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Veneto al voto. Su sicurezza e legalità si giocheranno parte delle elezioni regionali. Ecco le proposte dei candidati alla presidenza della Regione

La grande sfida della sicurezza. Corruzione, microcriminalità. Profughi. In queste settimane il tema della legalità sta impegnando quotidianamente i candidati, in una gara che li vede talora sovrapporsi, raramente scontrarsi, più di frequente comiziare d’amore e d’accordo (d’altronde chi potrebbe sperare di conquistare un voto in più al grido: «Vogliamo città più insicure»?).

Le proposte dei candidati

Berti «Primo impegno: stretta anticorruzione». L’uomo del M5S: «Presenteremo anche in Regione il nostro pacchetto di norme»

«L’ immigrazione clandestina costituisce sicuramente un problema di legalità e sicurezza ed è frutto dei partiti che ci governano. Parlando di legalità poi, con quale faccia – si chiede Jacopo Berti del M5S – sono loro a proporre soluzioni, quando ormai li si va ad arrestare col pullman per quanti sono? Se mettiamo i ladri nelle istituzioni non stupiamoci di trovarceli in casa. Mettiamoci cittadini onesti. È l’unico modo per ripristinare sicurezza e legalità». Il nostro primo impegno una

Il primo impegno del M5S in consiglio regionale sarà proporre un pacchetto anticorruzione come quello elaborato dal senatore Cappelletti insieme al presidente Grasso. «Ormai tutti sappiamo – incalza Berti – di infiltrazioni mafiose in Veneto, soprattutto nella Verona amministrata da Tosi. Se il M5S sarà al governo della regione butteremo fuori dal Veneto, a calci nel sedere, la mafia e chi ce l’ha portata!».

Continuano intanto gli sbarchi sulle nostre coste, e aumenteranno esponenzialmente. «Un problema che va gestito. Peccato che i partiti, anche quelli meno favorevoli all’accoglienza, lo hanno fatto a scopo di lucro. Hanno guadagnato illegalmente dall’immigrazione. In questo sono paragonabili esattamente agli sfruttatori armati delle carrette del mare. Il M5S è l’unica forza politica ad avere la libertà di prendere decisioni nell’interesse del popolo, sui temi di immigrazione e sicurezza. Oggi l’Italia è costretta ad accogliere ogni immigrato che mette piede sul suolo italiano a causa del Regolamento di Dublino III, un trattato europeo ratificato da Pd, Forza Italia e dalla stessa Lega Nord. Questa è realtà, il resto è solo propaganda». Ci vuole l’esercito? «A oggi l’80% delle organizzazioni terroristiche sono state neutralizzate grazie alla creazione di un processo politico intelligente e condiviso e appena il 7% con l’uso della forza. La risposta non può essere militare, questi numeri lo dimostrano chiaramente. Lo stesso vale per la propaganda di stampo militare fatta dal ministro Pinotti e dalla Lega, anche nella nostra regione».

Moretti: «In Regione il garante della legalità» La candidata del centrosinistra: «E’ evidente che oggi non è un modello di trasparenza»

«Saremo come i sindaci delle città capoluogo: incontreremo i vertici delle forze dell’ordine una volta la settimana. L’idea è istituire anche a livello regionale un comitato regionale per l’ordine e la sicurezza. A differenza di quanto accaduto negli ultimi anni, aumenteranno i fondi a favore delle forze dell’ordine e contemporaneamente i bandi regionali per essere al fianco di cittadini e commercianti che vogliono contribuire alla sicurezza. Non lasceremo più soli i sindaci nella lotta al degrado».

Alessandra Moretti presenta le sue proposte relative alla legalità. «Una volta al mese incontrerò questori e prefetti di tutte le Province , il coordinamento di Anci Veneto e i sindaci delle città sopra i 20mila abitanti – annuncia la candidata – In quella sede metteremo a punto adeguate strategie». Moretti si impegna poi a effettuare una ricognizione sui mezzi a disposizione delle forze dell’ordine. «Siamo pronti a inserire subito a bilancio 2 milioni di euro per l’acquisto di equipaggiamenti – continua – L’obiettivo è portare questo tipo di finanziamento a 10 milioni nel 2020». Necessario predisporre un maxi-bando per l’installazione di telecamere a circuito chiuso e per progetti di innovazione tecnologica sulla sicurezza. A questo proposito l’intenzione è di accantonare un altro fondo di 2 milioni. «Interverremo infine per riparare i danni all’arredo urbano. In un ambiente degradato è più facile che esploda la microcriminalità».

Capitolo profughi. «I migranti fuggono da guerre e carestie, teniamolo sempre a mente. Se tutti i 579 Comuni veneti li accogliessero ce ne sarebbero al massimo cinque per paese. L’amministrazione regionale preferisce invece strumentalizzare l’argomento e scaricare le proprie responsabilità». E la corruzione? «E’ evidente che la nostra Regione non rappresenta un modello di trasparenza e legalità. Da parte nostra abbiamo elaborato una proposta semplice ed efficace: istituiremo una figura autonoma e indipendente, il garante per la legalità. Lavorerà con un proprio staff e verrà individuato con un voto del consiglio a maggioranza qualificata».

