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    Veneto, aumenta la povertà. «Manca un piano regionale»

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche17 Ottobre 2011Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Tra il 2009 e il 2010 nel Veneto l’incidenza della povertà relativa è passata dal 4,4% al 5,5%, registrando un significativo incremento. È quanto emerge dal nuovo rapporto Caritas-Zancan su povertà ed esclusione sociale in Italia: «Poveri di diritti», presentato oggi a Roma.

    Se la povertà a livello regionale è rimasta sempre al di sotto dei valori riferiti all’Italia e a quelli relativi alle regioni del Nord, nel 2010 si è verificata una inversione di tendenza: il valore del Veneto è superiore a quello medio del Nord.

    Nel 2010 la povertà ha interessato circa 100 mila famiglie e 250 mila persone. Il Rapporto 2011 propone un’analisi della spesa dei comuni per la povertà e il disagio economico. In vista del nuovo assetto federalista, che prevede un riequilibrio delle risorse e il superamento delle divergenze territoriali, diventa fondamentale avere chiaro il quadro della situazione per capire dove intervenire.

    I comuni del Veneto, e le altre istituzioni pubbliche delegate a gestire i servizi sociali, destinano più di un terzo (36%) della loro spesa sociale per sostenere le persone e le famiglie in difficoltà economica e quelle povere. Nel 2004 erano 146 milioni di euro (pari a 31 euro per abitante), nel 2005 quasi 181 milioni di euro (38 euro pro capite), nel 2006 poco più di 176 milioni (37 euro per abitante), 159 milioni nel 2007 e 195 nel 2008 (ultimo dato disponibile), pari a 40 euro pro capite.

    La spesa a sostegno delle persone e famiglie con disagio economico ha registrato un trend crescente tra il 2004 e il 2006, un calo significativo nel 2007 (-14%) e un incremento altrettanto significativo (+26%) nel 2008, toccando il massimo del periodo considerato, 163 milioni di euro, 33,51 euro per abitante.

    La spesa destinata in modo specifico ai poveri negli ultimi 5 anni è rimasta stabile in termini di incidenza sulla spesa sociale complessiva, attestandosi sul 6%. Tra chi vive in una condizione di disagio e di povertà, ci sono dei gruppi che sono più supportati e altri meno. La spesa per contrastare il disagio economico, in tutti i 5 anni considerati, è destinata soprattutto ad anziani, famiglie e minori e disabili. Nel 2008 a questi 3 gruppi è stata destinata il 77% della spesa per il disagio economico. Dalla ricerca emerge come la spesa comunale non è omogenea all’interno del territorio regionale.

    Nei cinque anni considerati, tra la spesa minima provinciale e quella massima c’è sempre un rapporto di 1 a 3. Nel 2008, la spesa per abitante varia tra 20,66 euro dei comuni del bellunese e 63,50 euro dei comuni veneziani. Non ci sono differenze solo nel valore pro capite, ma anche nell’incidenza sul totale della spesa sociale. Questa varia tra il 22% del bellunese e il 51% dei comuni della provincia di Padova. È una crisi che non ha più riguardi per la geografia – commenta il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato – e che anche a Nord, anzi a Nordest, semina vittime e paura.

    Costringe i comuni a destinare il 36% della spesa per assistenza sociale all’emergenza e non all’aiuto che sarebbe necessario per ridurre la povertà. Si fa quello che si può, senza una strategia condivisa e proprio per questo, secondo Vecchiato, i risultati non si vedono.

    «Lo abbiamo visto con l’emergenza causata dalla piena dei fiumi – rileva – e tutto si ripete con la piena della povertà e della miseria che assedia 100 mila famiglie e 250 mila persone, le loro amministrazioni locali, un sistema economico che lascia lungo la strada troppi disoccupati. In questa emergenza i comuni destinano 200 milioni di euro su 539 milioni disponibili, con differenze enormi nell’impegno: si va da 21 euro pro capite a 63,5 euro pro capite, come se a questi valori corrispondesse il triplo di povertà in certi territori, ma non è così».

    Per Vecchiato, è la misura dell’incapacità a condividere una strategia, a portarla avanti con determinazione. «Servirebbe un piano regionale di lotta alla povertà, la Regione potrebbe condividerlo con le amministrazioni locali, ma si farà? Non è da oggi – conclude – che il rapporto povertà dice questo, ma resta inascoltato, pur offrendo i fondamentali economici per costruirlo».

    larena.it – 17 ottobre 2011

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