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Veneto. I quattro candidati. Primo confronto a Porta a Porta. I sondaggi accendono la campagna elettorale. Moretti è testa a testa con Zaia?

Sono ad un’incollatura. O almeno così dicono i sondaggisti di fiducia di Bruno Vespa, Antonio Noto di Ipr Marketing e Michela Morizzo di Tecnè. A dividere Luca Zaia e Alessandra Moretti, ospiti ieri sera di Porta a Porta con Flavio Tosi e Jacopo Berti per il primo (e probabilmente ultimo) confronto tivù tra i candidati alla presidenza del Veneto, ci sarebbe un esile 0,5% che sale al massimo al 2%: 38-39% Zaia e 37,5-37% Moretti.

Il governatore scruta il maxi schermo Rai, poi alza un sopracciglio: «Io ho dati diversi». E sciorina a memoria una ricerca Swg di venerdì scorso che, pur confermandolo attorno al 40%, fa sprofondare la sua principale avversaria al 28-30%, mentre Tosi viene dato da tutti tra l’11 e il 12% e Berti (M5S) tra il 10 e l’11%. «Le vostre rilevazioni – continua Zaia – non tengono conto degli altri possibili candidati (come l’indipendentista Alessio Morosin, furioso per non essere stato invitato da Vespa, ndr) ma non mi preoccupo, anzi, in un certo senso questo testa a testa mi fa gioco, i miei correranno ancora più determinati».

In campagna elettorale, si sa, i sondaggi finiscono per avere il sapore del calciomercato, e gli stessi Noto e Morizzo precisano che «a due mesi dal voto tutto può succedere», anche perché gli incerti veleggiano al 33% e «in questo momento le beghe di partito influenzano gli intervistati più dei programmi». Ne è convinto anche Tosi, che postilla: «Proprio lì si deciderà la partita. Con un’astensione come quella che abbiamo visto alle Regionali in Emilia Romagna la differenza la farà chi riuscirà a portare la gente a votare». A proposito del sindaco di Verona: Ipr e Tecnè hanno anche chiesto agli elettori della Lega da quale parte si schiereranno il 31 maggio, se con lui o col governatore. Ebbene, i dati collimano quasi alla perfezione: un elettore su tre sceglierà Tosi, gli altri resteranno fedeli al partito (e c’è da star sicuri che a incidere sia il «voto utile», ossia quello di quanti, pur parteggiando per il sindaco, non vogliono correre il rischio che a vincere sia Moretti).

Curioso pure il fatto che un leghista su due confidi ancora nella possibilità che tra «Flavio» e il Carroccio possa esserci una ricucitura. La speranza è sempre l’ultima a morire. Lo scontro fratricida tra i due «acerrimi amici», comunque, è uno degli elementi chiave del voto tanto che, spiega Noto, «la somma delle loro civiche finirà per oscurare, e di parecchio, il risultato della Lega».

Quanto al dibattito tivù nella cornice della «terza Camera» italiana, allestita con una plastica divisione tra «la maggioranza» Tosi-Moretti e «l’opposizione» Zaia-Berti (Vespa, nel mezzo a mo’ di arbitro, si è rivolto per tutto il tempo al sindaco di Verona come se fosse organico a Ncd, fino a costringerlo a precisare: «Il mio è un progetto di centro ma civico»), questo è stato viziato dall’impronta nazionale della trasmissione, come ha ammesso lo stesso Vespa: «E’ evidente che qui non parleremo dei programmi per il Veneto, non è la sede». Con un’unica eccezione, la sicurezza, su cui si è però registrata una convergenza da sbadiglio.

Tutti vogliono l’inasprimento delle pene, la certezza che i criminali restino in carcere, la fine degli sbarchi di massa con controlli più severi sulle coste libiche, l’esercito sulle strade, più soldi alle forze dell’ordine. Vien da chiedersi chi mai potrebbe dire il contrario.