Tosi «Strade sicure, il modello è Verona» Il centrista su chi delinque: «Modificare le norme per consentire le espulsioni» «Uno degli aspetti dell’attuale emergenza sicurezza è quello degli sbarchi di centinaia e migliaia di persone verso il nostro Paese dalla Libia. La gran parte di chi arriva non fugge da scenari di guerra o persecuzione ma, come dimostrano i dati delle Prefetture, approfitta del caos libico per provare ad arrivare in Italia. Rischiano la vita. Ma in Italia non c’è casa né lavoro neanche per tutti i cittadini italiani».

E’ da queste premesse che inizia il ragionamento sulla sicurezza Flavio Tosi, candidato con una coalizione di centristi dopo lo strappo con la Lega. «Serve un intervento a livello internazionale da parte del Governo italiano per la stabilizzazione della Libia – incalza – mentre a livello territoriale bisogna continuare a far presente che il nostro territorio non ha capacità di ulteriore ospitalità».

L’altro fronte che propone il sindaco di Verona è quello legato ai cittadini comunitari che si comportano scorrettamente o illegalmente. «Oggi l’Italia ha un sistema normativo che di fatto rende impossibile il loro allontanamento, occorre modificare le norme per consentirne l’espulsione», dice. «La Regione, quanto a politiche per la sicurezza del territorio, aveva prima aperto la scuola di Polizia municipale, per poi farne cessare l’attività, e nell’ultimo bilancio approvato qualche settimana fa la Giunta regionale aveva inizialmente stanziato la cifra ridicola di 60 mila euro per la sicurezza del territorio, investimento che grazie ad un emendamento di Area Popolare è stato portato a 5 milioni di euro: evidentemente i soldi c’erano, serviva solo la volontà che la coalizione che mi sostiene ha dimostrato di avere».

Per quanto riguarda il tema della sicurezza urbana «Verona è l’esempio di quello che si può fare concretamente a livello territoriale», dice. «Negli ultimi anni abbiamo aumentato il numero degli agenti della Polizia Municipale, incrementato le telecamere, messo in rete le centrali operative delle Forze dell’ordine perché possano agire in maniera coordinata, previsto investimenti tecnologici per strumentazioni che consentono di controllare veicoli rubati o senza assicurazione e siamo stati l’unica città non capoluogo ad aderire all’operazione “Strade sicure” per avere pattuglie di militari sulle strade».

Zaia «Sicurezza, investiti 64 milioni» Il leghista: «L’esercito scenda in strada». E sulle grandi opere: Cantone le certifichi

 «I l tema della sicurezza è molto sentito dai cittadini ma anche dalle Istituzioni. Pur non avendo alcuna competenza in materia, con l’ordine pubblico e la lotta alla criminalità interamente demandata al Ministero dell’Interno e quindi al Governo, e a fronte di inesistenti finanziamenti statali (dal 2004), la Regione ha autofinanziato con 64 milioni di euro in 10 anni (12milioni negli ultimi 5) investimenti in questo specifico settore». Luca Zaia, governatore uscente della Lega Nord, ribadisce le priorità di spesa: i soldi sono stati investiti in apparati tecnologici e telecamere. Bastano? «Certamente no», precisa. «Sono un aiuto per i controlli delle forze dell’ordine ma non la soluzione al problema. Lo spiegamento di forze oggi messo in campo non è sufficiente a coprire tutte le esigenze del territorio. E’ per questo che sostengo la necessità che l’esercito possa uscire dalle caserme per scendere in strada ed affiancare le forze dell’ordine». E poi, ancora, la rinnovata richiesta di «più mezzi e più uomini per le forze dell’ordine. Il Veneto lascia 21 miliardi a Roma come residuo fiscale attivo: che ne restituiscano ai territori almeno un po’ in sicurezza».

Su questo si innesta anche il problema dell’immigrazione. «Il Veneto è la regione che ospita già 514 mila immigrati regolari, la terza in Italia per quantità, che contribuiscono al 10% del Pil regionale, lavorano, sono integrati, i loro figli spesso parlano veneto», dice Zaia. «Questa è l’immigrazione che vogliamo. Peraltro, di questi regolari ben 40 mila sono disoccupati: di loro, come dei veneti, bisogna occuparsi».

Infine il tema della legalità, delle indagini e delle inchieste della magistratura. «Tanti sono stati colpiti, di ogni colore politico, ma nessuno – dice il governatore uscente- della Lega. Andiamo avanti con le mani pulite e a testa alta. Il rischio che corriamo però è che per timore si blocchino le opere. E’ per questo che ho invitato il Commissario Cantone a venire in Veneto a certificare con urgenza le nostre opere e a farne un laboratorio sperimentale di legalità affinché, ottenuto il suo via libera, si possa procedere speditamente».

Il Corriere del Veneto – 21 aprile 2015 

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