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Usl 9. Caso Bolzan, chiesti 4 milioni ai manager. Per la Corte dei conti non avrebbero verificato l’operato dell’impiegata

Sul caso Bolzan anche la Corte dei Conti presenta il conto, oltre che alla ex dipendente, anche ad altri quattro ex manager dell’azienda sanitaria trevigiana accusati di non aver verificato l’operato della Bolzan. Si tratta di Mario Po’, oggi all’Usl 12 di Venezia, del bellunese Roberto De Nes, Luca Del Ninno e Maria Francesca Orlando. A citarli è stata la Procura regionale della Corte dei Conti e la prossima udienza è fissata per il 15 gennaio.

A Po’ viene chiesto di risarcire 500.000 euro, a De Nes 1.700.000 circa, a Del Ninno1.200.000 euro circa e alla Orlando 877.000. La prima udienza è fissata per il prossimo 15 gennaio. La difesa dei manager coinvolti è una sola: «La Bolzan presentava dei falsi materiali, grazie al sistema informatico che era alterabile, per cui non potevamo scoprire quello che stava facendo». Una teoria che però non sembra convincere la Corte dei Conti soprattutto alla luce del fatto che, dato che era noto a tutti che il sistema informatico era perforabile, dai manager coinvolti ci si sarebbe dovuti aspettare uno sforzo di controllo in più che, invece, non si è mai verificato. Dopo la vergognosa voragine dei conti pubblici, emersa il 23 febbraio del 2009 quando Loredana Bolzan venne arrestata e Treviso scoprì che parte dei suoi soldi erano finiti ad amici e parenti della donna, finisce ora nel mirino chi non avrebbe fatto i necessari controlli per impedire l’ammanco. Se la vicenda penale si è chiusa con la condanna della donna a 11 anni e del suo «clan» a complessivi 14 anni e 6 mesi di carcere, si apre ora il capitolo contabile. Ora la Procura della Corte dei Conti ha chiesto il risarcimento a chi avrebbe dovuto effettuare controlli amministrativi dal 1996 al 2007 – anno in cui la Bolzan si è dimessa – e invece hanno omesso per colpa grave di eseguire le prescritte verifiche contabili. Non responsabilità penali, ma imperizia che riporta la gestione dell’azienda sanitaria al centro del ciclone. È stata ricostruita la filiera di comando, la piramide organizzativa dell’ente per stabilire a chi venissero consegnate le cartelle di pagamento fatte dall’impiegata, chi tenesse le fila del servizio, di mettesse la firma sugli atti che contribuivano a caratterizzare il bilancio dell’azienda sanitaria. La Bolzan, vale la pena ricordarlo, era l’assistente amministrativa degli uffici finanziari. E proprio lì avrebbe scoperto, costruito, sfruttato la sua miniera d’oro. E i posti chiave erano ricoperti proprio da Mario Po’ (ex capo servizio economico finanziario), Roberto De Nes (ex responsabile finanze e convenzioni) e Luca Del Ninno (ex dirigente economico-finanze): tutti a vario titolo e in varie fasi responsabili dell’operato di Loredana Bolzan dal 1997 al 2007.

Giorgio Barbieri – La Tribuna di Treviso – 16 maggio 2014 

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