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Veneto. Cala la notte sul bilancio. Tra liti e soldi a pioggia una manovra elettorale da 50 milioni di euro. A mezzanotte consiglieri ancora barricati in aula

Alcuni, schiettamente, lo bollano come «un indegno marchettone elettorale». Altri, più pudicamente, preferiscono definirlo «un soccorso ai Comuni dissanguati e allo stremo». Certo è che un bilancio così, in consiglio regionale, non si era mai visto.

In ritardo di quattro mesi rispetto ai limiti di legge (fissati al 31 dicembre ma si sa che in Italia valgono quel che valgono), stiracchiato da destra e da sinistra per tredici estenuanti sedute, rimaneggiato decine di volte dall’assessore di reparto Roberto Ciambetti e dai suoi tecnici, lo abbiamo lasciato quand’era scesa la notte ormai ad un passo dall’approvazione.

Una giornata surreale, quella di ieri. La seduta, convocata per le 11, è stata infatti prima rinviata alle 11.38, poi alle 12.13, poi alle 15.14, poi alle 18.46, quando Pietrangelo Pettenò della Sinistra, per protesta, ha prima montato una tenda da campeggio al centro dell’emiciclo (aiutato per competenza dall’assessore al Turismo Marino Finozzi) e poi si è infilato in un sacco a pelo, alzando cartelli con le scritte «AAA maggioranza cercasi» e «I veneti vogliono il bilancio». L’ultimo, definitivo aggiornamento è stato per le 22, così da permettere ai consiglieri di cenare con tranquillità e in qualche caso perfino di raggiungere in fretta e furia alcuni «irrinunciabili» appuntamenti elettorali, mentre i dirigenti del Bilancio tentavano di mettere in bella copia gli spostamenti concordati per l’intero pomeriggio dai capigruppo, in particolare quelli della (fu) maggioranza. Perché proprio qui sta la ragione del trascinarsi di un bilancio che dovrebbe essere «di previsione», e cioè nell’implosione della coalizione capitanata da Luca Zaia che, approdata a Venezia sotto due vessilli, quelli della Lega e del Pdl, ora è dilaniata tra leghisti, ex leghisti indipendentisti, tosiani, neo-zaiani, alfaniani, fittiani, forzisti ex An, forzisti berlusconiani che per giorni si sono scannati per riuscire a strappare i soldi da dirottare su quella scuola, quella parrocchia, quella strada. Per poi subito rilanciare su Facebook: «Grazie anche al mio voto, è appena stato approvato l’emendamento che dà 30 mila euro a…». A menare le danze, in particolare, sono stati fittiani, tosiani e alfaniani che, già espulsi dalla squadra che il 31 maggio proverà a far rieleggere Zaia, comprensibilmente hanno tentato di massimizzare l’ultimo risultato utile, terrorizzando lo stremato Ciambetti che a sera si aggirava per Palazzo Ferro Fini rifiutandosi di rivelare anche solo mezzo numero: «Un errore e qui salta tutto. Di nuovo». Certo, se il bilancio si fosse chiuso nei tempi giusti si sarebbe evitato di discutere il più importante provvedimento dell’anno a campagna elettorale bell’e che avviata e per di più con le faide nei partiti in pieno svolgimento, ma tant’è. Quel che ne è uscito è un maxi emendamento di 11 pagine, per all’incirca 250 interventi puntuali, puntualissimi, frazione per frazione, cantierabili entro la fine dell’anno, che di sicuro faranno la gioia dei Comuni ricadenti nei collegi dei consiglieri, che così potranno tamponare con i denari della Regione le falle provocate dai continui tagli di Roma (si veda l’articolo nella pagina accanto). Complessivamente, su un bilancio di oltre 12 miliardi, sono stati spostati 50 milioni: 34 per gli investimenti e 16 per la spesa corrente. Tra le voci principali, 5 milioni andranno alla formazione, 9 milioni ad alcune piste ciclabili (nel Bellunese soprattutto), 5 milioni alla manutenzione delle spiagge e lo smaltimento dei rifiuti portati dal mare, 1 milione è stato stanziato per la pesca, 700 mila euro per alcuni progetti a favore dei diabetici (capofila l’Usl di Verona) e 800 mila euro per la pediatria di Padova. A tarda sera era in bilico il finanziamento della terza tranche da 50 milioni per il nuovo ospedale della città del Santo (più no che sì) mentre sembrava ragionevolmente certo lo spostamento di 30 milioni a favore della statale 10, la Padana Inferiore.

A riprova della fiducia maturata nel corso del dibattito tra i consiglieri di maggioranza, il maxi emendamento non è stato scritto sotto forma di tabella, come al solito, con l’attribuzione di extra budget generici agli assessori (che a loro volta erano soliti promettere la puntuale esecuzione della richiesta), bensì sotto forma di commi all’articolato, con indicazione nero su bianco dei beneficiari, così che l’aiuto al Comune (o la marchetta, a seconda della ricostruzione a cui si vuole aderire) abbia «forza di legge». In mattinata, peraltro, era stato dato il via libera a 2 milioni per sostenere l’autonomia di Belluno, 1,5 milioni per le ciclabili lungo le ferrovie dismesse e altrettanti per lo smaltimento dell’amianto negli edifici pubblici del Veneto. Un contributo straordinario di 200 mila euro è stato invece assegnato a Edilizia Canalgrande per la conservazione di palazzo Gussoni, sede del Tar del Veneto.

A questo punto, resta un dubbio soltanto: la legislatura può considerarsi chiusa qui oppure i consiglieri meditano di inerpicarsi in una nuova, ardita seduta per condurre in porto le ultime leggi in agenda, da quella sullo sport a quella per l’editoria?

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 10 aprile 2015 

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