccorso senza 4-5 medici, la patologia neonatale in difficoltà, lo stesso in cardiologia, nella ginecologia di Noventa, e in parecchi altri reparti. Potevo lasciare questi servizi scoperti, mettere a repentaglio partorienti, neonati, infartuati, pazienti di ogni genere? Si rischiava di andare in galera. Quante volte i sindacati mi hanno portato in prefettura per la carenza di infermieri? Non si possono dimenticare tanti episodi, tanti momenti di tensione». Ora, dunque, ci saranno da ricostruire molti passaggi della storia recente dell’ospedale, ma l’ex dg dice di non temere nulla: «Non ho rubato, non ho fatto furbate, non c’è stato il minimo interesse personale, ho solo assunto del personale per fare il bene della gente e tutelare il San Bortolo. Spero che siano solo richieste di chiarimenti, altrimenti ci difenderemo. E’ stato fatto tutto in assoluta trasparenza, fra l’altro anche risparmiando». A favore di Alessandri due elementi: i “suoi” bilanci non sono stati mai contestati dalla Regione, e da Venezia nei 10 anni del doppio mandato a Vicenza non ha mai ricevuto valutazioni negative sul proprio operato. Anzi il manager padovano tiene a precisare alcuni risultati. «Nel 2004 al San Bortolo il rapporto costi-produzione era in segno negativo del 10 per cento, lo scorso anno era appena del – 0,82. Ho fatto una riorganizzazione generale, togliendo 150 posti-letto, e rientrando sotto il tetto dell’organico con una gestione migliorativa oculata, non certo improvvisata».

Franco Pepe – Il Giornale di Vicenza – 2 agosto 2013

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