Menzione a parte, se non altro perché si è chiamato fuori dal coro (finendo però pure un po’ fuori tema) per Berti, che rivolgendosi al «dottor Vespa» è sbottato: «Ma come facciamo a stupirci dei ladri sulle strade, se le istituzioni per prime ne sono piene? Chi mi sta di fronte ormai fa a gara a chi ne ha di più… In Veneto il reato più pericoloso è la corruzione e questo non lo dico io ma il procuratore generale della Corte d’appello di Venezia. E’ un male endemico».

E qui veniamo all’altro momento clou del confronto, dopo i sondaggi, e cioè la litigata senza precedenti (anche perché mai i due si erano incrociati prima, a dire il vero) tra Moretti e Zaia sull’inchiesta del Mose. Ad aprire le ostilità è stata la candidata del Pd, apparsa molto battagliera, a tratti pure un po’ troppo concitata: «La giunta Zaia è stata interessata da fenomeni pesantissimi di corruzione e mi riferisco all’arresto di Galan, di cui Zaia è stato il vice, e a quello di Chisso, che al momento dell’inchiesta era ancora assessore a Palazzo Balbi. Sta alla politica, e cioè a noi, fermare persone così e rimediare a paradossi come quello che vede un ex presidente che, dopo essersi intascato 20 milioni, ne restituisce 2 e mezzo e sconta la sua pena in una villa faraonica pagata coi soldi nostri. Il governo Renzi l’ha fatto: d’ora in avanti chi patteggia dovrà restituire tutto, fino all’ultimo centesimo».

Il governatore Zaia, che dice di essersi imposto una campagna «gandhiana», oltre che low cost, una campagna «del sorriso», il sorriso l’ha perso subito. «Guardi Vespa, questo è un refrain che sento da troppo tempo. Nell’inchiesta del 4 giungo 2014 – ha scandito Zaia – il mio partito non è stato coinvolto e io non sono stato coinvolto. Anzi, se uno si legge le 800 pagine dell’indagine vede che io passo come il guastafeste. Perché Moretti non ci parla invece del sindaco di Venezia o dell’ex capogruppo del Pd, loro sì coinvolti? Non accetto lezioni su questo argomento».

Moretti: «Ma eri il vice di Galan!». Zaia: «Non ho avuto neppure un avviso di garanzia». Moretti: «Dovevi vigilare». Zaia: «Ma se ero assessore all’Agricoltura, come facevo a vigilare sul presidente, dai! L’indagine è durata 5 anni, ha coinvolto i tuoi, dov’eri tu?». Moretti: «Gliel’ho detto io a Orsoni di dimettersi (sic), gliel’abbiamo detto io e Renzi di fare un passo indietro». Zaia: «Avete sostenuto che non era iscritto al Pd, altro che. Ma ti hanno detto di venire in trasmissione a dire ‘ste robe qua? Te l’hanno detto?». Moretti: «Nessuno mi dice di dire niente, tu sì, invece, ti sei fatto commissariare da Salvini!». Zaia: «Ma occupati dei guai in casa tua, va!».

La situazione stava precipitando, Vespa pareva più divertito che preoccupato, e chi è intervenuto a fare da paciere? Tosi. «E’ un errore dire che le colpe di Chisso ricadono su Zaia ed è un errore dire che le colpe di Orsoni ricadono sul Pd. La responsabilità penale è personale, non scordiamocelo». Che poi è quel che Tosi ha sempre ripetuto a proposito della condanna a 5 anni del suo ex vicesindaco, Vito Giacino, vicenda che gli è stata prontamente ricordata da Berti. L’alfiere pentastellato, d’altra parte, sul tema ha mazzuolato a destra e a manca, senza pietà. E all’uscita, dietro le quinte, prima d’infilarsi in ascensore, ha rivelato con un sussurro: «Fonti certe mi dicono che Tosi ha già fatto un accordo con Renzi. Se riesce a far perdere Zaia per lui è già pronto un ministero».

Letti i sondaggi, stiamo a vedere.

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 2 aprile 2015 

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