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Usl, nozze pronte per la «Dolomiti». Il direttore: così le attese caleranno. Rasi Caldogno: «Dall’1 gennaio tanti vantaggi dalla fusione, più servizi»

Le due aziende sanitarie bellunesi hanno punti di forza simili e debolezze diverse, ma la sinergia dalla creazione dell’Usl unica «Dolomiti» (dall’1 gennaio prossimo) porterà una razionalizzazione che darà benefici agli utenti: parola del direttore generale (Dg) dell’Usl 1 e commissario dell’Usl 2 Adriano Rasi Caldogno, che anticipa la creazione di un Cup unico e l’estensione del servizio di guardia radiologica (già presente nell’azienda sanitaria bellunese) anche all’ospedale di Feltre. Le lastre fatte in un ospedale della rete provinciale potranno essere trasmesse in via telematica al «San Martino» per una interpretazione più rapida.

«La fusione porterà benefici nel medio periodo, sarà migliorato il servizio – spiega – Un Centro unico di prenotazione, per esempio, consentirà una gamma di scelta più ampia tra gli ospedali della rete: da gennaio si potrà scegliere la sede più vicina oppure decidere in altro modo».

Un paziente residente nel territorio dell’Usl feltrina, per esempio, potrà farsi visitare a Belluno in modo più agevole di prima, con un possibile taglio dei tempi d’attesa per un esame specifico. Allo stesso modo, un bellunese potrebbe scegliere l’ospedale di Feltre per beneficiare di una lista d’attesa più breve.

Un altro parametro potrebbe essere quello del grado di specializzazione. Uno studio della Scuola Superiore «Sant’Anna» di Pisa, valutando le performance delle aziende sanitarie di 11 Regioni italiane, ha evidenziato alcune particolarità della sanità bellunese. L’efficacia assistenziale nelle patologie croniche e il livello delle prestazioni nel settore materno-infantile, per esempio, ricevono punteggi più alti nell’azienda di Feltre, mentre l’Usl 1 ottiene risultati migliori nella copertura vaccinale e ha indicatori di performance migliori nell’appropriatezza chirurgica. Il costo sanitario pro-capite è molto più alto nell’azienda bellunese, anche a causa della dispersione demografica delle zone montane.

Secondo il Dg Rasi Caldogno, i dati elaborati dalla Scuola «Sant’Anna» darebbero un’immagine più nitida della sanità bellunese rispetto agli indicatori proposti dalle tradizionali classifiche sulla qualità della vita.

«In un caso, si nota che tra i parametri c’è anche il numero di posti-letto oncologici per mille abitanti, così siamo al 66° posto nel settore sanità – commenta – Gran parte delle prestazioni, però, vengono fatte a regime ambulatoriale e di day hospital, con l’obiettivo di arrivare alla cura domiciliare».

Andrea Zucco – Il Corriere del Veneto – 22 dicembre 2016

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